Pace contributiva: cosa prevede l’ipotesi di “condono” per finanziare la Quota 100

Non solo fisco: anche i contributi potrebbero rientrare nell’ipotesi di condono che sarà inserito nella Legge di Bilancio 2019. Ecco cosa prevede e come funziona la pace contributiva proposta per finanziare la riforma pensioni Quota 100.

Pace contributiva: cosa prevede l'ipotesi di “condono” per finanziare la Quota 100

È il capitolo dedicato alla pace contributiva una delle novità principali di cui si sta parlando in questi giorni e che potrebbe rientrare nella corposa Legge di Bilancio 2019.

Il condono dei contributi INPS sarà uno dei tasselli della pace fiscale, ovvero di quello che è stato definito come il nuovo condono dei debiti con il Fisco fortemente voluto dalla Lega.

Cresce l’attesa per capire cosa prevede l’ipotesi di condono contributivo e soprattutto come funzionerà la procedura di conciliazione con l’Erario che serve al Governo per finanziare in parte la Quota 100, il piatto forte della riforma delle pensioni.

A differenza delle ipotesi trapelate inizialmente, tuttavia, la pace contributiva non sarà un vero e proprio condono ma una novità pensata per consentire di recuperare i periodi contributivi persi in caso di disoccupazione o in caso di carriere discontinue. L’agevolazione potrebbe essere estesa anche al riscatto della laurea, che diventerebbe quindi meno costoso.

Ad accedervi potrebbero essere non solo i lavoratori dipendenti ma anche gli autonomi titolari di partita IVA, per i quali il capitolo pensioni della pace fiscale consentirebbe di riscattare i periodi di contributi non versati senza dover sottostare ai requisiti attualmente previsti dall’INPS.

Proviamo a capirci di più e vediamo di seguito come potrebbe funzionare la pace contributiva, quanto sarà necessario pagare e chi potrebbe accedere al condono dei contributi INPS, parte importante della Legge di Bilancio 2019.

Pace contributiva: cosa prevede l’ipotesi di “condono” per finanziare la Quota 100

La pace contributiva è uno dei tasselli del cantiere della riforma delle pensioni che prenderà corpo nella Legge di Bilancio 2019, una novità che si affiancherebbe seppur differenziata al condono fiscale ormai dato quasi per certo.

A differenza della pace fiscale, il capitolo dedicato ai contributi è pensato non per agevolare chi non ha versato i contributi pur lavorando a tutti gli effetti (chi ha evaso, in sintesi) ma chi a causa di carriere discontinue o di inattività vorrà recuperare parte dei contributi Inps persi.

A confermarlo è stato anche il Sottosegretario al Lavoro Durigon durante il Forum commercialisti 2018.

Chi potrà accedere alla pace contributiva

Sarebbero quindi due le categorie di contribuenti ammessi al “condono” dei contributi: lavoratori dipendenti ed autonomi con buchi contributivi e chi ha perso il lavoro e non ha diritto all’indennità di disoccupazione.

Le novità in merito emergono ormai quotidianamente, anche perché la pace fiscale e contributiva farà da base economica alle importanti misure in materia di fisco e lavoro che il Governo intende introdurre a partire del 1° gennaio 2019.

Tra queste è il capitolo pensioni quello più delicato dal punto di vista della sostenibilità economica e la pace contributiva servirebbe per finanziare l’importante progetto della Quota 100.

Come potrebbe funzionare il condono dei contributi INPS

La possibilità di regolarizzare i periodi di vuoto contributivo riscattando quelli cui non sono stati effettuati i versamenti previdenziali dovrebbe riguardare il periodo dal 1996 in poi. In pratica si tratterebbe degli anni in cui si applica il sistema di calcolo contributivo.

Ancora non è chiaro come funzionerà la pace contributiva (qualora dovesse rientrare nella Legge di Bilancio 2019). Quel che è certo è che sarà di gran lunga più conveniente rispetto all’attuale possibilità di contribuzione volontaria già prevista dall’INPS.

Quanto costerà versare i contributi INPS mancanti

Attualmente non è ancora chiaro quanto si dovrebbe pagare per aderire alla pace contributiva e colmare i periodi di vuoto.

Un confronto può tuttavia essere fatto guardando alle regole previste dalla contribuzione volontaria. Così come analizzato dal consulente del lavoro Enzo De Fusco, intervistato da La7, ad oggi un contribuente con redditi fino a 10.500 euro è tenuto a versare un minimo di 3.500 euro di contributi e la somma aumenta in proporzione al reddito

Una cifra corposa che non considera i possibili sconti e le agevolazioni che potrebbero essere inserite in Legge di Bilancio 2019 nonché l’eventuale possibilità di deduzione dal reddito dei contributi versati.

Pace contributiva conviene? Critiche INPS

Vista così sembrerebbe indubbia la convenienza della pace contributiva che, a partire dal 2019, dovrebbe riguardare dipendenti e autonomi e potrebbe consentire di riscattare la laurea ad un prezzo molto più vantaggioso.

Contrario sia all’ipotesi di condono dei contributi che al versamento contributivo per i periodi di vuoto è l’INPS. Il Presidente Boeri ha parlato di un’asimmetria di trattamento tra chi ha pagato a caro prezzo il riscatto contributivo e chi invece potrà aderire alla novità promossa dal Governo Lega e M5S.

Per il Presidente INPS la pace contributiva sarebbe come “concedere ad un cittadino con la casa in fiamme di stipulare un’assicurazione”. Il Governo è tuttavia da tempo in netto contrasto con le opinioni del Presidente INPS ed è difficilmente ipotizzabile che possa essere Boeri a frenare il piano di pace fiscale anche sui contributi.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Contributi Previdenziali

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.