Pensioni, online il cedolino di gennaio con buone e cattive notizie

Simone Micocci

29 Dicembre 2025 - 09:33

Pensioni, nell’area personale MyInps c’è il cedolino di gennaio. Ecco l’anteprima su importi e conguaglio per la pensione pagata tra questa e la prossima settimana.

Pensioni, online il cedolino di gennaio con buone e cattive notizie

È online il cedolino della pensione di gennaio, consultabile nell’area personale MyInps. Un appuntamento molto atteso, perché la prima mensilità dell’anno è sempre una delle più “delicate”: accanto agli aumenti dovuti alla rivalutazione, infatti, possono anche comparire trattenute importanti che incidono in modo netto sull’importo effettivamente pagato.

Nel dettaglio, gennaio è il mese in cui entrano in vigore i nuovi importi rivalutati, ma è anche quello in cui l’Inps effettua il conguaglio fiscale sull’anno precedente, ricalcolando Irpef e addizionali. Sullo stesso cedolino tornano inoltre le addizionali regionali e comunali, sospese a dicembre, mentre il taglio dell’Irpef previsto dalla riforma non trova ancora applicazione. A completare il quadro c’è poi il pagamento posticipato rispetto agli altri mesi, legato alle regole sul giorno bancabile di gennaio.

Il risultato è un cedolino che può riservare sorprese in positivo o in negativo, a seconda della situazione personale del pensionato: vediamo quindi cosa cambia con la pensione di gennaio, quando arriva il pagamento e chi rischia di ritrovarsi con un assegno più basso del previsto.

Quando viene pagata la pensione di gennaio

Il pagamento della pensione di gennaio segue regole diverse rispetto a quelle degli altri mesi ed è proprio questo uno degli aspetti che crea più confusione tra i pensionati. La normativa prevede infatti che, di norma, le pensioni vengano accreditate il primo giorno bancabile del mese, ma gennaio rappresenta un’eccezione.

Per la prima mensilità dell’anno, infatti, l’Inps dispone il pagamento nel secondo giorno bancabile, perché sul cedolino confluiscono una serie di operazioni aggiuntive, a partire dall’applicazione della rivalutazione annuale degli importi e dal conguaglio fiscale. Si tratta pertanto di un tempo tecnico necessario all’Istituto per aggiornare i sistemi e rendere definitivi gli importi.

Questo significa che la data di pagamento non è uguale per tutti. Chi riscuote la pensione in posta può beneficiare del fatto che il sabato è considerato giorno bancabile: in questo caso l’accredito o il ritiro avviene già sabato 3 gennaio. Per chi invece riceve la pensione in banca, il sabato non rientra tra i giorni utili e il pagamento slitta a lunedì 5 gennaio.

Rivalutazione delle pensioni, ecco gli aumenti di gennaio

Nel cedolino di gennaio trovano applicazione gli aumenti legati alla rivalutazione delle pensioni, che per il 2026 è fissata in via definitiva all’1,4%. Si tratta dell’adeguamento ordinario all’inflazione, applicato secondo il meccanismo a scaglioni previsto dalla legge.

Più precisamente, per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, l’aumento è pieno. In termini reali, una pensione lorda di 1.000 euro cresce di circa 14 euro al mese, una da 1.500 euro aumenta di poco più di 21 euro, mentre un assegno da 2.000 euro registra un incremento intorno ai 28 euro mensili.

Superate le quattro volte il minimo, la rivalutazione si riduce. Sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo si applica il 90% del tasso, mentre sulla parte eccedente le cinque volte il minimo l’aumento scende al 75% dell’1,4%. È per questo che, al crescere dell’importo della pensione, l’aumento effettivo risulta via via più contenuto. Una pensione lorda di 3.000 euro, ad esempio, beneficia comunque di un incremento mensile che supera i 40 euro, ma con una percentuale più bassa rispetto agli assegni medio-bassi.

Ricordiamo poi che per le pensioni pari o inferiori al trattamento minimo opera anche la rivalutazione straordinaria, prorogata fino al 2026 ma ridotta rispetto al 2025. Dopo il +2,2% riconosciuto lo scorso anno, l’incremento aggiuntivo scende infatti all’1,3%. Pertanto, il trattamento minimo passa dai 603,40 euro del 2025 a 611,85 euro mensili grazie alla rivalutazione ordinaria dell’1,4%. A questo importo si aggiunge anche l’incremento straordinario dell’1,3%, che consente ai pensionati interessati di arrivare fino a circa 619,80 euro al mese. L’aumento complessivo resta quindi nell’ordine di una quindicina di euro, ben lontano dalle aspettative create negli ultimi anni quando si puntava l’obiettivo su 1.000 euro al mese.

Va infine ricordato che tutti questi aumenti sono lordi. Sul netto effettivamente pagato a gennaio incidono le trattenute fiscali, che proprio in questa mensilità tornano a farsi sentire con il conguaglio e il ripristino delle addizionali regionali e comunali.

Conguaglio sulla pensione: cosa succede a gennaio

Il cedolino di gennaio è anche quello del conguaglio fiscale. In questa fase l’Inps ricalcola in modo definitivo le imposte dovute sull’intero reddito pensionistico dell’anno precedente, verificando se le trattenute effettuate mese per mese siano state sufficienti.

Durante l’anno l’Irpef viene infatti calcolata in via presuntiva. Se nel frattempo il reddito aumenta - ad esempio per arretrati, ricostituzioni o somme una tantum - a fine anno può emergere un debito fiscale. In questo caso l’Inps recupera la differenza direttamente sulla pensione di gennaio, agendo come sostituto d’imposta.

Quando il debito è elevato, la trattenuta può ridurre in modo significativo l’assegno, fino ad arrivare nei casi più estremi anche all’azzeramento della mensilità, con eventuale recupero che prosegue a febbraio. Per i pensionati con redditi annui fino a 18.000 euro lordi, però, è prevista una tutela: se il conguaglio supera i 100 euro, il recupero avviene in forma rateizzata, con trattenute distribuite da gennaio a novembre, così da limitare l’impatto sul singolo cedolino.

Imposte e ritorno delle addizionali

Con il rateo di gennaio tornano a incidere sul cedolino anche le imposte, dopo la pausa di dicembre. In particolare ripartono le addizionali regionali e comunali riferite al 2025, che erano state sospese nell’ultima mensilità dell’anno. Queste trattenute vengono spalmate in 11 rate, da gennaio a novembre, e incidono mese dopo mese sull’importo netto della pensione. C’è poi un ulteriore passaggio da tenere presente. A partire da marzo scattano anche le addizionali comunali in acconto per il 2026, che si aggiungono alle trattenute già in corso.

Non tutte le prestazioni sono però coinvolte. Restano escluse le pensioni e gli assegni di invalidità civile, l’Assegno sociale e, più in generale, tutte le prestazioni non soggette a imposizione fiscale.

Va chiarito infine che nel cedolino di gennaio l’Irpef continua a essere calcolata con le aliquote attualmente in vigore: 23%, 35% e 43%. Il taglio dell’aliquota del secondo scaglione, dal 35% al 33%, non ha ancora effetti operativi e potrà riflettersi sulle pensioni solo nei mesi successivi, dopo l’approvazione definitiva della legge di Bilancio.

È anche per questo che, nonostante l’aumento lordo dovuto alla rivalutazione, l’assegno netto di inizio anno risulta spesso più basso o comunque inferiore alle attese.

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