Argento, crollo del 54% dai massimi. È arrivato il momento del rimbalzo?

Gerardo Marciano

20 Luglio 2026 - 20:13

L’argento ha perso quasi il 54% dal picco, ma alcuni analisti vedono un recupero fino a 70 dollari. Supporti, resistenze e scenari da monitorare.

Ci sono mercati che per mesi sembrano capaci di ignorare qualsiasi limite. Le quotazioni continuano a salire, ogni arretramento viene rapidamente riassorbito e chi resta fuori osserva il movimento con la sensazione di avere perso un’occasione irripetibile.

Poi, quasi sempre senza un passaggio ordinato, cambia tutto. La volatilità aumenta, i livelli che sembravano solidi vengono attraversati con facilità e le stesse ragioni utilizzate per giustificare il rialzo non appaiono più sufficienti a sostenere i prezzi.

È in questi momenti che diventa più difficile distinguere una semplice correzione da un cambiamento strutturale. I grafici iniziano a mandare segnali contrastanti, le previsioni degli analisti si allontanano dai prezzi correnti e ogni rimbalzo può essere interpretato tanto come una ripartenza quanto come una pausa prima di una nuova discesa.

Argento a 56 dollari: il mercato cerca un equilibrio

Alla chiusura del 17 luglio 2026, l’argento spot si trovava in prossimità di 56,06 dollari l’oncia. La quotazione rappresenta il punto di partenza per valutare sia i principali livelli tecnici sia gli obiettivi formulati nelle settimane più recenti dagli analisti.

Il ribasso non dipende da un solo fattore. La forza del dollaro tende a penalizzare le materie prime denominate nella valuta statunitense, perché ne aumenta il costo per gli investitori che utilizzano altre divise. Allo stesso tempo, rendimenti obbligazionari più elevati riducono l’attrattività dei metalli preziosi, che non distribuiscono cedole o interessi.

A queste dinamiche si aggiunge l’incertezza sulla politica monetaria americana. Le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi energetici hanno riacceso le preoccupazioni sull’inflazione, rendendo meno probabile un rapido allentamento delle condizioni monetarie. Per l’argento si tratta di un elemento rilevante, perché una parte importante della domanda finanziaria dipende proprio dalle aspettative sui tassi reali e sull’andamento del dollaro.

Rispetto all’oro, tuttavia, l’argento presenta una caratteristica aggiuntiva: è anche una materia prima industriale. Una parte rilevante della domanda deriva da applicazioni produttive. Il metallo viene impiegato nell’elettronica, nel fotovoltaico, nell’industria automobilistica e in numerose tecnologie legate alla transizione energetica.

Questa doppia natura può amplificare i movimenti. Quando crescono contemporaneamente la domanda industriale e l’interesse per i beni rifugio, l’argento può sovraperformare. Quando, invece, aumentano i timori di rallentamento economico e diminuisce la domanda degli investitori, il metallo può subire pressioni maggiori rispetto all’oro.

Quanto ha guadagnato e perso l’argento

Per comprendere l’intensità del movimento è utile osservare l’andamento su diversi orizzonti temporali.

Rispetto ai 78,72 dollari registrati il 17 aprile 2026, la quotazione di 56,06 dollari implica una perdita a tre mesi di circa il 28,8%. In appena un trimestre, quindi, il metallo ha restituito quasi un terzo del proprio valore.

Il bilancio a sei mesi è ancora più negativo. Il 16 gennaio 2026, ultima seduta disponibile vicina al confronto semestrale, l’argento aveva chiuso a 91,39 dollari. Da quel livello la flessione è pari a circa il 38,7%.

La fotografia cambia completamente allargando l’orizzonte a dodici mesi. Il 17 luglio 2025 l’argento valeva circa 37,90 dollari l’oncia. Nonostante il forte ribasso degli ultimi mesi, la performance annuale rimane quindi positiva per circa il 47,9%.

Il dato mostra con chiarezza la straordinaria volatilità del mercato. Chi ha acquistato un anno fa conserva ancora un guadagno molto consistente, mentre chi è entrato nei primi mesi del 2026 si trova a fronteggiare perdite profonde.

Ancora più impressionante è il confronto con il massimo storico. Il 29 gennaio 2026 l’argento aveva raggiunto un picco intraday di circa 121,60 dollari l’oncia. Da quel livello, la quotazione è scesa del 53,9%. In meno di sei mesi il metallo ha quindi più che dimezzato il proprio valore.

Il segnale tecnico che preoccupa gli analisti

Il quadro grafico rimane debole. Il prezzo si trova sotto le principali medie mobili a 50, 100 e 200 giorni e continua a muoversi all’interno di un canale discendente. Ciò significa che, nonostante alcuni tentativi di recupero, la successione dei massimi e dei minimi continua a indicare una prevalenza dei venditori.

Il segnale più significativo è rappresentato dal cosiddetto Death Cross. Questa configurazione si verifica quando la media mobile a 50 giorni scende sotto quella a 200 giorni. Non garantisce automaticamente nuovi ribassi, ma segnala che la tendenza di breve e medio periodo si è deteriorata.

StoneX ha evidenziato proprio questo elemento nella propria analisi pubblicata il 13 luglio. La società ritiene che i rischi rimangano orientati verso il basso finché non emergeranno condizioni più favorevoli sul fronte dei tassi, della crescita economica e delle tensioni internazionali.

Anche gli indicatori di momentum suggeriscono prudenza. L’indice RSI si trova intorno a 39 punti. Il valore segnala una condizione di debolezza, ma non ancora un vero e proprio ipervenduto estremo. In altri termini, il prezzo è sceso molto, ma gli indicatori non escludono un’ulteriore fase negativa.

Il MACD sta invece mostrando un graduale miglioramento. La perdita di forza del movimento ribassista potrebbe anticipare un periodo di stabilizzazione, ma il segnale non è ancora sufficiente per parlare di inversione. Un mercato può infatti smettere temporaneamente di scendere senza avviare immediatamente una nuova fase rialzista.

I supporti da non perdere

Il primo livello da osservare si colloca tra 55,50 e 55,60 dollari. Rispetto alla quotazione di 56,06 dollari del 17 luglio, la distanza è di circa l’1%. Si tratta di un’area importante perché coincide con i minimi più recenti e con una zona nella quale il mercato ha già mostrato una certa capacità di reazione.

Una chiusura giornaliera nettamente inferiore a questo livello aumenterebbe il rischio di una prosecuzione del ribasso verso 54,39 dollari. Tale obiettivo si trova circa il 3% sotto la quotazione di riferimento e corrisponde a una precedente area di massimo che potrebbe ora funzionare da supporto.

Al di sotto di 54,39 dollari, il livello psicologico dei 50 dollari tornerebbe al centro dell’attenzione. La flessione rispetto ai 56,06 dollari sarebbe pari a circa il 10,8%. In caso di ulteriore deterioramento, il limite inferiore del canale discendente potrebbe condurre il prezzo verso 48,50 dollari, con una perdita complessiva nell’ordine del 13,5%.

La tenuta dell’area compresa tra 55 e 56 dollari è quindi fondamentale. Non è sufficiente, però, che il prezzo difenda un supporto per trasformare automaticamente la struttura del mercato da ribassista a rialzista.

Le resistenze necessarie per cambiare scenario

Il primo ostacolo si trova a 60 dollari. Il superamento di questa soglia richiederebbe un recupero di circa il 7% rispetto alla quotazione del 17 luglio. Un ritorno stabile sopra questo livello rappresenterebbe un primo segnale di normalizzazione, ma non sarebbe ancora sufficiente per decretare la fine della correzione.

L’area più importante si colloca tra 62,50 e 63,30 dollari. Per raggiungerla sarebbe necessario un rialzo compreso tra l’11,5% e il 12,9%. Soltanto il superamento di questa fascia renderebbe più credibile l’ipotesi di inversione del trend di breve periodo.

La vera prova si troverebbe però tra 69,35 e 70,42 dollari, dove transitano le medie mobili a 50 e 200 giorni. Rispetto ai 56,06 dollari, il rialzo richiesto sarebbe compreso tra il 23,7% e il 25,6%.

Un eventuale ritorno sopra quest’area avrebbe un valore tecnico molto più significativo, perché consentirebbe all’argento di recuperare le medie che attualmente confermano la struttura ribassista. Più in alto, la media mobile a 100 giorni, collocata intorno a 73,56 dollari, rappresenterebbe un’ulteriore resistenza.

Le nuove previsioni di ING

Le indicazioni degli analisti pubblicate nell’ultimo mese mostrano un orientamento generalmente più positivo rispetto al quadro tecnico, ma anche una crescente prudenza.

Il 24 giugno ING aveva indicato una quotazione media di 68 dollari per il terzo trimestre 2026 e di 74 dollari per il quarto trimestre. Rispetto al prezzo di 56,06 dollari del 17 luglio, i due valori avrebbero implicato potenziali rialzi rispettivamente del 21,3% e del 32%.

Le previsioni pubblicate successivamente, e aggiornate al 14 luglio, sono però sensibilmente più contenute. Per il terzo trimestre 2026 ING indica ora un prezzo medio di 60 dollari, corrispondente a un incremento potenziale del 7% rispetto alla quotazione di riferimento.

Per il quarto trimestre la stima sale a 61 dollari, con una differenza positiva dell’8,8%. Per il primo trimestre 2027 l’obiettivo è di 62 dollari, pari a un potenziale apprezzamento del 10,6%, mentre per il secondo trimestre 2027 la previsione raggiunge 65 dollari, circa il 16% sopra il prezzo del 17 luglio.

La revisione delle stime è significativa. ING continua a prevedere un recupero, ma non si attende più un ritorno rapido verso i massimi osservati nella prima parte dell’anno. La banca considera negativi il dollaro forte, i rendimenti elevati e la minore domanda finanziaria. Segnala inoltre che l’industria fotovoltaica sta riducendo progressivamente la quantità di argento impiegata in ogni pannello.

WisdomTree vede ancora quota 70 dollari

Più ottimista, pur con diverse cautele, è la previsione formulata da WisdomTree il 14 luglio. Nitesh Shah, responsabile della ricerca sulle materie prime e sulla macroeconomia per WisdomTree Europe, ritiene possibile un ritorno dell’argento verso 70 dollari entro il secondo trimestre del 2027.

Rispetto ai 56,06 dollari del 17 luglio, il potenziale teorico sarebbe pari a circa il 24,9%. La previsione presuppone che l’oro continui a fornire sostegno all’intero comparto dei metalli preziosi.

WisdomTree non si attende però una corsa priva di ostacoli. Tra i fattori che potrebbero frenare il recupero vengono indicati la minore domanda cinese nel settore fotovoltaico, la riduzione della quantità di metallo utilizzata nei processi industriali, la normalizzazione delle scorte e l’aumento della produzione mineraria.

Anche il deficit tra domanda e offerta potrebbe ridursi. Questo scenario non elimina le possibilità di apprezzamento, ma rende meno probabile una nuova accelerazione paragonabile a quella registrata nelle fasi più speculative del mercato.

Cosa sta facendo la componente speculativa

Le posizioni degli operatori finanziari confermano che il mercato non ha ancora recuperato una convinzione rialzista diffusa. Nella settimana terminata il 7 luglio, le posizioni nette lunghe dei fondi sull’argento sono diminuite di circa 600 contratti, nonostante un rialzo settimanale del prezzo del 2,3%.

Il dato indica che una parte degli operatori ha approfittato del rimbalzo per ridurre l’esposizione, invece di aumentarla. È un comportamento coerente con una fase nella quale prevale ancora la prudenza e i recuperi vengono considerati opportunità per alleggerire le posizioni.

Questa dinamica non impedisce la formazione di un minimo, ma dimostra che, almeno per il momento, gli investitori professionali non stanno accumulando argento in modo particolarmente aggressivo.

I livelli da seguire nelle prossime settimane

Il confronto tra analisi tecnica e previsioni degli analisti restituisce un quadro diviso. I fondamentali di medio periodo lasciano aperto uno spazio di recupero, mentre i grafici continuano a segnalare una tendenza negativa.

Per chi osserva il mercato, il primo elemento da controllare è la tenuta di 55,50 dollari. La rottura di questo supporto aumenterebbe la probabilità di un movimento verso 54,39 e successivamente verso 50 dollari.

Sul fronte opposto, il ritorno sopra 60 dollari rappresenterebbe soltanto un primo miglioramento. Il recupero dovrebbe estendersi oltre 62,50-63,30 dollari per fornire un segnale più credibile. La fascia compresa tra 69 e 70 dollari rimane invece il livello necessario per modificare in modo sostanziale il quadro tecnico di medio periodo.

Le previsioni comprese tra 60 e 70 dollari indicano che gli analisti non escludono un rialzo nei prossimi trimestri. Questi obiettivi, tuttavia, non sono garanzie e dipendono dall’evoluzione del dollaro, dei tassi di interesse, della crescita economica e della domanda industriale.

In una fase così volatile, può essere utile evitare di basare le decisioni su un singolo indicatore o su un unico target. La tenuta dei supporti, il recupero delle medie mobili e l’eventuale miglioramento delle stime devono essere valutati insieme. Fino a quando il prezzo resterà sotto le resistenze principali, il mercato dell’argento continuerà a richiedere prudenza e un’attenta gestione del rischio.