Pensioni, Ape volontaria: primi assegni a luglio. Possibile stop con Governo Lega-M5S

Pensioni, 4.200 domande di Ape volontaria presentate all’INPS nei primi mesi del 2018, a luglio saranno erogati i primi assegni. Una possibilità di andare in pensione anticipata che non pesa sulle casse dello Stato ma che non entra nel Contratto di governo tra Lega e M5S.

Pensioni, Ape volontaria: primi assegni a luglio. Possibile stop con Governo Lega-M5S

Tutto pronto per dare il vero avvio all’Ape volontaria: a partire dal mese di luglio dovrebbero essere erogate le prime pensioni.

Sono state presentate, ad oggi e a poco più di un mese dall’avvio della possibilità di presentare domanda, ben 4.200 domande di Ape volontaria, la pensione anticipata finanziata dalle banche che consente di uscire dal mercato del lavoro a 63 anni e 20 mesi di contributi.

A pagare l’Ape volontaria non è l’INPS (e di riflesso lo Stato) ma lo stesso lavoratore, al quale è offerta la possibilità di accedere al prepensionamento fino a 43 mesi prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia attraverso la richiesta di un prestito.

Nonostante il discreto successo della misura e l’impatto quasi nullo sui conti pubblici, l’Ape volontaria non è tra i punti del programma di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle sulle pensioni che, invece, puntano all’abolizione della Legge Fornero.

Una misura ben più costosa con la quale l’Esecutivo Giallo-Verde punta all’introduzione della Quota 41 per tutti, della Quota 100 e dell’Opzione Donna.

Pensioni, Ape volontaria: primi assegni da luglio 2018

Con un numero totale di 4.200 domande presentate all’INPS, è pari a 173 milioni di euro la somma totale dei finanziamenti richiesti ad oggi per l’accesso all’Ape volontaria, per un totale di circa 40.000 euro di prestito richiesto da ciascun contribuente.

I dati, forniti dal Sole24Ore, mostrano il successo della forma di pensione anticipata attualmente in vigore per la quale sono richiesti requisiti meno stringenti.

Per andare in pensione anticipata con l’Ape volontaria è sufficiente aver compiuto 63 anni di età ed aver versato almeno 20 anni di contributi: la pensione è finanziata mediante un prestito erogato dalle banche aderenti all’accordo Inps-ABI (attualmente soltanto Intesa San Paolo), e la restituzione dell’importo è effettuata in rate mensili a partire dalla data di maturazione del requisito anagrafico per l’accesso alla pensione ordinaria e per i 20 anni successivi.

L’Ape volontaria è stata una delle novità di maggior rilievo introdotte con la riforma delle pensioni della Legge di Bilancio 2017 ma il vero avvio della misura è stato possibile soltanto a partire dal mese di aprile 2018, dopo non poche criticità.

Ritardi che, si spera, non riguarderanno anche la fase di erogazione degli assegni: le prime pensioni con l’Ape volontaria dovrebbero essere liquidate a partire dal mese di luglio, con pensioni pari a 925 euro di media mensile.

Ape volontaria fuori dalle novità sulle pensioni del Governo Lega-M5S

Se le previsioni saranno confermate, per l’Ape volontaria sarà vita breve: nel Contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 Stelle non si fa cenno ad una possibile proroga della misura, che potrebbe essere cancellata automaticamente al termine della fase di sperimentazione.

Per il momento, l’Ape volontaria è prevista in vigore fino al 31 dicembre 2019 ma, a conti fatti, è ipotizzabile che non vi sarà alcuna proroga: più che una valutazione in termini di costi-benefici, lo stop alla pensione anticipata finanziata dalle banche rappresenterebbe una delle mosse di rottura del Governo Giallo-Verde rispetto alle politiche previdenziali dell’Esecutivo a guida PD.

L’Ape volontaria, insieme all’Ape social, alla quota 41 per i precoci e ai benefici per i lavori usuranti, sono state le misure in materia di pensioni introdotte dal Governo Renzi-Gentiloni per limitare gli effetti negativi della riforma Fornero.

La riforma delle pensioni M5S-Lega punta a ben altro: superamento della legge Fornero, Quota 41 per tutti, Quota 100 e estensione dell’Opzione Donna, per un totale di 8,1 miliardi di euro necessari. Un conto salato, pagato in parte proprio con l’abolizione delle misure di flessibilità in uscita attualmente in vigore.

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