Il passaporto cambia. Ecco tutte le novità che interessano i viaggiatori con l’arrivo del nuovo anno.
Siamo abituati a collegare l’inizio di un nuovo anno a importanti cambiamenti, ma per il 2026 le novità in arrivo sono davvero tante, soprattutto per quanto riguarda il settore dei viaggi. Il passaggio all’euro della Bulgaria, le modifiche della circolazione stradale e anche le nuove regole del passaporto. Il documento di viaggio affronta in particolare un duplice giro di innovazioni. Già da dicembre 2025 è cambiata la procedura per la richiesta e il pagamento del passaporto in Italia, mentre dal gennaio 2026 cominceranno a esserci ulteriori differenze nell’uso del documento per viaggiare nell’Ue. È stata infatti introdotta gradualmente una nuova procedura di controllo delle frontiere, che a partire dallo scorso ottobre si basa su un sistema di monitoraggio più snello e sofisticato. A gennaio si attende un’ulteriore tappa di questo processo, che dovrà essere completato entro aprile 2026. Ecco cosa c’è da sapere.
Nuove regole del passaporto
La gestione delle frontiere europee (Ees) è stata affidata a un sistema digitale progettato per ottenere controlli più sicuri e al contempo più veloci. Il monitoraggio degli ingressi e delle uscite dal territorio comunitario diventa più avanzato, sfruttando il controllo dei dati biometrici e un database per garantire la comunicazione tra i diversi Stati. Ciò cambia radicalmente le modalità di controllo, perciò si dovrà presto salutare i cari timbri sul passaporto. Non ci sarà più questa prassi manuale, ormai superabile ma pur sempre parte integrante dell’immaginario comune legato ai viaggi.
Molti sono scontenti perché sono da tempo abituati a collezionare timbri sul passaporto e la considerando una parte integrante dell’esperienza di viaggio, ma dovranno comunque imparare a farne a meno. La scansione dei dati biometrici, che includono impronte digitali, riconoscimento facciale e scansione dell’iride, insieme al controllo dei normali dati contenuti dal passaporto, consentiranno infatti di saltare completamente l’apposizione e il controllo dei timbri. Il nuovo sistema è decisamente più sicuro, quasi impossibile da falsificare e molto preciso. Tutti i dati ottenuti dallo screening digitale saranno registrati nel sistema di monitoraggio IT, con le opportune cautele per tutelare la privacy dei viaggiatori.
Qualche hub ha già cominciato ad adeguarsi dal mese di ottobre, tra cui in Italia aeroporti di Fiumicino e di Malpensa e i porti di Genova e Civitavecchia, ma da gennaio l’implementazione del nuovo metodo di controllo diventerà quasi completa, dovendo essere ultimata entro il 10 aprile 2026. Naturalmente i controlli, e di conseguenza anche le novità, riguardano esclusivamente i viaggiatori che si sposteranno oltre le frontiere europee. Chi viaggerà verso Stati extracomunitari o farà ritorno da Stati extracomunitari sarà soggetto alla nuova procedura, mentre non ci saranno differenze per la regolamentazione dei viaggi interni (anche perché nell’Ue e nello spazio Schengen non è necessario il passaporto).
Cos’altro è cambiato
Come anticipato, non c’è soltanto la questione dei timbri a cambiare le regole dei passaporti. Dal 1° dicembre 2025, infatti, è in vigore una nuova procedura per la richiesta in Italia. Nel dettaglio, non sarà più possibile pagare con il bollettino postale per ottenere il documento di viaggio, bensì sarà obbligatorio l’utilizzo di PagoPa. Il rilascio del passaporto elettronico, inoltre, ha un costo aggiornato di circa 42,70 euro per il libretto e 73,50 euro per il contributo amministrativo.
Per richiedere il passaporto elettronico, inoltre, sarà obbligatorio prenotare l’appuntamento con l’identità digitale (Spid o Cie) presso la Questura e gli uffici di Polizia competenti sul territorio. Per chi si trova all’estero, invece, resta ovviamente la possibilità di richiedere il passaporto presso le ambasciate e i consolati italiani. Viene inoltre prevista una procedura specifica per il rilascio del passaporto in seguito a denunce di furto o smarrimento, mentre il “rinnovo” scompare definitivamente anche dai testi legislativi (dove era ancora citato).
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