Prezzi oro, ripresa o nuovi crolli in vista con i tassi Fed di Warsh? Gli esperti rispondono a Money.it

Laura Naka Antonelli

9 Giugno 2026 - 15:34

Previsioni per il prezzo dell’oro, che continua a confermarsi uno strano caso tra gli asset finanziari in tempi di guerra. Cosa hanno detto gli esperti a Money.it.

Prezzi oro, ripresa o nuovi crolli in vista con i tassi Fed di Warsh? Gli esperti rispondono a Money.it

In che modo la nuova Fed guidata dal Presidente Kevin Warsh influenzerà i vari asset finanziari, in particolare il prezzo dell’oro?

Dello strano caso del prezzo dell’oro si parla da parecchio: esattamente dall’inizio della guerra USA-Iran, che risale allo scorso 28 febbraio.

Lo strano caso dell’oro, perché è sotto pressione nonostante la guerra USA-Iran

Bene rifugio per eccellenza, l’oro ha beneficiato storicamente dell’escalation delle tensioni geopolitiche, grazie al suo DNA, per l’appunto, di safe asset. Stavolta, le cose sono andate in modo diverso.

La fiammata, con l’inizio della guerra, c’è stata, ma si è rivelata un fuoco di paglia.

Le quotazioni del metallo giallo sono infatti volate dopo qualche giorno dall’inizio del conflitto fino a oltre $5.400 l’oncia. Poi, nonostante (o qualcuno potrebbe oggi dire proprio per) il prosieguo della guerra, i prezzi sono rimasti in fase di stallo, prima di crollare anche sotto la soglia di $4.200, nel mese di marzo.

Al momento, il contratto spot e i futures con consegna ad agosto quotati sul Comex di New York viaggiano in area $4.340-$4.360, dopo aver testato il minimo dal 23 marzo scorso, scendendo nelle ultime ore fino a $4.268,39.

Prezzo oro ostaggio delle decisioni sui tassi della Fed di Warsh

L’incognita su cosa accadrà ai prezzi dell’oro rimane significativa e si smorzerà probabilmente solo dopo il prossimo e imminente Fed Day, il primo che vedrà sedere sullo scranno più alto della banca centrale americana il Presidente Kevin Warsh.

Saranno le parole di Warsh a far capire infatti ai mercati se la Federal Reserve vorrà piegarsi ai dettami del Presidente americano Donald Trump e dunque a tagliare i tassi - scenario improbabile, vista l’inflazione galoppante - o se invece si impegnerà a ostacolare l’ascesa dei prezzi, a rischio di scatenare la furia della Casa Bianca.

I due approcci diametralmente opposti decreteranno la direzione delle quotazioni dell’oro, che hanno già dimostrato di dipendere, più che dalla guerra, dall’inflazione e dunque dalle aspettative sul futuro sui tassi USA.

Se i prezzi sono scesi è, infatti, perché il dollaro USA è balzato scommettendo su una Fed simile a quella gestita dal precedente banchiere centrale Jerome Powell, consapevole dell’inflazione, e dunque proiettata a rialzare i tassi.

A riprova di questa tesi è il messaggio che arriva dal FedWatch del CME Group: i trader scommettono ora su un rialzo dei tassi USA nella riunione di dicembre con una probabilità del 43%, ben superiore rispetto al 14% di appena un mese fa.

Gli esperti a Money.it. Warsh più hawkish delle attese per arginare attacco bond vigilantes?

La correlazione tra prezzi dell’oro e tra le decisioni future sui tassi da parte della Fed di Warsh è dimostrata dalle dichiarazioni rilasciate dagli esperti interpellati da Money.it.

Chris Temple, Editor/Publisher della newsletter “The National Investor” e conduttore del podcast “Your Money Today” ha messo per esempio in evidenza il ruolo cruciale di Warsh sottolineando che, a suo avviso, il neo Presidente della Fed potrebbe decidere di adottare un tono hawkish sui tassi.

Obiettivo: tenere a bada i bond vigilantes, ovvero gli investitori che tendono a punire i bond di quei Paesi che, a dispetto della necessità di tenere sotto controllo i rispettivi livelli di deficit e debito, adottano manovre espansive di politica monetaria e politica fiscale.

Secondo Temple, al fine di proteggere i Treasury da eventuali attacchi dei bond vigilantes, Warsh “nel breve termine preferirà arrestare l’inflazione, anche a costo di innervosire Trump”.

Se poi il banchiere “parlerà e addirittura agirà in modo hawkish ci saranno ulteriori ribassi per l’oro”, che già sta scontando uno scenario in cui la Fed sarà costretta a stracciare le speranze di Trump (di tagli dei tassi).

Non per niente Temple afferma che “tuttora esiste una probabilità su tre che l’oro scenda in area $3.500 l’oncia”.

Uno scivolone del genere, è l’avvertimento, potrebbe avvenire anche in caso di ulteriore scatto dei rendimenti dei Treasury.

Dunque, Chris Temple ha al momento una view “neutral o moderamente bearish nel breve termine”. Detto questo, attenzione.

Anche un Warsh hawkish non riuscirebbe a impedire all’oro di tornare a brillare nel lungo termine. L’autore della newsletter riferisce infatti a Money.it di rimanere “estremamente bullish in un’ottica di più lungo termine”.

Nel breve, non sono escluse sorprese al rialzo, con il fattore più importante di upside rappresentato dalla possibilità che Warsh non abbia il coraggio di affrontare i bond vigilantes e che, di conseguenza, consenta all’“inflazione di correre a briglie sciolte”.

Ciò a cui gli investitori dovrannno guardare? I rendimenti reali, sottolinea Temple:

“I rendimenti reali sono tornati di nuovo a essere negativi, a fronte del balzo attuale dell’inflazione, che è tornata a superare il livello dei tassi sui fed funds. Se Warsh tollererà questa situazione, l’oro potrebbe avere testato almeno il fondo, magari dando il via a una nuova fase rialzista”.

Se invece Warsh mostrerà ai mercati il prossimo 17 giugno il suo lato hawkish, allora l’oro potrebbe continuare a rimanere sotto pressione.

L’importanza dei rendimenti reali. Le stime su prezzo oro: “Tra $4.900 e $5.300 entro fine 2026”

Occhio anche all’opinione di Brandon Aversano, fondatore di The Alloy Market, piattaforma digitale focalizzata sulla compravendita di oro e metalli preziosi, che ha confermato di essere ancora “ piuttosto bullish nei confronti del metallo fino alla fine dell’anno”.

Detto questo, la “mia view non è o tutto o niente”. Aversano ritiene infatti che abbia “senso che alcuni investitori optino in questo momento per le prese di profitto ”.

Ma il consiglio non manca: “Credo tuttora che l’oro meriti un posto come strumento di hedge contro la debolezza delle valute e non solo”.

Lo scenario di base dell’esperto è così positivo: “Il prezzo dell’oro concluderà quest’anno all’interno di una forchetta compresa tra $4.900 e $5.300 l’oncia”.

L’outlook presuppone tuttavia la presenza di alcuni fattori; tra questi, “soprattutto che la Fed rimanga cauta, che i rendimenti reali non si muovano troppo al rialzo, che il dollaro sia sotto pressione”.

Tutti questi elementi faranno sì, secondo Aversano, che “gli investimenti tangibili rimarranno solidi, e l’oro è la migliore opzione per gli investimenti tangibili”.

In ogni caso, “abbiamo già visto grandi istituzioni ribadire le loro aspettative bullish, come JPMorgan, che stima che l’oro si attesterà attorno a $5.000 entro la fine dell’anno”.

Anche Aversano ritiene che il fattore a cui guardare sia il trend dei rendimenti reali:

L’oro non paga reddito, dunque quando i rendimenti reali (corretti per l’inflazione) salgono, il costo opportunità di averlo in portafoglio aumenta. Quando invece questi rendimenti scendono o diminuisce la fiducia negli asset cartacei (come azioni e obbligazioni), l’oro diventa molto più appetibile”.

Ha sfornato le sue previsioni anche Simon Popple, fondatore della piattaforma The Gold Program.

Ex investment banker, Popple rimane bullish nel lungo termine, pur preferendo ora non fornire stime precise sulle quotazioni, “visto che ci sono molte variabili che potrebbero condizionarle”.

In ogni caso, ha detto, sarebbe “deluso se entro la fine del 2026” il prezzo fosse inferiore a $5.000 l’oncia.

Sull’effetto dei tassi USA che saranno decisi da Warsh, l’esperto ha riferito a Money.it che, “tassi di interesse più bassi sarebbero probabilmente bullish per il prezzo dell’oro”. Ma “la domanda è QUANDO li abbasseranno”.

La domanda a questo punto è inevitabile. In tempi in cui l’inflazione USA ha già superato, quasi doppiando, il target della Fed, ha senso pensare a eventuali tagli dei tassi?

Si, secondo Popple, in quanto proprio eventuali rialzi dei tassi da parte della Fed andranno a deprimere l’economia, costringendo poi la Fed a optare per i tagli. E “quando ciò accadrà, le quotazioni dell’oro scatteranno al rialzo”.

Poppler fa parte della categoria dei bullish convinti sull’oro, motivando la sua view con l’acronimo “ M.I.D.I ” che sta per

  • Market uncertainty” (incertezza dei mercati, fattore bullish per l’oro).
  • Interest rates” (tassi di interesse, che torneranno a suo avviso a essere abbassati).
  • Debt” (debito, visto salire, altro elemento bullish per l’oro).
  • Inflation” (inflazione).

Ma attenzione ai rischi che incombono sul prezzo dell’oro

Più cauto sui margini di rialzo per il prezzo dell’oro è Martin Robinson, direttore e esperto di investimenti di Amzonite, piattaforma d’investimento eche offre soluzioni di gestione patrimoniale.

Robinson ha confermato intanto l’importanza dei rendimenti reali in quanto è la loro dinamica a “offrire una chiara visione di come gli investitori valutino le loro attuali opzioni per generare reddito, rispetto all’investimento in asset considerati riserve di valore”.

Altro elemento da monitorare è “l’evoluzione in corso nella composizione delle riserve delle banche centrali”.

Detto questo, Robinson ha avvertito che “un rischio per lo scenario rialzista dell’oro che ha ricevuto relativamente poca attenzione è la possibilità che la resilienza economica superi le aspettative, mentre i rendimenti reali rimangono elevati per un periodo prolungato”. Se infatti “le economie riusciranno a crescere in modo costante nel tempo, se l’inflazione sarà moderata e/o se gli investitori potranno ottenere rendimenti competitivi da altri investimenti, allora ci sarà probabilmente meno pressione a comprare asset difensivi, incluso l’oro ”.

In definitiva, il caso dell’oro dimostra come il suo ruolo di bene rifugio non stia dipendendo tanto dalla sua natura di bene rifugio, quanto le aspettative sui tassi e anche sui rendimenti reali statunitensi.

La nuova Fed guidata da Kevin Warsh rappresenta sicuramente un fattore di svolta cruciale: un approccio hawkish sui tassi, volto a contrastare l’inflazione per arginare l’attacco dei bond vigilantes, potrebbe andare a discapito dell’oro, soprattutto nel breve periodo. Una maggiore tolleranza di Warsh verso inflazione, invece, potrebbe inaugurare una nuova fase rialzista. In generale, a parte qualche avvertimento d’obbligo, la view degli analisti rimane bullish nel lungo periodo. L’oro dovrebbe tornare a rivedere quota $5.000 entro la fine del 2026.