Lavoro nero, allarme in Italia: sanzioni e rischi per il datore di lavoro

In Italia ci sono più di 3,3 milioni di lavoratori irregolari: è compito del dipendente denunciare il datore di lavoro, il quale rischia sanzioni fino a 36mila euro.

Lavoro nero, allarme in Italia: sanzioni e rischi per il datore di lavoro

In Italia è allarme lavoro nero: come stimato dalla CGIA di Mestre, nel nostro Paese ci sono più di 3,3 milioni di lavoratori invisibili, per un “mercato” di 77,3 miliardi di fatturato (con il quale al Fisco vengono sottratti più di 42 miliardi di euro).

Quindi nonostante le pesanti sanzioni per quelle aziende che impiegano dipendenti senza regolare contratto, il problema del lavoro nero in Italia è ancora lontano da una risoluzione; anzi, secondo la CGIA di Mestre questa situazione potrebbe persino peggiorare adesso che sono stati aboliti i voucher (ed è per questo che ne chiede il ripristino).

Come appena anticipato, però, il datore di lavoro che assume senza regolare contratto corre un grosso rischio; infatti, in caso di denuncia alle autorità, o di un accertamento da parte della Guardia di Finanza, questo rischia delle pesanti conseguenze, con sanzioni che possono raggiungere persino i 36mila euro.
D’altronde essere assunto regolarmente è un diritto del dipendente e per questo il datore di lavoro che per risparmiare sulle tasse non tutela questo diritto va denunciato.

In questo articolo vogliamo darvi tutte le informazioni necessarie per rivendicare il diritto di lavorare assunti regolarmente, per denunciare i datori di lavoro che non rispettano le attuali normative.

Vediamo quali sono le sanzioni - in particolar modo per il datore di lavoro - e in che modo denunciare l’assenza di contratto.

Cos’è il lavoro nero?

Per lavoro in nero (lavoro irregolare) si intende un rapporto subordinato instaurato senza che il datore di lavoro adempia all’obbligo di procedere all’invio della comunicazione alle autorità (Centro per l’Impiego, Inps o Inail a seconda del tipo di attività di lavoro).

Il lavoro in nero è contro la legge; queste situazioni sono regolate da normative dedicate e sono previste anche delle sanzioni per il datore di lavoro “beccato” ad avere dei dipendenti pagati in nero. Questa soluzione però non sembra essere abbastanza per fermare il fenomeno.

Ancora oggi, infatti, sono tantissimi i lavoratori assunti in nero, senza regolare contratto, dai datori di lavoro incuranti delle sanzioni previste dalla legge.

Denunciare il lavoro in nero è possibile, anche in forma anonima, e in alcuni casi è l’unica strada da percorrere nel tentativo di migliorare il mercato del lavoro in Italia.

Alcune volte però sono gli stessi lavoratori a richiedere di essere assunti in nero, non volendo rinunciare allo status da disoccupato e ai benefici che ne derivano (ad esempio l’indennità Naspi). In questo caso, qualora le autorità si accorgano dell’impiego senza contratto, non è solo il datore di lavoro a rischiare una sanzione ma, come vedremo meglio di seguito, anche il dipendente.

Denunciare il lavoro in nero è un dovere

Il lavoro in nero è una realtà affermata in Italia ma denunciare (anche in forma anonima) il datore di lavoro che assume in nero può essere uno dei tanti passi per dire basta allo sfruttamento della forza lavoro e dei ricatti da parte di alcuni datori di lavoro con un comportamento che va contro la legge.

È vero, ad oggi la necessità è tanta, come le persone costrette ad accettare delle retribuzioni molto basse, senza un regolare contratto, tutela per la sicurezza e per la salute, contributi fiscali e previdenziali.

Il lavoro in nero purtroppo è la soluzione di molte persone che hanno bisogno di soldi, motivo che spinge ad accettare un lavoro non regolare e che induce il datore di lavoro ad avvalersi di manodopera senza un vero contratto.

In una situazione di questo genere non è insolito che il lavoratore subisca pressioni e vessazioni di vario genere: orari di lavoro superiori al dovuto, permessi non concessi, retribuzioni non corrisposte o non versate nei tempi dovuti.

Come denunciare il lavoro in nero

Dato che il lavoro in nero è in tutto e per tutto una violazione della legge e una lesione dei diritti fondamentali dell’individuo, con danno alla dignità e personalità, è bene conoscere quali sono gli strumenti legali e le opportunità a disposizione del lavoratore che intenda reagire a tale ingiustizia.

Vediamo quali sono i passi da percorrere per far valere i propri diritti :

  • denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza, trovando il contatto presso le pagine gialle;
  • riportare dati relativi all’attività e alle mansioni svolte, indicando l’indirizzo della ditta, il giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepita;
  • procurarsi prove documentali attestanti il lavoro effettuato ed eventuali prove testimoniali a sostegno della denuncia.

Il passo successivo è quello di rivolgersi all’ufficio vertenze e legale di un Sindacato (Cgil, Cisl, Uil, Ugil) per ottenere la consulenza delle associazioni di categoria con dei costi decisamente inferiori a quelli richiesti da un professionista abilitato.

Gli operatori investiti della causa provvedono ad aprire la pratica.

L’organizzazione sindacale provvedere a svolgere le attività per addivenire ad una conciliazione mediante una contrattazione e pacifica gestione della controversia. Qualora l’azienda non sia disponibile ad una definizione bonaria della problematica, gli studi legali convenzionati con il sindacato provvederanno a prendere in mano la pratica per gestire la causa davanti al Giudice del Lavoro.

Nella fase di preparazione della vertenza verranno coinvolti anche l’Inps e l’Inail e l’Asl di competenza territoriale che si occuperanno di appurare le irregolarità di loro competenza.

L’INAIL verrà infatti coinvolto per controllare che il datore di lavoro tuteli i diritti contributivi e previdenziali del prestatore d’opera. L’ASL interverrà invece nel caso in cui vengano denunciate irregolarità connesse a condizioni igienico sanitarie o alla sicurezza sul lavoro non a norma per i lavoratori.

Un altro modo per denunciare la propria condizione di lavoratore in nero è quello di rivolgersi alla Guardia di Finanza e sporgere denuncia. Quest’ultima può essere effettuata nel totale anonimato.

Sanzioni per il datore di lavoro

Le sanzioni per il datore di lavoro che assume in nero sono indicate nel Decreto Semplificazioni (d.lgs. 151/2015) attuativo del Jobs Act.
Il legislatore in questo caso ha usato il pugno duro per chi assume un dipendente senza regolare contratto, prevedendo sanzioni che possono arrivare fino a 36mila euro.
L’importo della sanzione per il datore di lavoro varia a seconda dei giorni d’impiego del dipendente in nero:

  • da 1.500€ a 9.000€: per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo;
  • da 3.000€ a 18.000€: per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo compreso tra i 31 e i 60 giorni;
  • da 6.000€ a 36.000€: per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo superiore ai 60 giorni.

Inoltre, se l’impiegato è uno straniero senza permesso di soggiorno l’importo della sanzione è aumentato del 20%. Stesso aumento previsto nei casi di impiego di minori in età non lavorativa.

In soccorso del datore di lavoro c’è lo strumento della diffida obbligatoria con il quale è possibile mettersi a riparo dal pagamento della sanzione.

Questo prevede che il lavoratore venga regolarizzato entro un periodo di 120 giorni con contratto a tempo indeterminato, o determinato (non inferiore a tre mesi).

Una volta che il datore di lavoro dimostra l’avvenuta regolarizzazione del contratto incorrerà in una sanzione di misura minima.

Sanzioni per il lavoratore

Il dipendente assunto in nero dal datore di lavoro è considerato la parte debole del rapporto e per questo non rischia alcuna sanzione se viene scoperto a lavorare in nero. Anzi, in questo modo il dipendente può sperare che il datore di lavoro, per evitare di dover pagare una nuova sanzione, decida di regolarizzare il suo contratto.

Ci sono dei casi, però, in cui anche il dipendente in nero è soggetto a sanzione: infatti, se un disoccupato viene scoperto a lavorare in nero viene subito segnalato alla Procura della Repubblica.

Le sanzioni, variano a seconda se il lavoratore percepisce oppure no la disoccupazione.

Nel dettaglio:

  • l’impiegato in nero che ha presentato all’INPS, o ad un centro per l’impiego, lo status di disoccupato (ma non percepisce alcuna indennità) commette il reato di Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (ex art 483 del Codice Penale) per il quale è prevista una sanzione fino a due anni;
  • l’impiegato in nero che percepisce l’indennità di disoccupazione, oppure che ha beneficiato di altri ammortizzatori sociali grazie al suo status di disoccupato rischia una contestazione per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art 316-ter del Codice Penale). In questo caso la reclusione va dai sei mesi ai quattro anni, ma se la somma indebitamente percepita è inferiore a 4mila euro si applica una sanzione amministrativa che va dai 5.164 ai 25.822 euro. La sanzione non può superare il triplo dell’importo del beneficio percepito.

Quindi, anche se solitamente è il datore di lavoro a rischiare una sanzione per un impiegato assunto in nero ci sono dei casi in cui anche il dipendente deve stare attento.

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