Perché la Cina diventerà l’economia più forte al mondo grazie ai dazi di Trump

R. F.

6 Aprile 2025 - 07:51

La Cina ha molte frecce al suo arco per contrastare la guerra dei dazi di Trump.

Perché la Cina diventerà l’economia più forte al mondo grazie ai dazi di Trump

La reazione della Cina è già arrivata. Oggi Pechino ha annunciato una contro-aliquota sull’import dall’America al 34% come ritorsione contro Trump.

Ma oltre alla risposta ai nuovi dazi statunitensi, probabilmente la Cina si concentrerà anche sugli stimoli interni, su una svalutazione dello yuan contro dollaro e infine sul rafforzamento dei legami con i partner commerciali,.

A poche ore dall’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di dazi aggiuntivi del 34% contro la Cina, il Ministero del Commercio cinese ha chiesto agli USA di cancellare i dazi, promettendo contromisure. Che oggi sono arrivate. Occhio per occhio, dente per dente.

La Cina può farlo perché ha le spalle grosse per rispondere a Trump in tal modo. Diversamente dall’Europa e dal Giappone. La politica statunitense infatti colpisce anche l’Unione Europea e altri importanti Paesi asiatici.

La mossa di Trump nel giardino delle rose della Casa Bianca è stata però la goccia che ha fatto traboccare il vaso per i cinesi. Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti quest’anno erano già state colpite da dazi aggiuntivi del 20%, portando l’aliquota totale al 54%, tra le più alte imposte dall’amministrazione Trump.

Ma, come già accaduto, la dichiarazione cinese si è conclusa con un appello alla negoziazione che è caduto nel vuoto.
Penso che la risposta della Cina, nel breve termine, si concentrerà non solo su dazi di ritorsione o misure simili”, ha detto Bruce Pang, professore associato presso la CUHK Business School, secondo una traduzione CNBC della intervista in cinese rilasciata ieri sera.

Al contrario, Pang prevede che la “Cina si concentrerà sul miglioramento della propria economia, diversificando le destinazioni e i prodotti d’esportazione verso molti più paesi, oltre a rafforzare i consumi interni”.

La Cina, seconda economia mondiale, ha intensificato gli sforzi di stimolo della domanda interna da settembre 2024, ampliando il deficit fiscale, aumentando i sussidi per la sostituzione dei beni di consumo obsoleti (per es. elettrodomestici ed elettronica di consumo) e sussidi al pagamento dei mutui per mettere fine una volta per tutte alla crisi del settore immobiliare.

Da segnalare l’incontro, a febbraio 2025, tra il Presidente Xi Jinping e una ristretta cerchia di imprenditori del settore hi-tech, tra cui il fondatore di Alibaba, Jack Ma - offrendo un chiaro segnale di supporto al settore privato, con misure volte alla defiscalizzazione degli utili reinvestiti in azienda.

Il cambio di rotta sull’impulso alla domanda interna - rispetto all’inasprimento normativo degli anni recenti - riflette, secondo Larry Hu, capo economista per la Cina di Macquarie Bank (una banca australiana) come Pechino stia “già anticipando un rallentamento, delle esportazioni, che verrà sostituito dalla spinta alla domanda interna con più consumi delle famiglie e più investimenti delle imprese”.

La mia opinione non cambia”, ha detto Hu giovedì in un’intervista. “Pechino userà stimoli interni per compensare l’impatto recessivo dei dazi di Trump in modo da poter comunque raggiungere l’obiettivo di crescita ‘intorno al 5%’”.
Inoltre, Larry Hu, si aspetta che la Cina mantenga uno yuan più debole rispetto al dollaro USA e in modo da attuare una svalutazione competitiva delle proprie merci in USA tale da sterilizzare (anche se in parte) l’aumento dei dazi di Trump. Vi ricordo infatti che il cambio dello yuan nei confronti delle valute internazionali è deciso dalle autorità cinesi e non dal mercato(*).

I leader cinesi, all’inizio di marzo, hanno annunciato l’obiettivo di circa il 5% di crescita del PIL, definendo il traguardo come “molto arduo”. Il ministero delle finanze ha lasciato intendere che potrebbe aumentare il supporto fiscale se necessario. L’obiettivo è il 5% e, se si dimostreranno ostinati i governanti cinesi, soprattutto dopo l’aumento dei dazi di Trump, l’esito non sarà nient’altro che quello di un aumento del deficit pubblico a scopo espansivo, come da sempre insegna Keynes.

Attualmente circa il 20% dell’economia cinese dipende dalle esportazioni, secondo Goldman Sachs, che stima che dazi statunitensi attorno al 54% (34+20) potrebbero ridurre il PIL reale cinese di circa 1.5 punti percentuali. La banca centrale cinese mantiene però una previsione di crescita annua del

A differenza della prima ondata di dazi durante il primo mandato di Trump, questa volta la Cina non è l’unico obiettivo, ma uno tra molti Paesi soggetti a pesanti imposte sulle esportazioni verso gli USA. Alcuni di questi Paesi, come Vietnam e Thailandia, erano diventati vie alternative per far arrivare prodotti cinesi negli Stati Uniti.

Dobbiamo infatti capire una cosa: questa politica di Trump sta isolando sempre più l’America, favorendo l’ascesa della Cina quale prima potenza economica al mondo nel giro di pochi anni.

Non è esatto affermare che siamo vicini alla fine della globalizzazione.
Si tratta della fine della globalizzazione dei rapporti economici degli USA con il resto del mondo. Ma il resto della globalizzazione internazionale resta.

La realtà è che questa nuova politica dei dazi USA consegna praticamente gran parte dell’Asia e dell’Africa alla Cina, e in futuro anche il Giappone e l’Europa e gli Stati Uniti stanno lavorando alacremente in questo senso, almeno fino a quando Trump sarà presidente degli USA (o fin tanto che non cambierà idea). La Cina non renderà la vita difficile alle aziende americane nel Paese, ma cercherà invece di rafforzare le proprie relazioni commerciali altrove. Con tutto il resto del mondo, nessuno escluso.

Dal 2021, infatti, la Cina ha aumentato notevolmente il commercio con il Sud-est asiatico, che è ora il suo principale partner commerciale, seguito da Unione Europea e Stati Uniti.

I dieci membri dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) si sono uniti a Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda per formare il più grande blocco di libero scambio del mondo, il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), attivo dall’inizio del 2022. Stati Uniti e India non ne fanno parte. La politica di Trump sta isolando l’America dal resto del mondo.

Investire sin da ora in ETF sulla Cina, come già vi dissi in altri articoli pubblicati su queste pagine (vedi qui: Come investire sulla ripresa economica della Cina e qui: Continua il rally cinese. Comprare o non comprare?).

Anche perché l’economia cinese probabilmente rimarrà la più stabile, o tra le più stabili, in termini relativi, vista la forte volontà del governo di raggiungere gli obiettivi di crescita e la sua disponibilità a intervenire con misure fiscali, e con una nuova diplomazia commerciale con il resto del mondo.

(*)= La strategia cinese sui cambi è da sempre basata su una sorta di doppia divisa, sulla base di due monete uguali e diverse il renminbi offshore (CNH) contrattato su alcune piazze finanziarie come Hong Kong e Macao, e il renminbi onshore (CNY), che è quello che si scambia sulla Mainland cinese. Il primo è relativamente “libero”ma di poco : le autorità possono influenzare questo cambio con massicci interventi di acquisto di valuta estera contro renmimbi per svalutart la divisa domestica contro la domanda, che arriva dal resto del mondo. Il secondo invece è ancora fortemente regolato. Per questo le valute, senza diminuire la capacità di controllo di Pechino, possono esprimere tassi di cambio differenti

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