Cosa può succedere alle azioni, ai bond sovrani (BTP & Co.), ai titoli bancari e all’euro con il BCE Day di domani? Le interviste di Money.it.
Manca solo un giorno all’ultima riunione della BCE precedente la pausa estiva e le previsioni dei mercati e degli economisti sull’esito del meeting sono allineate: domani, giovedì 23 luglio 2026, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea guidata dalla Presidente Christine Lagarde confermerà lo status quo sui tassi.
Ciò significa che, dopo il primo rialzo dal settembre del 2023, annunciato lo scorso 11 giugno, la BCE lascerà i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali fermi rispettivamente al 2,25%, al 2,40%, al 2,65%.
Riunione BCE 23 luglio 2026, incognita tassi. Cruciali i commenti sul trend dell’inflazione dell’Eurozona
L’annuncio della BCE sui tassi di interesse dell’area euro è atteso come di consueto alle 14.15 ora italiana. Seguirà alle 14.45 la conferenza stampa con cui la Presidente Christine Lagarde spiegherà le ragioni della decisione del Consiglio direttivo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Saranno soprattutto le parole di Lagarde a fare da market mover, visto che la decisione sui tassi è già ampiamente scontata dagli investitori.
Determinanti i commenti sul trend dell’inflazione dell’area euro che, se è vero che è rallentata nel mese di giugno, come indicato dalla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), rimane ben al di sopra del target del 2% a cui punta la BCE; e che, soprattutto con la tregua saltata tra gli Stati Uniti e l’Iran e il conseguente crollo del traffico delle navi nello stretto di Hormuz seguìto agli attacchi alle petroliere, rischia di nuovo di infiammarsi, sulla scia di un nuovo shock energetico.
Il rischio è evidente, come indica la corsa dei prezzi del petrolio, innescata dai timori sulle interruzioni dell’offerta.
Nell’attesa di conoscere il verdetto sui tassi e le parole di Lagarde, Money.it ha intervistato Anupam Satyasheel, fondatore e CEO di Occams Advisory, società di consulenza finanziaria e strategica per imprese con sede negli Stati Uniti.
Membro di Forbes Business Council e autore del bestseller “Signal in the Noise: The Small Business Owner’s Unfair Guide to Adopting AI without the Hype, the Gurus, or the Guesswork ”, Satyasheel è stato vice presidente della divisione Liquidity & Capital Management presso Barclays Capital.
Ancora prima ha ricoperto diversi incarichi presso Bank of America Merrill Lynch, Fidelity, Scotiabank.
Previsioni riunione BCE: “Conferma hawkish sui tassi sarebbe un sussurro, mentre una sorpresa dovish un grido”
Le previsioni su quanto accadrà domani nel BCE Day e sui commenti che saranno rilasciati da Lagarde sono unanimi nel mettere in conto un nuovo rialzo dei tassi entro la fine del 2026.
Il 70% degli esperti che hanno partecipato di recente a un sondaggio lanciato da Reuters, ovvero (52 su 74), ha detto per esempio di stimare che la BCE annuncerà una nuova stretta monetaria probabilmente a settembre, percentuale più alta rispetto a circa il 60% rilevato nel sondaggio del mese scorso.
Satyasheel ha illustrato a Money.it gli asset finanziari che potrebbero emergere come vincenti e perdenti a seconda di quanto emergerà dal comunicato della BCE e dalle dichiarazioni di Christine Lagarde, che potrebbero essere hawkish o dovish sui tassi: “La decisione è scontata, il tono no”, ha detto il veterano di Wall Street.
D’altronde, quella di domani è “una riunione senza nuove proiezioni macroeconomiche, quindi Christine Lagarde non potrà far riferimento a nuove stime. L’intero evento ruota attorno al tono della sua comunicazione”.
Partendo da questo presupposto, “con un rialzo dei tassi a settembre già pienamente prezzato, una conferma hawkish sarebbe un sussurro, mentre una sorpresa dovish un grido”.
Ovvero, “la conferma di un’impostazione restrittiva (hawkish) avrebbe un impatto limitato, mentre una sorpresa accomodante (dovish) produrrebbe una reazione molto più significativa”.
Ed è proprio “questa asimmetria a rappresentare l’intera opportunità di trading ”.
Detto questo, “i rialzi dei tassi non possono riaprire lo Stretto di Hormuz. Quello che possono fare è impedire che uno shock energetico si trasformi in una spirale salari-prezzi. È questa la vera narrativa che Lagarde sta cercando di vendere”.
Il CEO di Occams Advisory ha risposto poi alle domande di Money.it su come le parole di Lagarde potrebbero incidere sul trend dei diversi asset finanziari, dunque sulle azioni (incluse le azioni delle banche dell’area euro), sui Titoli di Stato, sulle obbligazioni corporate) e sul rapporto di cambio EUR-USD.
Sui tassi la BCE userà un tono hawkish o dovish? Gli effetti sulle azioni: le più penalizzate e le vincenti
“Uno scenario hawkish sarebbe in generale negativo per l’azionario europeo”, ha detto Satyasheel, spiegando che, “con una crescita dell’Eurozona prevista pari ad appena +0,8% nel 2026, irrigidire ulteriormente la politica monetaria mentre l’economia subisce uno shock di offerta significa comprimere contemporaneamente sia i multipli di valutazione che le stime sugli utili”.
Le più grandi vittime? “I comparti maggiormente penalizzati sarebbero quelli a lunga duration, particolarmente sensibili ai tassi, come tecnologia, immobiliare, utility” e anche “le azioni delle aziende attive nel settore dei consumi discrezionali soffrirebbero, poiché assorbirebbero due volte l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia”, attraverso la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e l’aumento dei costi operativi, mentre “le azioni relativamente favorite in uno scenario hawkish sarebbero quelle dei settori dell’energia e delle assicurazioni”.
Dall’altro lato, ha aggiunto il CEO di Occams Advisory, “uno scenario dovish produrrebbe invece un relief rally, guidato proprio dai titoli più sensibili ai tassi, con le small cap destinate probabilmente a sovraperformare grazie all’allentamento delle preoccupazioni sul costo del finanziamento”.
Titoli di Stato: le possibili conseguenze della riunione BCE sui Bund, BTP, OAT
Anupam Satyasheel ha fatto notare, nel presentare la sua view sulla possibile reazione dei Titoli di Stato dell’area euro al BCE Day che “il rendimento del Bund decennale è già salito intorno al 3,14%, il livello più elevato da maggio, dopo essere salito di oltre 20 punti base nell’ultimo mese”, aggiungendo che “un messaggio hawkish da parte di Lagarde provocherebbe un bear flattening della curva”.
In pratica, “a essere più penalizzati sarebbero i Bund a scadenze brevi, poiché il mercato rivedrebbe al rialzo il livello del tasso terminale, portandolo oltre il 2,50%”, mentre “il tratto lungo della curva si muoverebbe meno, poiché prospettive di crescita più deboli compenserebbero parzialmente l’effetto dei tassi più elevati”.
Ma certo altri Titoli di Stato che pagherebbero lo scotto di una BCE più hawkish sui tassi, dunque orientata ad alzarli ulteriormente, più di quanto previsto dai mercati, sarebbero anche i “Titoli di Stato della periferia dell’Eurozona, in particolare BTP italiani e OAT francesi, in quanto tassi più elevati combinati con una crescita (del PIL) dello 0,8% peggiorerebbero la sostenibilità del debito e favorirebbero un allargamento degli spread”.
Un orientamento dovish sui tassi da parte della BCE “provocherebbe l’effetto opposto, scatenando un forte rally sulla parte breve della curva e dando maggiore beneficio ai titoli periferici (dunque ai BTP) grazie al recupero del carry trade”.
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Obbligazioni corporate, cosa può succedere dopo le parole Lagarde
“Uno scenario hawkish colpirebbe innanzitutto il segmento high yield”, ha detto l’esperto, sottolineando che “il rifinanziamento del debito diventerebbe più oneroso e gli spread dei settori più esposti al ciclo economico tenderebbero ad ampliarsi”.
Satyasheel ha aggiunto che, nel caso “l’investment grade mostrerebbe una maggiore resilienza ma non sarebbe immune” da una BCE più orientata ad alzare i tassi dell’Eurozona.
Dall’altro lato, “uno scenario dovish favorirebbe invece soprattutto il mercato high yield, con gli investitori nuovamente orientati alla ricerca di rendimento (reach for yield/carry)”.
In ogni caso, il CEO di Occams Advisory ha avvertito che rimane fondamentale essere cauti su un aspetto ben preciso:
“Gli spread del credito corporate europeo risultano oggi molto compressi rispetto al quadro macroeconomico che stanno implicitamente scontando. Ciò significa che il profilo rischio-rendimento è asimmetrico: rimane poco spazio per un’ulteriore compressione degli spread. mentre esiste un margine significativamente maggiore per un loro ampliamento”.
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“Il consenso di mercato considera le banche le principali beneficiarie di uno scenario hawkish”, ha ricordato Satyasheel, spiegando che “una politica di tassi «higher for longer» continua infatti a sostenere il margine di interesse (Net Interest Income, NII) e il rialzo di giugno si sta già trasmettendo sui rendimenti degli attivi bancari più rapidamente di quanto stiano aumentando i costi della raccolta”.
Tuttavia, ha aggiunto l’esperto di Wall Street a Money.it, “Price matters”, ovvero “il prezzo conta”, nel senso che “occorre considerare anche le valutazioni”. E il punto è che le azioni delle banche dell’Eurozona hanno riportato rialzi imponenti, come dimostra il fatto che il sottoindice dei titoli bancari europei “ EURO STOXX Banks è salito del 76% nel 2025 , registrando la performance su base annua migliore della sua storia, salendo poi di un ulteriore 21% nell’ultimo trimestre”.
Di conseguenza, “a questi livelli di prezzo, uno scenario hawkish appare già largamente incorporato nelle quotazioni”, che non scontano invece una recessione.
Tutto ciò implica che “una BCE hawkish che dovesse spingere l’Eurozona verso una stagnazione economica, potrebbe trasformare l’attuale storia di espansione dei margini di interesse (delle banche) in una storia di maggiori accantonamenti - per far fronte al rischio di perdite sui crediti, dunque degli NPL - con un impatto ritardato di due o tre trimestri”.
Nel caso invece in cui la BCE mostrasse un orientamento dovish, potrebbe manifestarsi “una correzione iniziale delle banche, dovuta ai timori per il margine di interesse”, anche se “tale effetto verrebbe compensato dal calo del costo della raccolta e da prospettive migliori per la qualità del credito”.
Anupam Satyasheel conclude ricordando che la sua “esperienza nella gestione della liquidità di Barclays” lo porta a “una conclusione precisa: i tassi sui depositi finiscono sempre per adeguarsi ai rendimenti degli attivi. La vera incognita è soltanto il momento in cui ciò avviene”.
EUR-USD, cosa può succedere dopo il BCE Day
Il manager interpellato da Money.it ha ricordato che “l’euro quota intorno a 1,143 dollari nonostante il recente rialzo dei tassi della BCE”, facendo notare che questo valore “è già indicativo”.
A suo avviso, “uno scenario hawkish potrebbe rafforzare il cambio verso 1,15-1,16, ma il potenziale appare limitato”, in quanto “il differenziale dei rendimenti con gli Stati Uniti continua a favorire il dollaro di circa 125-150 punti base e un’economia destinata a crescere appena dello 0,8% difficilmente attirerà capitali soltanto grazie a una comunicazione più aggressiva della BCE”.
Insomma, “una BCE più hawkish non equivale automaticamente a un euro più forte”. Se le parole di Lagarde dovessero invece presentare un tono dovish, “il cambio potrebbe tornare in area 1,12-1,13”, ha aggiunto Satyasheel, sottolineando che anche nel caso del rapporto EUR-USD “emerge l’asimmetria osservata sugli altri mercati”.
Ovvero, “dal momento che un rialzo a settembre è già completamente scontato, una sorpresa accomodante produrrebbe un movimento molto più ampio rispetto a una semplice conferma di una linea restrittiva”.