L’inchiesta sullo sfruttamento dei rider di Glovo e Deliveroo si allarga. La Procura di Milano ora verifica anche la posizione dei ristoratori che vendono sulle piattaforme di food delivery.
La recente inchiesta della Procura di Milano sul food delivery amplia il perimetro delle verifiche e coinvolge anche i ristoranti che si affidano alle app per le consegne a domicilio. Dopo i controlli avviati nei confronti delle piattaforme Glovo e Deliveroo, l’attenzione delle autorità si è spostata su chi utilizza questi servizi per vendere i propri piatti. Al centro della vicenda resta il presunto sfruttamento dei rider e il mancato rispetto delle norme previste dalla legge.
L’indagine prende ora in esame l’intero percorso dell’ordine, dall’acquisto tramite applicazione fino alla consegna al cliente. L’ipotesi al vaglio è quella di caporalato e gli inquirenti intendono verificare se il sistema con cui vengono organizzate le consegne garantisca paghe corrette e tutele adeguate a chi pedala o guida per portare il cibo a domicilio. Le verifiche si concentrano principalmente su compensi, turni di lavoro e contributi e, se dovessero emergere irregolarità, la valutazione potrebbe dunque estendersi anche ai ristoratori che traggono profitto dal servizio.
I controlli sulle piattaforme
Come anticipato, nei mesi scorsi i controlli hanno riguardato operatori come Glovo e Deliveroo, nei cui confronti è stato disposto il controllo giudiziario con la nomina di un amministratore incaricato di vigilare sull’organizzazione del lavoro. In quel caso, le verifiche si sono concentrate sui meccanismi di assegnazione delle consegne e sui criteri con cui vengono calcolati i compensi dei rider.
Secondo gli atti dell’indagine, il sistema avrebbe consentito l’impiego di lavoratori in condizioni ritenute irregolari. Gli investigatori stanno passando al vaglio flussi di pagamento e accordi contrattuali per verificare la coerenza tra le prestazioni richieste e quanto effettivamente riconosciuto dalle aziende che gestiscono il servizio di delivery.
Ora, la novità riguarda il (possibile) coinvolgimento dei ristoranti convenzionati. I magistrati stanno acquisendo infatti i contratti stipulati con le piattaforme per capire quale sia il ruolo del locale nella gestione del servizio di consegna e se esistano obblighi di controllo sulle condizioni di lavoro dei rider.
Responsabilità solidale e rischi per i ristoratori
Al centro della nuova indagine c’è il tema della responsabilità solidale, che in determinate situazioni consente di chiamare a rispondere anche chi beneficia dell’attività lavorativa svolta da altri. Se il servizio di consegna è parte integrante dell’offerta commerciale del ristorante, la valutazione potrebbe estendersi oltre la piattaforma che organizza materialmente il lavoro.
Gli inquirenti stanno verificando il peso economico del delivery nei bilanci dei locali e il grado di integrazione del servizio nell’attività quotidiana. L’obiettivo è chiarire se il ristoratore possa considerarsi un semplice cliente della piattaforma oppure un soggetto inserito a pieno titolo nella filiera che genera il servizio. Nei casi più gravi, qualora emergesse una consapevolezza delle condizioni di lavoro irregolari o un vantaggio economico diretto da quel sistema, si potrebbe arrivare alla contestazione del concorso nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Al momento, però, non risultano contestazioni formali nei confronti dei ristoranti coinvolti nelle acquisizioni di documenti. L’indagine è ancora nella fase delle verifiche tecniche e punta a ricostruire con precisione i rapporti tra piattaforme, rider e locali convenzionati, sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA