Revoca Brexit: è record con 4,2 milioni di firme, sono veritiere? Il disaccordo di May

La petizione per abolire l’art. 50 e ottenere la revoca della Brexit ha raggiunto 4,2 milioni di firme, ma sembra che May non sia d’accordo e dispone le vie da intraprendere.

Revoca Brexit: è record con 4,2 milioni di firme, sono veritiere? Il disaccordo di May

Un nuovo record è stato formalizzato per la petizione che ha come fine la revoca della Brexit. L’obiettivo è quello di bloccare l’art. 50, la procedura con la quale l’Inghilterra potrà uscire dall’Unione Europea.

La petizione ha incontrato sin da subito una grande adesione arrivando persino a solcare le 2,000 firme al minuto.

Tuttavia per Theresa May l’abolizione del suddetto articolo non sarebbe la risposta, inoltre non esclude un nuovo rinvio sul voto di ratifica sull’accordo della Brexit.

Revoca Brexit: record firme

La questione sulla Brexit inizia a farsi sempre più tesa. Il sentire comune dà il suo contributo tramite una petizione che chiede di non uscire dall’Ue; la soglia da raggiungere è di 100 mila firme dei cittadini britannici.

Questa ha avuto un gran successo superando in pochissimo tempo il tetto stabilito. L’adesione è stata di una tale portata da arrivare a oggi a un record formalizzato di 4,2 milioni di firme.

Tuttavia sembra che siano stati conteggiati anche i cittadini non britannici. Al momento il sito parlamentare, adibito per la raccolta firme, è riuscito a verificare la residenza di circa la metà dei firmatari.

Ma sembra che la petizione non sia la soluzione, infatti per Theresa May la revoca dell’art. 50 sarebbe un tradimento verso coloro che nel 2016 si erano espressi a tal proposito, sarebbe quindi un danno alla democrazia. Kvasi Kwarteng, viceministro per la Brexit, si dice d’accordo con la premier e sottolinea che “non sta a una petizione cancellare l’esito di un referendum”.

Theresa May: 4 strade per la Brexit

La petizione non sarebbe la soluzione da intraprendere per il premier May che vede nella revoca dell’art. 50 una beffa nei confronti di coloro che votarono a tal proposito tre anni fa.

Questo trambusto si sta svolgendo in concomitanza con la concessione di Bruxelles per una ulteriore proroga all’Inghilterra sulla Brexit, inizialmente prevista per il 29 marzo e poi rinviata al 22 maggio. La deadline è valida solo se nel frattempo la Camera dei comuni approva l’accordo, altrimenti verrà posticipata al 12 aprile cosicché il Paese possa indicare un nuovo percorso nel caso in cui non passi l’intesa.

Alla luce di quanto sta accadendo, la premier ha delineato 4 strade:

  • La revoca dell’art. 50, ma che sembra già esclusa dalla stessa May;
  • Uscire senza accordo, tuttavia la Camera ha già rimarcato in precedenza che non sostiene questa ipotesi;
  • Chiedere ulteriore proroga entro il 12 aprile nel caso in cui non si riuscisse a trovare un’intesa durante l’incontro indetto per la prossima settimana e al contempo partecipare alle elezioni europee;
  • Qualora si riscontrasse il sostegno, procedere proponendo l’accordo all’appuntamento previsto e, se approvato, uscire dall’Ue il 22 maggio.

Questi sono i punti elencati da May in una lettera inviata ai deputati, in cui non esclude di poter rinunciare la settimana prossima a un terzo voto di ratifica dell’accordo sulla Brexit nel caso in cui non ci fosse un sufficiente sostegno alla Camera dei Comuni.

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