Pensioni, quando scattano gli aumenti? Ecco il calendario del 2026 in cui è lecito aspettarsi più soldi sul cedolino.
Abbiamo già parlato del calendario con i prossimi pagamenti delle pensioni nel 2026, con l’Inps che seguirà la stessa regola degli anni scorsi predisponendo l’accredito nel primo (secondo nel solo caso di gennaio) giorno bancabile del mese.
Ma quel di cui non abbiamo parlato è che si tratterà anche di un anno di aumenti annunciati, con gli importi delle pensioni che godranno di incrementi scandagliati nel corso dell’anno. A proposito, anche solo per fare chiarezza su quali aumenti aspettarsi, e quando, così da evitare di fare confusione tra i vari articoli che promettono più soldi salvo poi non esserci nel cedolino, ecco una lista di tutte le ragioni per cui nel 2026 è lecito aspettarsi un importo più alto della pensione.
Si parte da gennaio, ma non tutti i prossimi incrementi saranno nel primo cedolino dell’anno. Per altri bisognerà avere un po’ di pazienza, ecco fino a quando.
Pensioni, quali aumenti a gennaio?
Abbiamo più volte chiarito di come nel cedolino di gennaio, in pagamento tra questa e la prossima settimana, ci sarà un doppio aumento della pensione. Il primo è quello dovuto alla rivalutazione, ossia quel meccanismo con cui ogni anno si tiene conto di quanta inflazione c’è stata nell’anno precedente così da adeguare l’importo dell’assegno ed evitarne la svalutazione.
Per il 2026 il tasso di rivalutazione accertato è dell’1,4%: questo significa che su una pensione di 1.000 euro spettano 14 euro di aumento, mentre su una di 2.000 euro sono 28 euro in più al mese. Importi che sono da considerare al lordo delle imposte. Meccanismo di rivalutazione che però va a penalizzare coloro che hanno un assegno superiore a 4 volte il trattamento minimo, soglia sopra la quale si applica una rivalutazione parziale del 90% del tasso, mentre sopra le 5 volte si scende persino al 75%.
Aumenti che si applicano anche sulle prestazioni assistenziali: sul cedolino di gennaio, infatti, scatta l’aumento dell’integrazione al trattamento minimo, come pure per coloro che percepiscono l’Assegno sociale e la pensione di invalidità civile.
Tutti importi che potete consultare nel nostro articolo di approfondimento.
Nel frattempo, sempre a gennaio, si aggiunge la rivalutazione straordinaria che tuttavia più che un aumento si configura come un taglio nel 2026. La rivalutazione straordinaria, infatti, era già riconosciuta nel 2025 ma in misura pari al 2,2% dell’importo lordo percepito. Dal prossimo anno la rivalutazione straordinaria scende all’1,3%, garantendo un aumento di massimo 100 euro l’anno.
Pensioni, doppio aumento anche a febbraio (o marzo)
Tra febbraio e marzo poi ci sarà un secondo appuntamento con gli aumenti delle pensioni in base a quanto previsto dalla legge di Bilancio 2026. Aumenti che decorrono da gennaio 2026 ma che per ragioni di tempo l’Inps non ha potuto applicare sul cedolino di questo mese.
La manovra, infatti, è stata approvata solo questa settimana e quindi l’Inps non ha avuto il tempo per applicarli. Dovrebbe però riuscire a farlo tra febbraio e marzo appunto, quando nel contempo pagherà anche gli arretrati delle mensilità precedenti.
Nel dettaglio, gli aumenti programmati sono quelli derivanti dal taglio dell’Irpef - l’aliquota del secondo scaglione viene portata dal 35% al 33% garantendo così un aumento fino a un massimo di 440 euro l’anno per coloro che hanno una pensione che supera i 28.000 euro - e quello che invece interesserà solamente l’incremento al milione.
Per coloro che beneficiano di questo strumento, maggiorazione sociale spettante tanto a chi prende una pensione inferiore al minimo quanto per i percettori di Assegno sociale e pensione di invalidità civile, l’incremento al milione di circa 135 euro viene incrementato di 20 euro a partire dal 2026.
Pensioni, aumenti a luglio con la quattordicesima
Una volta completati questi passaggi, i successivi aumenti delle pensioni saranno quelli ordinari previsti dalla normativa. A partire dal pagamento della quattordicesima che è sempre in programma a luglio per coloro che hanno compiuto almeno 64 anni di età e risultano percettori di una pensione il cui importo non supera di due volte il valore del trattamento minimo.
Gli importi non cambiano rispetto agli anni scorsi: a seconda del reddito, degli anni di contributi e della gestione di appartenenza, si va da 336 a 655 euro.
Ultimi aumenti solo a dicembre
Dopodiché non credete a chi annuncerà aumenti delle pensioni nei mesi successivi. Il successivo cedolino più ricco sarà quello di dicembre, quando tra tredicesima e stop delle addizionali regionali e comunali ne risulterà un assegno più ricco, con l’aggiunta anche del bonus tredicesima da circa 154 euro per chi ne ha diritto e la quattordicesima per coloro che non l’hanno presa a luglio in quanto ne hanno maturato i requisiti successivamente.
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