Maxi-multa per chi assume in nero e paga lo stipendio contanti

Simone Micocci

19 Novembre 2018 - 11:15

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Sanzioni elevate per chi assume in nero e nel contempo paga lo stipendio in contanti: ecco quanto stabilito dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Maxi-multa per chi assume in nero e paga lo stipendio contanti

Per i datori di lavoro che oltre ad assumere un lavoratore in nero pagano lo stipendio in contanti è prevista una sanzione molto severa.

In Italia ci sono circa 3,3 milioni di lavoratori impiegati senza regolare contratto (stima della CGIA di Mestre); ci sono quindi moltissimi datori di lavoro che, incuranti delle sanzioni previste dall’attuale normativa decidono di assumere in nero i loro dipendenti così da risparmiare sulle tasse.

I lavoratori impiegati in nero solitamente vengono pagati in contanti, visto che utilizzando metodi di pagamento tracciabili c’è il rischio concreto di essere scoperti. Come noto, però, dal 1° luglio 2018 vige l’obbligo per il datore di lavoro di pagare lo stipendio utilizzando metodi tracciabili (come il bonifico, o anche tramite assegno bancario o circolare) con sanzioni fino a 5.000€ per chi retribuisce i dipendenti in contanti.

A tal proposito la domanda che in molti si sono fatti è: per il datore di lavoro che impiega i propri dipendenti senza regolare contratto, e che per ovvi motivi paga lo stipendio in contanti evitando qualsiasi metodo tracciabile, quali sanzioni si applicano? A fare chiarezza ci ha pensato l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, il quale nella nota 9294 pubblicata lo scorso 9 novembre ha precisato che per i datori di lavoro irregolari si applicano entrambe le sanzioni.

Quindi per chi assume in nero pagando tra l’altro lo stipendio in contanti si prevede una vera e propria maxi-multa, dal momento che i due sistemi sanzionatori possono “pacificamente cumularsi” visto che le norme tutelano due interessi che - per quanto legati tra di loro - “non sono coincidenti”.

Una volta stabilito che per chi paga in contanti un lavoratore assunto in nero si applicano entrambi i regimi sanzionatori, vediamo concretamente quali sono i rischi analizzando gli importi delle multe previste.

Sanzioni per chi assume in nero

È il Decreto Semplificazioni (d.lgs. 151/2015) attuativo del Jobs Act a descrivere le sanzioni previste per i datori di lavoro che non regolarizzano i propri dipendenti. Le sanzioni sono molto severe: in alcune condizioni, infatti, l’importo della multa comminata a chi assume in nero può arrivare anche a 36mila euro.

Per quantificare l’importo della sanzione bisogna considerare il numero di giorni in cui il dipendente ha lavorato senza aver firmato alcun contratto. Nel dettaglio, per i primi 30 giorni di impiego effettivo si applica una sanzione che va dai 1.500€ ai 9.000€ per ogni lavoratore irregolare.

Per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo compreso tra i 31 e i 60 giorni, invece, la sanzione è elevata ad un minimo di 3.000€ ad un massimo di 18.000€. Infine, la sanzione varia da 6.000€ a 36.000€ per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo superiore ai 60 giorni.

Le suddette sanzioni possono anche essere soggette a maggiorazioni. La normativa vigente, infatti, stabilisce che qualora l’impiegato irregolare sia allo stesso tempo uno straniero sprovvisto del permesso di soggiorno, oppure un minore in età non lavorativa, l’importo della sanzione è incrementato del 20%.

Sanzioni per chi paga lo stipendio in contanti

A queste sanzioni, poi, si aggiungono quelle previste per il pagamento dello stipendio in contanti, una pratica che per ovvi motivi è particolarmente diffusa tra i datori di lavoro che assumono in nero.

Nel dettaglio, per la violazione del divieto di pagamento in contanti delle retribuzioni si applica una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 1.000€ ad un massimo di 5.000€.

Sull’importo della sanzione per chi paga lo stipendio in contanti è intervenuto l’Ispettorato Nazionale del Lavoro il quale ha specificato che il regime sanzionatorio si riferisce alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro; quindi, nel quantificare la sanzione si deve tener conto esclusivamente del numero di mesi per i quali si è protratto l’illecito.

Sempre l’INL ha riportato un esempio per chiarire al meglio quest’ultimo concetto. Prendiamo che un datore di lavoro per 3 mensilità abbia corrisposto lo stipendio in contanti ai suoi due dipendenti, trasgredendo così le regole introdotte dal 1° luglio scorso.

Per questo la sanzione ammonta a 1.666,66€ (importo della sanzione in misura ridotta) moltiplicato per tre, ovvero il numero delle mensilità in cui lo stipendio è stato pagato in contanti. Complessivamente, quindi, l’importo della sanzione è pari a 5.000€; questo dovrà essere contestato in un unico verbale, indipendentemente dal numero dei lavoratori interessati dalla violazione.

Prima di concludere vi ricordiamo che l’obbligo del pagamento dello stipendio con metodi tracciabili non si applica per i lavoratori domestici; la retribuzione di colf e badanti, quindi, può essere ancora pagata in contanti.

Di conseguenza, per chi assume in nero un collaboratore domestico pagandogli lo stipendio in contanti, si applicano solamente le sanzioni previste per il lavoro nero.

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