Questo è il mercato più sensibile ai dazi di Trump. Può salire del 30% o crollare del 40%

Claudia Cervi

11 Aprile 2025 - 15:35

Questo indice ha anticipato il crollo del 2008. Oggi la sua struttura tecnica offre indicazioni sulla direzione dell’azionario globale. Ecco i livelli da monitorare.

Questo è il mercato più sensibile ai dazi di Trump. Può salire del 30% o crollare del 40%

L’S&P 500 rappresenta da sempre l’indice guida dei mercati finanziari. I suoi movimenti influenzano le decisioni di investimento a livello mondiale e definiscono i trend principali dell’azionario. Ma nei periodi di forte instabilità macroeconomica, alcuni mercati si dimostrano più reattivi, capaci di cogliere in anticipo segnali di stress e di anticipare scosse anche violente.

In questi giorni si sta ripetendo lo stesso copione. L’entrata in vigore dei nuovi dazi ha spiazzato molti operatori, innescando una raffica di vendite sulle principali piazze finanziarie. La volatilità è esplosa, con il VIX salito fino a quota 60 riportando alla mente scenari (catastrofici) già vissuti.

Sebbene la crisi finanziaria del 2008 sia scoppiata ufficialmente in autunno con il crollo dell’S&P 500, alcuni indici avevano già iniziato a lanciare segnali d’allarme diversi mesi prima. Per esempio, il FTSE 100 e il Nikkei 225 mostrarono i primi segni di stress a gennaio di quell’anno, ma furono sottovalutati.

Crollo 2008 Nikkei 225 Crollo 2008 Nikkei 225 Fonte tradingview

Oggi, uno di questi indici potrebbe anticipare un nuovo crollo dei mercati mondiali. Non è tra i più citati nei media, ma il suo andamento offre segnali da monitorare con attenzione. Di seguito vedremo perché potrebbe anticipare le prossime mosse dell’azionario globale e quale livello tecnico rappresenta uno spartiacque tra un rimbalzo e un crollo.

Perché il Nikkei 225 può salire del 30% o crollare del 40%

Tra i mercati più sensibili agli shock esterni, il Nikkei 225 ha spesso dimostrato di essere un indicatore precoce dei cambiamenti di umore sui mercati globali. Questo vale soprattutto quando a generare incertezza sono dinamiche geopolitiche o commerciali, come sta accadendo oggi con l’introduzione dei nuovi dazi. La ragione non è solo geografica, ma anche strutturale: Tokyo è il primo grande mercato azionario ad aprire dopo la chiusura di Wall Street. E in una fase in cui le dichiarazioni della Casa Bianca possono cambiare radicalmente lo scenario nel giro di poche ore, il fuso orario diventa un fattore rilevante.

Indici asiatici, reazione ai dazi Indici asiatici, reazione ai dazi Fonte Nikkei Asia

Durante la presidenza Trump, ad esempio, è successo più volte: dichiarazioni improvvise su dazi e accordi commerciali fatte in tarda serata negli Stati Uniti hanno avuto un forte impatto sull’apertura dei mercati asiatici. Tokyo reagisce subito, spesso in modo più marcato rispetto ad altri indici occidentali.

Grafico indice Nikkei 225 Grafico indice Nikkei 225 Fonte Tradingview

Dal punto di vista tecnico, l’indice giapponese è già sceso di circa il 20% da inizio anno. Il ribasso ha riportato i prezzi in prossimità di un livello chiave: i 30.500 punti, un supporto decisivo per il prossimo futuro. Se l’area dovesse reggere, non è escluso un rimbalzo anche robusto, con un potenziale di recupero verso i massimi del 2024 in zona 42.500 punti, con un guadagno teorico superiore al 30%.

Ma se dovesse cedere con decisione, lo scenario cambierebbe drasticamente. La violazione di quota 30.500 aprirebbe spazi di discesa verso i 25.000 punti, distante circa il 23% dai livelli attuali. In caso di ulteriore peggioramento del quadro macro e di escalation delle tensioni globali, non si può escludere un ritorno verso quota 20.000, portando a un crollo complessivo di quasi il 40%.

Altri indici da monitorare e livelli critici

Oltre al Nikkei 225 anche gli altri indici mondiali stanno attraversando una fase delicata, con livelli tecnici da monitorare nelle prossime settimane.

S&P 500
L’indice benchmark di Wall Street ha mostrato finora una relativa resilienza, ma la pressione sta aumentando. Il livello chiave da monitorare è area 4.950 punti: una chiusura al di sotto di questa soglia potrebbe innescare una correzione più profonda, con possibili estensioni verso i 4.600 e 4.300 punti.

Grafico indice S&P500 Grafico indice S&P500 Fonte Tradingview

Al contrario, un recupero stabile sopra i 5.480 potrebbe riaprire lo spazio per un ritorno verso i massimi storici. Il VIX, tornato a livelli di allarme, resta un indicatore da tenere d’occhio: se dovesse restare stabilmente sopra quota 40, il sentiment di rischio potrebbe deteriorarsi ulteriormente.

FTSE 100
L’indice britannico sta mettendo a dura prova i supporti in area 8.000, minimi ripetutamente testati nel secondo semestre del 2024 e picco del 2023. Negli ultimi due anni, dunque, questo livello ha funzionato come spartiacque tra fase di accumulo e correzione: una rottura al ribasso potrebbe accelerare le vendite verso i 7.200 punti, mentre un recupero sopra quota 8.400 sarebbe un segnale costruttivo in ottica di medio termine.

Ftse MIb
Anche l’indice di Piazza Affari sta reagendo alle tensioni globali. Un primo livello chiave è intorno ai 32.000 punti: se l’area dovesse tenere, il mercato potrebbe tentare una ripartenza, ma solo la rottura di area 35.500 riporterebbe fiducia negli acquisti. Al contrario, il cedimento di area 32.000 aprirebbe spazio verso i 30.000, riportando in auge i timori di una recessione tecnica in Europa.

Hang Seng
Sul fronte asiatico, al di fuori del Giappone, continua a far preoccupare l’andamento dell’indice di Hong Kong. I 19.000 punti rappresentano un supporto tecnico e psicologico importante: la rottura di quest’area avrebbe implicazioni anche per il sentiment sul mercato cinese, già indebolito da tensioni interne e pressioni regolatorie.

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