La maternità anticipata viene pagata al 100%?

Giorgia Dumitrascu

8 Gennaio 2026 - 15:18

La maternità anticipata può essere pagata all’80% o al 100% in base alla causa dell’astensione e al contratto collettivo applicato.

La maternità anticipata viene pagata al 100%?

La maternità anticipata non è sempre pagata allo stesso modo. In alcuni casi lo stipendio resta pieno, in altri si riduce all’80%, anche se la lavoratrice è regolarmente in astensione per motivi di salute o sicurezza.

È qui che nasce il dubbio: la maternità anticipata viene pagata al 100% oppure no? La risposta dipende da più fattori, dal motivo per cui l’astensione è stata disposta, dal tipo di provvedimento adottato e, soprattutto, dal contratto applicato. La legge garantisce una tutela economica minima, ma non sempre assicura la retribuzione piena.

Cos’è la maternità anticipata?

La maternità anticipata è una forma di astensione dal lavoro tutelata dalla legge, prevista quando la prosecuzione dell’attività può mettere a rischio la salute della lavoratrice o del nascituro. Gli artt. 16 e 17 del D. lgs. n. 151/2001 disciplinano i casi in cui l’astensione può iniziare prima del congedo di maternità obbligatorio.

La maternità è anticipata se la gravidanza presenta complicanze mediche certificate oppure quando l’ambiente o le mansioni svolte risultano incompatibili con lo stato di gravidanza e non è possibile l’assegnazione a compiti alternativi. In questi casi l’astensione può essere disposta dall’ASL o dall’Ispettorato del lavoro, a seconda della causa.
Occorre chiarire che l’astensione anticipata non riduce né assorbe il periodo di maternità obbligatoria. Le due tutele si susseguono, prima l’astensione anticipata, poi, senza interruzioni, quella obbligatoria. Cambia però il titolo giuridico dell’assenza, e talvolta anche il trattamento economico.

Da quando parte la maternità anticipata e chi la paga

La maternità anticipata inizia dal momento in cui viene accertata la condizione che ne giustifica l’attivazione. Quindi, può iniziare molto prima del settimo mese, se la gravidanza è a rischio o se le mansioni svolte non sono compatibili con lo stato di gravidanza.

“La maternità anticipata decorre dal giorno indicato nel provvedimento che la autorizza, non dalla data della richiesta”.

A determinare la decorrenza è il provvedimento medico o amministrativo. Può trattarsi della certificazione sanitaria, in caso di gravidanza a rischio, oppure del provvedimento dell’Ispettorato del lavoro, quando l’astensione dipende da mansioni incompatibili o ambienti pericolosi. È questo il momento da cui scatta il diritto all’indennità economica.
Ma, chi paga la maternità anticipata? L’indennità è a carico dell’INPS, che riconosce una prestazione economica pari all’80% della retribuzione di riferimento.

Nella maggior parte dei casi, però, l’importo viene anticipato in busta paga dal datore di lavoro, che poi lo recupera tramite conguaglio contributivo.

“Chi anticipa il pagamento non coincide sempre con chi sostiene il costo finale”.

L’INPS è il soggetto che eroga l’indennità, mentre il datore di lavoro agisce spesso solo come intermediario. Esistono poi situazioni in cui il pagamento avviene direttamente dall’INPS, ad esempio in assenza di un datore che anticipi le somme o in particolari rapporti di lavoro.

Quanto dura la maternità anticipata e fino a quando viene pagata

La durata della maternità anticipata non è fissa, ma dipende dal motivo per cui viene riconosciuta e dal momento in cui interviene. In linea generale, l’astensione anticipata dura fino all’inizio della maternità obbligatoria, cioè fino ai due mesi che precedono la data presunta del parto (artt. 16 e 17 del D.lgs. 151/2001). Se la gravidanza prosegue senza ulteriori complicazioni, l’astensione anticipata si interrompe automaticamente e subentra il congedo obbligatorio.

La durata, però, può essere più o meno lunga a seconda della causa che l’ha determinata:

  • gravidanza a rischio, l’astensione decorre dalla data indicata nel certificato medico e resta valida finché persiste la condizione che impedisce di lavorare;
  • mansioni incompatibili o ambienti di lavoro pericolosi, dura finché non è possibile assegnare la lavoratrice a compiti alternativi sicuri.

Sul piano economico, il diritto all’indennità copre l’intero periodo di astensione riconosciuto, ma non oltre. Quando la maternità anticipata termina e inizia quella obbligatoria, cambia anche il titolo giuridico della tutela, pur restando la continuità della tutela economica.

La maternità anticipata è pagata al 100%? Dipende dai casi

La maternità anticipata non è sempre pagata al 100%. Dipende dal titolo dell’astensione e dal contratto collettivo applicato. La legge fissa una tutela minima, ma non garantisce in automatico la retribuzione piena.

Quando la maternità anticipata è pagata al 100%

L’INPS riconosce un’indennità pari all’80% della retribuzione, ma in alcuni casi il datore di lavoro integra la quota mancante, portando l’importo al 100%. Ciò accade solo se il contratto collettivo nazionale (CCNL) applicato lo prevede espressamente o se l’azienda riconosce un trattamento migliorativo.

Succede, ad esempio, che una lavoratrice in maternità anticipata per gravidanza a rischio riceva l’intera retribuzione perché il CCNL di riferimento stabilisce l’integrazione dell’indennità INPS. In questo caso, l’80% resta a carico dell’INPS, mentre la differenza è sostenuta dal datore di lavoro.

Quando invece è pagata solo all’80%

In assenza di integrazione contrattuale, la maternità anticipata è pagata solo all’80%, secondo la regola generale prevista dalD.lgs. n. 151/2001. È la situazione più frequente, soprattutto nei casi di astensione anticipata disposta per ragioni sanitarie o ambientali.

La maternità obbligatoria e quella anticipata non sempre ricevono lo stesso trattamento economico. Anche se entrambe sono tutele di legge, la copertura piena non è automatica in entrambe le fasi. In altre parole, il fatto che la lavoratrice sia “in maternità” non significa che lo stipendio resti invariato, il 100% non è la regola, ma l’eccezione.

Interdizione anticipata e maternità: cosa cambia

L’interdizione anticipata per maternità può derivare da due presupposti diversi, che la legge distingue con precisione.

Interdizione per rischio sanitario

Si verifica quando la gravidanza presenta condizioni di rischio per la salute della madre o del nascituro. In questo caso il provvedimento è fondato su certificazione medica e viene rilasciato dall’ASL competente. È una tutela legata allo stato di salute, che prescinde dall’organizzazione del lavoro e che comporta l’astensione anticipata fino all’inizio della maternità obbligatoria.

Dal punto di vista economico, l’indennità segue la disciplina ordinaria prevista dal D.lgs. n. 151/2001, l’INPS riconosce l’80% della retribuzione, salvo integrazioni previste dal contratto collettivo o dal datore di lavoro.

Interdizione per mansioni o ambiente di lavoro

Diverso è il caso in cui la gravidanza non sia patologica, ma le mansioni svolte risultino incompatibili o pericolose (ad esempio per esposizione a rischi fisici, chimici o organizzativi). Qui l’interdizione viene disposta dall’Ispettorato del lavoro, dopo aver verificato che non sia possibile assegnare la lavoratrice ad altre attività sicure.

Anche in questo caso l’indennità base resta quella prevista dalla legge, ma il trattamento economico può variare in base al contratto collettivo applicato.

Maternità anticipata e stipendio: cosa controllare in busta paga

In presenza di maternità anticipata, nel cedolino dovrebbero comparire delle voci, che cambiano in base al tipo di tutela riconosciuta.
Le voci da controllare sono soprattutto queste:

  • indennità di maternità INPS, pari in linea generale all’80% della retribuzione di riferimento;
  • eventuale integrazione a carico del datore di lavoro, prevista solo se il contratto collettivo lo stabilisce;
  • giorni di assenza per maternità anticipata, correttamente indicati come tali e non confusi con malattia o ferie.

Gli errori più frequenti in busta paga riguardano il mancato riconoscimento dell’integrazione prevista dal CCNL; l’errata qualificazione dell’assenza (ad esempio come malattia); importi inferiori dovuti a un calcolo errato della base retributiva.

Cosa fare se l’importo è sbagliato o non viene pagato

Quando la maternità anticipata non viene pagata correttamente, o non viene pagata affatto, il primo controllo va fatto sul cedolino. Occorre verificare se l’assenza è stata qualificata correttamente come maternità anticipata e non, ad esempio, come malattia o assenza non retribuita. Va poi controllato se compare l’indennità INPS e se è presente, quando prevista, l’integrazione a carico del datore di lavoro. Errori frequenti riguardano proprio la mancata applicazione del contratto collettivo o l’uso di una base di calcolo errata.

Se l’importo non torna, il primo passo è un confronto tecnico, spesso è sufficiente rivolgersi all’ufficio del personale o a un patronato per verificare se l’INPS ha riconosciuto l’indennità o se il datore ha anticipato solo una parte di quanto dovuto. In molti casi l’anomalia nasce da una comunicazione incompleta o da un codice errato inserito in fase di gestione della pratica.
Il supporto legale è necessario quando l’errore persiste, quando l’azienda nega l’integrazione prevista dal contratto collettivo o quando l’indennità non viene riconosciuta nonostante i presupposti di legge.

Casi particolari (colf, tredicesima, interruzione della gravidanza)

Ci sono situazioni in cui la maternità anticipata segue regole diverse rispetto allo schema “classico”.

Colf e lavoratrici domestiche

Per le colf e collaboratrici domestiche, l’indennità di maternità è sempre a carico dell’INPS, ma non è prevista l’anticipazione in busta paga, perché il datore di lavoro non funge da sostituto. Inoltre, l’importo è calcolato su parametri diversi rispetto al lavoro subordinato ordinario. È un errore frequente aspettarsi lo stesso trattamento economico previsto per altri settori, nel lavoro domestico la tutela esiste, ma è strutturalmente più limitata.

Maturazione della tredicesima

Durante la maternità anticipata, la tredicesima può maturare solo se il contratto collettivo lo prevede espressamente. L’indennità INPS, da sola, non fa maturare automaticamente mensilità aggiuntive. Anche qui la differenza risiede nel contratto applicato, due lavoratrici in situazioni identiche possono avere esiti economici diversi proprio per questo motivo.

Interruzione della gravidanza e tutela economica

In caso di interruzione della gravidanza oltre il termine previsto dalla legge, la tutela economica non si interrompe in automatico. L’ordinamento riconosce un periodo di protezione assimilato alla maternità, con diritto all’indennità secondo le regole previste per l’astensione obbligatoria.

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