Perché la Cina non vuole la pace in Ucraina: quali interessi ha a mantenere Putin al potere

Giacomo Andreoli

21 Marzo 2023 - 16:00

La Cina ha proposto un piano di pace in 12 punti per far terminare la guerra in Ucraina, ma il Pechino vuole davvero la fine delle ostilità? Perché una Russia in guerra e debole potrebbe farle comodo.

Perché la Cina non vuole la pace in Ucraina: quali interessi ha a mantenere Putin al potere

Un piano in dodici punti per accreditarsi come mediatore del conflitto in Ucraina e un accordo per rafforzare “l’interazione strategica” con la Russia. Con questi obiettivi il presidente Xi Jinping è volato a Mosca per la sua ottava visita dal 2013, incontrando l’omologo e “caro amico” Vladimir Putin. Si è parlato tanto della guerra con Kiev, ma non solo. Tra i due Stati, infatti, sono in ballo accordi economici miliardari.

I due hanno infatti siglato un patto per lo sviluppo dell’interazione strategica e la cooperazione pratica. Una formula generica, utilizzata da Xi per nascondere tutto l’interesse della Cina sulle materie prime russe: gas e petrolio. Si tratta di quei beni energetici che Mosca non può più vendere come in passato all’Occidente. A fermare il Cremlino sono il tetto europeo e del G7 ai prezzi, le sanzioni e gli embarghi.

Pechino, però, si vuole assicurare sempre di più quei beni e per farlo, nonostante le dichiarazioni di facciata, nella sostanza ha interesse affinché la Russia rimanga in guerra, si indebolisca e diventi una sorta di partner minore della Cina.

Il piano cinese per la pace in Ucraina

Per ora l’Occidente si è mostrato decisamente scettico sulle reali intenzioni di Pechino. Un piano di pace in Ucraina con diverse cessioni di territorio a Mosca non è ricevibile per la Casa Bianca e le principali cancellerie europee, tanto che il presidente americano Joe Biden ha chiesto agli ucraini di non accettare un cessate il fuoco, che ratificherebbe de facto le conquiste territoriali dei russi, dando loro anche del tempo per riorganizzarsi.

In un articolo pubblicato sul quotidiano russo governativo Rossiiskaya Gazeta, però, Xi aveva spiegato che il piano cinese in 12 punti raccoglie le visioni” di diversi Paesi, ma ha aggiunto che la Cina condivide con la Russia l’idea di un mondo multipolare, perché “in cui nessun singolo Paese dovrebbe dettare l’ordine internazionale”. Obiettivo numero uno di queste dichiarazioni è la Casa Bianca.

La Cina non vuole la pace in Ucraina?

Secondo Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia center di Berlino, per Pechino la sconfitta di Putin in Ucraina “sarebbe negativa, perché è una fonte di armi sofisticate e di materie prime a basso costo”. L’esperto spiega a Il Corriere della Sera che i cinesi non vogliono la sconfitta russa, ma che Mosca continui a indebolirsiper avere vantaggi economici e geopolitici”.

Quello che starebbe accadendo, secondo lui, è che le aziende cinesi starebbero occupando lo spazio lasciato dalle imprese occidentali in Russia, facendo diventare Pechino il mercato esclusivo o essenziale per gas e petrolio di Mosca. Ma è davvero così?

L’aumento dell’export di gas e petrolio dalla Russia alla Cina

Come sottolineato da Putin l’interscambio commerciale tra Russia e Cina ha raggiunto i 185 miliardi di dollari: meno di quello del Paese del Dragone con Ue e Usa, ma comunque una cifra importante e in crescita. Non è chiaro se la Cina sta vendendo armi alla Russia, ma secondo la Nato potrebbe essere successo.

A gennaio, comunque, il Paese guidato da Putin è diventata il primo fornitore di gas naturale della Cina, tramite gasdotto e in forma liquefatta (Gnl). Si tratta di 2,7 miliardi di metri cubi di metano importati. Lo stesso vale per il petrolio: tra gennaio e febbraio Mosca è diventata il principale fornitore di greggio di Pechino. Gli arrivi dalla Russia in Cina sono stati pari a 15,68 milioni di tonnellate, 1,94 milioni di barili al giorno, in aumento del 23,8% rispetto a un anno fa.

Restano però dei problemi da risolvere, per lo più di natura tecnica. Secondo l’Aie sono saliti i volumi fermi sulle petroliere e lo stallo potrebbe voler dire che il petrolio russo importato in così grandi quantità è difficile da assorbire interamente per le raffinerie indiane e cinesi. Quanto al gas, servono nuovi gasdotti e l’obiettivo di entrambi i Paesi è avere almeno altre due nuove linee di collegamento oltre all’infrastruttura Power of Siberia.

Perché Xi Jinping vuole mantenere Putin al potere

Putin ha annunciato lo scorso febbraio di avere un piano molto ambizioso, costruendo nuovi impianti di produzione, lavorazione e spedizione del gas nell’Est della Russia nei prossimi 20 anni. L’idea è che in questo lasso di tempo l’area indo-pacifica, e in particolare la Cina, guideranno la domanda globale di metano. Intanto, poi, il gas esportato tramite il Power of Siberia dovrebbe raggiungere i 38 miliardi di metri cubi all’anno entro due anni.

La conferma che Pechino è interessata a tutto ciò arriva dallo stesso Xi, secondo cui il Paese “è pronto ad espandere la sua cooperazione con la Russia nei settori del commercio, degli investimenti, della catena degli approvvigionamenti, dei mega progetti, dell’energia e dell’alta tecnologia”.

Una rapida pace in Ucraina e un lento riavvicinamento della Russia all’Occidente potrebbe quindi in un ventennio indebolire le prospettive di guadagno economico di Pechino.

Da qui il forte sospetto che il Paese voglia mostrarsi agli occhi di parte della comunità internazionale come mediatore, ma contemporaneamente non voglia effettivamente la fine immediata delle ostilità. Una Russia debole, guidata da un regime amico della Cina, conviene molto a Xi Jinping, che a tutto l’interesse affinché Putin rimanga al potere.