JPMorgan, Dimon spiega perché non comprerebbe azioni o Titoli di Stato USA

Laura Naka Antonelli

21 Luglio 2026 - 13:48

Tutti i motivi di ansia di Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, che non ha alcuna intenzione di investire in azioni o Treasury. Il commento sull’AI.

JPMorgan, Dimon spiega perché non comprerebbe azioni o Titoli di Stato USA

Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan, la banca numero uno per valore di asset negli Stati Uniti, è tornato a prendere la parola, manifestando tutte le sue preoccupazioni per i rischi che stanno minacciando l’economia globale. Rischi che, a suo avviso, gli investitori stanno sottovalutando, visto che “sono più grandi di quanto si pensi”.

Il riferimento di Dimon è stato alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina, ma anche alle tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina, che stanno portando i governi di tutto il mondo a investire di più nella difesa e ad accumulare, di conseguenza, livelli più alti di deficit.

Nell’intervista rilasciata a Wilfred Frost, giornalista della CNBC, il banchiere ha detto praticamente che i mercati non stanno prezzando del tutto la lista crescente di pericoli di natura geopolitica e fiscale.

Lui, invece, Jamie Dimon, li sta prendendo in considerazione, al punto da dire che, a questi livelli di prezzo, non acquisterebbe né azioni, né Treasury - ovvero Titoli di Stato USA - a lungo termine.

Ma fino a che punto gli investitori stanno sottovalutando il rischio di un grande shock? Il manager ha segnalato che è difficile dare una risposta precisa a questa domanda, sottolineando che “è possibile che qualcosa sia prezzato, ma quello che non è prezzato è quanto accade davvero”.

Nell’intervista rilasciata a al podcast “The Master Investor Podcast”, Jamie Dimon ha ammesso che oggi l’economia globale è più resiliente rispetto al passato, soprattutto in quanto non è più dipendente come nei decenni precedenti dalle fonti tradizionali di energia.

Tra i motivi di ansia dell’AD di JPMorgan ci sono tuttavia i livelli di deficit degli Stati Uniti che, a suo avviso, costringeranno il Paese a fare i conti con la realtà, in una situazione in cui, a causa di possibili ulteriori rialzi dei tassi di interesse, Washington dovrà emettere debito a tassi più alti. “A mio avviso diventerà un problema”, ha detto il numero uno di JPMorgan, prevedendo un aumento dei rendimenti man mano che i cosiddetti bond vigilantes pretenderanno una remunerazione più elevata per finanziare il crescente debito pubblico americano.

Di conseguenza alla domanda se oggi acquisterebbe Titoli di Stato USA a lunga scadenza, Dimon è stato netto: “No, personalmente”.

Il banchiere ha spiegato tra l’altro che, anche se l’inflazione degli States dovesse tornare all’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve, i rendimenti dei Treasury a 10 anni dovrebbero attestarsi tra il 4% e il 4,5%, lasciando quindi poco spazio a un apprezzamento dei prezzi delle obbligazioni governative.

Lo stesso orientamento prudente è emerso nei confronti del mercato azionario. Pur affermando che prenderebbe in considerazione l’acquisto di un singolo titolo qualora rappresentasse “un grande investimento”, Dimon ha precisato che non si posizionerebbe sul mercato azionario in generale, ai livelli di valutazione attuali.

Riguardo all’AI (intelligenza artificiale), il CEO di JPMorgan ha paragonato l’attuale ondata di investimenti ai primi anni della diffusione di Internet.

“La quantità di denaro che si sta investendo è enorme. Nel complesso darà i suoi frutti? Probabilmente sì, proprio come è successo con Internet”.

Ma il monito non è mancato: il banchiere ha ricordato infatti la dura selezione lanciata dal mercato, che ha finito per far scomparire molti protagonisti iniziali del boom di Internet. come Yahoo e Netscape, lasciando emergere, ma solo successivamente, i veri vincitori, come Google e Facebook.

Ancora sull’AI Dimon ha così commentato: “Produrrà i risultati che ci si aspetta e nei tempi che ci si aspetta? Sicuramente no”, ha concluso.