Prezzo oro, nuove previsioni a Money.it. Non solo Fed, cosa guiderà le quotazioni e fino a dove

Laura Naka Antonelli

23 Agosto 2026 - 14:04

Prezzo oro, cosa accadrà con il fattore Fed e non solo? Le risposte di CEO, analisti e manager a Money.it. Di mezzo anche il controllo sui capitali.

Prezzo oro, nuove previsioni a Money.it. Non solo Fed, cosa guiderà le quotazioni e fino a dove

Dove può arrivare il prezzo dell’oro, in forte ripresa nelle ultime sessioni? Le quotazioni del contratto spot del bene rifugio per eccellenza sono scattate nella sessione di venerdì, 21 agosto 2026, fino a oltre $4.600, al record in tre mesi, ovvero dallo scorso 15 maggio. Buy anche sui futures sull’oro, che si sono avvicinati a $4.650 l’oncia.

Quanto può salire ancora l’oro? Per rispondere a queste domande, Money.it ha raccolto le previsioni di manager, CEO e analisti, mettendo a confronto le loro view sul prezzo dell’oro nel breve, medio e lungo periodo.

Oro: per Nigam Arora la domanda della Cina è il principale driver dei prezzi nel breve termine

In evidenza la view di Nigam Arora, fondatore dell’Arora Report, società di di newsletter e analisi finanziarie, che pubblica dal 2007 report su azioni, oro, petrolio, ETF, valute e altri asset.

Arora ha precisato che, “al momento, le nostre valutazioni sull’oro sono positive nel breve, medio e lungo periodo ”, rimarcando l’importanza del fattore Cina: “Nel breve termine, il fattore più importante che sta guidando l’oro non è uno dei tradizionali elementi generalmente citati, come l’inflazione, il dollaro, i tassi di interesse o il rischio geopolitico. Secondo la nostra analisi, il rialzo dell’oro dai minimi è stato determinato principalmente dalla domanda degli investitori cinesi ”.

Secondo Arona, il motivo dello shopping va ricercato anche nelle nuove misure adottate da Pechino per controllare i flussi di capitale, ovvero con il fenomeno del controllo sui capitali.

“Il governo cinese sta adottando ulteriori misure per frenare i flussi di capitali in uscita dal Paese. Poiché gli investitori cinesi prevedono che trasferire denaro all’estero potrebbe diventare ancora più difficile, l’oro diventa un veicolo sempre più interessante per preservare la ricchezza all’interno della Cina. Si tratta di un flusso importante al quale molti investitori occidentali non prestano sufficiente attenzione”.

Prezzo oro, attenzione all’India, ma anche agli acquisti dal Medio Oriente

Un secondo fattore che potrebbe diventare sempre più importante nel breve-medio periodo”, ha aggiunto Arora, “è l’India, che rimane uno dei maggiori consumatori e importatori di oro al mondo”.

L’esperto ha fatto notare tuttavia che “le riserve valutarie dell’India sono state messe sotto pressione dall’aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l’Iran”, aggiungendo che, “poiché l’India importa una parte consistente del proprio fabbisogno energetico, il governo ha interesse a questo punto a ridurre altre importazioni per preservare le riserve valutarie”.

Naturale dunque che le importazioni di oro siano “un obiettivo evidente. Ma “i dazi sull’oro non sono popolari in India, quindi qualsiasi modifica a tali dazi potrebbe avere un impatto significativo sulla domanda fisica e, di conseguenza, sui prezzi dell’oro”.

Arora ha indicato infine che “un terzo fattore di breve termine riguarda la possibilità che le vendite di oro da parte del Medio Oriente diminuiscano”.

La guerra ha spinto infatti alcuni Paesi mediorientali a vendere oro per ottenere liquidità e finanziare le spese militari o compensare le perdite legate al petrolio.

Se queste vendite dovessero diminuire, verrebbe meno un’importante fonte di offerta, sostenendo i prezzi dell’oro; al contrario, ulteriori interruzioni delle esportazioni petrolifere potrebbero costringere i governi a vendere altro oro.

Previsioni di medio periodo. Fed e oro, il rischio maggiore è una sorpresa hawkish sui tassi

Nel medio periodo, Arora ha detto di ritenere che i due principali driver saranno rappresentati dagli acquisti delle banche centrali e dai tassi di interesse USA: dunque in quest’ultimo caso, dalle decisioni di politica monetaria che saranno adottate dal Presidente Kevin Warsh: “Inflazione, dollaro, rischio geopolitico e sentiment degli investitori saranno tutti importanti” anche se, secondo il fondatore della newsletter, ancora più importanti saranno “gli effettivi flussi di capitale, rispetto alle narrazioni che li accompagnano”.

Sul ruolo della banca centrale USA, se è vero che i prezzi dell’oro hanno già scontato “ampiamente” la possibilità di “una Federal Reserve più accomodante e di tassi di interesse USA più bassi”, è altrettanto vero che il rischio maggiore è quello diametralmente opposto, in quanto “una Fed più aggressiva non è prezzata in modo adeguato dai prezzi dell’oro”.

Ciò implica che, “se l’inflazione o altre condizioni economiche costringessero la Fed a mantenere una posizione restrittiva più a lungo di quanto gli investitori si aspettino, o soprattutto se la Fed fosse costretta ad aumentare i tassi di interesse, mi aspetterei un calo dei prezzi dell’oro”.

Insomma, “una sorpresa hawkish rappresenta un rischio più importante per l’oro rispetto a quanto un ulteriore orientamento dovish possa costituire una nuova fonte di rialzo”.

Nigam Arora si è definito in generale “rialzista sull’oro”, avendo cura di precisare che “non esiste un singolo argomento, un singolo dato economico o un singolo fattore che mi porterebbe a cambiare questa view”.

Prezzo oro, i target nel breve, medio e lungo termine

Interpellato da Money.it anche Mamadou Kwidjim Toure, CEO e fondatore di Ubuntu Tribe, che ha affermato che “l’oro rimane interessante”, aggiungendo tuttavia che sarebbe “prudente non rincorrerlo, dopo il forte rialzo sopra i 4.300 dollari l’oncia registrato nelle ultime settimane”.

Le previsioni di Toure sono ora di prezzi dell’oro “tra 4.250 e 4.600 dollari nel breve termine, mentre i $5.000 mi sembrano un obiettivo raggiungibile nei prossimi 6-12 mesi”.

In un’ottica di più lungo termine, andando “su un orizzonte di due-tre anni, non sarei sorpreso di vedere l’oro a $5.500 ”.

L’esperto ha identificato il fattore che sostiene più di tutti le quotazioni negli “acquisti da parte delle banche centrali”.

Andando avanti, le quotazioni potrebbero essere sostenute in generale da “tassi USA più bassi, specialmente se i rendimenti reali diminuissero e il dollaro si indebolisse”.

Toure concorda però sul fatto che parte dello scenario di tassi più bassi sia già incorporato nei prezzi e ritiene che, per spingere l’oro oltre $4.600, servirebbe una Fed orientata in modo chiaro a tagliare i tassi.

Cosa potrebbe invece innescare una forte ritirata delle quotazioni?

Per Toure, la minaccia più grande sarebbe “un altro shock inflazionistico negli Stati Uniti” in quanto, in quel caso, “la Fed sarebbe costretta a mantenere la politica monetaria più restrittiva per più tempo e gli effetti potrebbero essere un nuovo aumento dei rendimenti reali e un rafforzamento del dollaro”.

Se poi “anche la domanda delle banche centrali rallentasse, allora diventerei molto più cauto sull’oro”.

Prezzo oro, il forte supporto rappresentato da quota $4.000

Interpellato da Money.it anche Brett Elliott, direttore della divisione marketing di APMEX, che ritiene che l’oro abbia trovato un forte supporto a $4.000 nei mesi di giugno, luglio e agosto. Se questo minimo dovesse tenere, il metallo potrebbe tornare nell’area $4.500-$4.900 entro fine anno. (e già siamo attorno a $4.600)

Anche per Elliott sarà “la direzione futura della politica monetaria, con eventuali rialzi o tagli dei tassi, a determinare quanto a lungo l’oro rimarrà in una fase laterale al di sotto dei 5.000 dollari l’oncia”.

La sua view per ora è in ogni caso “molto bullish, anche per un altro motivo, che ha a che fare con i conti pubblici USA:

Finché il governo degli Stati Uniti continuerà a spendere oltre le proprie possibilità, l’oro resterà strutturalmente sostenuto nel lungo periodo. Al momento, non sembra esserci il rischio che questa situazione cambi nel prossimo futuro, anche se una svolta in tal senso sarebbe certamente benvenuta”.

Brett Elliott ha poi indicato a Money.it che, “se i prezzi dovessero scendere di nuovo e portarsi in modo convincente sotto i 4.000 dollari l’oncia, aumenterebbe il rischio che il mercato rialzista si interrompesse prematuramente, soprattutto perché stiamo entrando in una fase dell’anno storicamente caratterizzata da una forte domanda di oro, tra la stagione dei matrimoni in India, il Capodanno cinese e il Natale negli Stati Uniti, periodi che generalmente determinano un aumento delle vendite di gioielli”.

Pericolo per oro con inflazione, rendimenti Treasury e dollaro più alti

Occhio anche al commento rilasciato a Money.it da Eugenia Mykuliak, fondatrice ed Executive Director di B2PRIME Group, che si è soffermata sull’incertezza presente sui mercati riguardo a cosa farà e a cosa dirà il Presidente della Fed Kevin Warsh, in una situazione in cui i mercati stessi “potrebbero aver bisogno di tempo per adattarsi al suo stile comunicativo”.

Mykuliak ha ricordato che l’indice CPI USA è “salito a luglio rispetto a giugno, anche a causa dei prezzi del petrolio, che sono tornati ad avanzare”, osservando che il punto è che la situazione legata allo Stretto di Hormuz “rimane irrisolta”.

Con il Brent vicino a $90 al barile, la numero uno di B2PRIME Group ha così avvertito che un’inflazione più persistente del previsto potrebbe spingere gli investitori ad anticipare un rialzo dei tassi a settembre, con conseguenti pressioni sull’oro, dovute in particolare al rialzo probabile, per effetto della stretta monetaria, dei “rendimenti dei Treasury e del dollaro”.

Oro a $6.000-$7.000: il ruolo del debito occidentale

Occhio anche al commento di Philip van den Berge, fondatore e CEO di Intrinsiqq, piattaforma di analisti del mercato azionario, che ha riferito di essere “rialzista sull’oro”, presentando tre view su cosa potrebbe accadere nel breve, medio, lungo termine.

Nel breve termine, ritengo che questa fase di consolidamento sia destinata a proseguire, con i fattori che spingono i prezzi al rialzo (come le decisioni della Fed) e una domanda ancora forte che dovrebbero impedire al prezzo di scendere al di sotto dell’area dei 4.100 dollari”.

Nel “ medio termine, possiamo aspettarci un target leggermente più rialzista, nella parte bassa dell’area dei 5.000 dollari ”, mentre nel lungo termine “vedo possibile un prezzo dell’oro intorno ai 6.000-7.000 dollari, principalmente a causa dell’aumento dei livelli di debito dei Paesi occidentali”.

Van den Berge ha spiegato infatti che, “poiché i governi non possono continuare all’infinito a sostenere enormi oneri debitori senza provocare un’inflazione delle proprie valute, l’oro rappresenta il principale punto di riferimento contro la svalutazione delle valute fiat”.

Tra i fattori a favore del metallo l’ “accumulazione (di oro) da parte delle banche centrali”, che “stanno comprando più oro per proteggersi dalle conseguenze geopolitiche sulle riserve valutarie”.

La principale minaccia a un rally dell’oro sarebbe invece secondo l’esperto “un enorme e strutturale boom della produttività globale, trainato dalle innovazioni nell’intelligenza artificiale, nell’automazione e nella commercializzazione delle energie pulite”: una tale situazione, infatti, “potrebbe ridurre i costi di produzione e aumentare i profitti senza provocare un aumento dei prezzi.

Di conseguenza, le banche centrali potrebbero mantenere i tassi stabili, spingendo gli investitori a spostare il capitale dall’oro verso azioni altamente redditizie e obbligazioni societarie”.

In questo scenario, quindi, l’oro potrebbe risentire dell’assenza dei tanto attesi tagli dei tassi USA, soprattutto se la Fed dovesse mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.