“Alla scuola non servono nuovi investimenti”: il M5S dimentica le promesse fatte agli elettori

La Legge di Bilancio 2019 non stanzia risorse aggiuntive per la scuola; secondo il Ministro dell’Istruzione - Marco Bussetti - non “sono necessarie”. Ma il Movimento 5 Stelle nei mesi scorsi la pensava diversamente.

“Alla scuola non servono nuovi investimenti”: il M5S dimentica le promesse fatte agli elettori

Uno dei punti centrali del programma elettorale con cui il Movimento 5 Stelle si è presentato alle elezioni prevedeva l’aumento delle risorse che lo Stato destina al comparto Istruzione, pari al 3,6% del PIL per il 2018.

Una percentuale che colloca l’Italia dietro a tutti i Paesi dell’Unione Europea, ad eccezione di Irlanda, Bulgaria e Romania.

Per questo motivo lo stesso Movimento 5 Stelle commentando i dati in materia di istruzione indicati nel DEF dello scorso anno ha definito il quadro attuale come “assolutamente desolante”. Secondo il programma del M5S questa penuria di investimenti evidenzia un “generale e preoccupante disinteresse nel settore dell’istruzione e della formazione scolastica” e per questo motivo la priorità di un eventuale Governo a 5 Stelle sarebbe stata quella di:

“Garantire alla scuola quelle risorse che troppo spesso sono state indirizzate altrove, perché riteniamo che l’istruzione rappresenti una priorità negli investimenti del nostro Paese”.

Almeno per il 2019, però, il Movimento 5 Stelle - in accordo con la Lega - non manterrà la promessa fatta in tema di investimenti per la scuola, come confermato dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in una recente intervista tenuta per il Corriere della Sera.

Nella Legge di Bilancio 2019, infatti, salvo alcuni investimenti sul fronte universitario, non sono state stanziate risorse per la scuola. Anzi, è prevista una riduzione di 100.000€ che però, come chiarito dallo stesso Ministro, non è un vero “taglio” dal momento che queste risorse saranno risparmiate dall’alternanza scuola-lavoro la quale sarà “pensata per organizzare in modo migliore le esperienze degli studenti”.

Niente investimenti per la scuola con le risorse a disposizione che serviranno per riformare il sistema previdenziale, per introdurre nuove forme per il sostegno dei cittadini (vedi il reddito di cittadinanza) e per la flat tax professionisti. Niente risorse extra per l’istruzione, tant’è che il prossimo anno gli investimenti per la scuola scenderanno al 3,5% del Pil.

Secondo il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, però, il fatto che per la scuola non siano state stanziate risorse in Legge di Bilancio 2019 non deve essere visto per forza come un problema; per il Ministro, infatti, “la scuola italiana non ha bisogno di altri fondi”.

Alla scuola italiana “non servono altri fondi”

Edifici fatiscenti, precariato ai massimi storici, scuole dove manca personale; problemi che secondo il Ministro della Pubblica Istruzione si possono risolvere con le risorse attualmente a disposizione del comparto Istruzione.

Rispondendo alle domande del Corriere.it, infatti, Bussetti ha dichiarato che non è detto che “per migliorare servano più finanziamenti”. Obiettivo della scuola, infatti, è diventare efficiente con quello che ha. E poi, citando sua nonna, ha ricordato il detto per cui “ci si scalda con la legna che si ha”.

Il Ministro dell’Istruzione, però, non ha escluso la possibilità che qualche risorsa aggiuntiva possa essere individuata durante l’iter parlamentare.

Legge di Bilancio 2019: novità per la scuola

Il Ministro Bussetti, comunque, ci tiene a sottolineare che per la scuola nella Legge di Bilancio 2019 sono previsti degli importanti provvedimenti. Ad esempio, il percorso per diventare insegnanti sarà rivisto dal momento che una volta vinto il concorso i candidati non dovranno più sostenere il FIT (come invece previsto dalla Buona Scuola).

Parimenti, la Legge di Bilancio 2019 prevede l’avvio di tre cicli per la formazione specialistica di 40mila docenti di sostegno (in tre anni) così da porre “fine ai problemi per i ragazzi disabili”.

Nella Legge di Bilancio 2019, inoltre, vengono stanziate le risorse per un rinnovo dei contratti del personale in servizio, oltre alla conferma dell’elemento perequativo così da non ridurre gli stipendi rispetto a quanto percepito nel 2018.

Infine, nella bozza della manovra finanziaria c’è un nuovo piano per il reclutamento per l’Università: 1.000 assunzioni di ricercatori di tipo B, più altre 300 per ricercatori per enti di ricerca.

La speranza, conclude Bussetti, è quella di far approvare in Parlamento uno stanziamento di 100 milioni di euro da indirizzare al Fondo di finanziamento ordinario delle Università (sono 7 miliardi all’anno in totale) più altri 50 milioni per nuove borse per gli specializzandi in Medicina.

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