Inflazione euro rallenta a dicembre, primo messaggio cruciale del 2026 per capire trend tassi BCE

Laura Naka Antonelli

07/01/2026

Inflazione euro rallenta nel mese di dicembre, secondo i dati preliminari dell’Eurostat. Occhio anche al dato relativo all’inflazione dell’Italia.

Inflazione euro rallenta a dicembre, primo messaggio cruciale del 2026 per capire trend tassi BCE

Nel mese di dicembre l’inflazione dell’Eurozona ha rallentato il passo rispetto a novembre. È quanto ha reso noto l’Eurostat, nel pubblicare le stime preliminari sull’indice dei prezzi al consumo.

Nella giornata di oggi, mercoledì 7 gennaio 2026, è stato reso noto anche il dato relativo all’inflazione dell’Italia, sempre di dicembre.

Inflazione euro rallenta a dicembre 2025. Il primo messaggio macro clou per anticipare tassi BCE

Veniamo al dato market mover relativo all’intera Eurozona.

Dal market mover è emerso che il tasso di inflazione di dicembre relativo all’area euro è atteso infatti al 2%, in calo rispetto al +2,1% di novembre, e in linea con le attese.

La componente core - tasso di inflazione depurato dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi energetici e dai prezzi dei beni alimentari - è salita del 2,3%, in misura più lieve rispetto al +2,4% previsto dal consensus e in rallentamento rispetto al +2,4% di novembre.

Si tratta di dati confortanti che rappresentano il primo messaggio del 2026 arrivato dal fronte macro per capire la direzione che la BCE deciderà di dare ai tassi di interesse dell’Eurozona nell’anno che ha appena preso il via.

Va ricordato che, con l’ultimo atto del 2025, la BCE di Christine Lagarde ha lasciato i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale inchiodati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%, per la quarta volta consecutiva.

La Banca centrale europea ha reso note anche le previsioni aggiornate dello staff dei suoi economisti sul trend del PIL e dell’inflazione dell’area euro fino al 2028.

Tassi BCE, Christine Lagarde rimane vaga sulle prossime mosse. Rimane nodo inflazione servizi

Come al solito, la presidente dell’Eurotower Christine Lagarde è rimasta sul vago, rifiutandosi di parlare anche di “ quel tasso ideale che riesca ad agire in un modo che non sia né restrittivo né espansivo sull’economia”.

Lagarde ha motivato la decisione ricordando che “c’è troppa incertezza, ci sono troppi shock, troppi rischi, tali da riuscire a identificare” quel livello ideale dei tassi, aggiungendo tra l’altro che, nel corso della riunione del Consiglio direttivo della BCE del 2025 del 18 dicembre scorso, “non si è discusso né di rialzi né di tagli dei tassi ”.

Sta di fatto che il dato relativo all’inflazione dell’Eurozona di dicembre appena reso noto ha confermato la persistenza della crescita dell’inflazione dei servizi, che è stata quella più forte lo scorso mese registrata tra le componenti dell’indicatore, pari a +3,4%, rispetto al +3,5% di novembre.

Tra i rialzi dei prezzi più importanti, anche quelli dei beni alimentari, alcol e tabacco (che hanno accelerato tra l’altro il passo, avanzando del 2,6%, rispetto al 2,4% di novembre), dei beni industriali non energetici (+0,4% VS +0,5% di novembre) ed energetici, in calo dell’1,9%, molto più della flessione di novembre, pari a -0,5%.

Va ricordato che, nella conferenza stampa che ha fatto seguito all’annuncio sui tassi, la numero uno della BCE Christine Lagarde ha rimarcato che “ tutte le opzioni sono sul tavolo ” e che “la Banca centrale europea non segue un percorso predeterminato sui tassi ”, a causa dell’intensità dell’incertezza, che non rende possibile al momento presentare una forward guidance.

Nel motivare inoltre la decisione dello staff degli economisti della BCE di rivedere al rialzo le previsioni sull’inflazione dell’area euro, Lagarde ha sottolineato che l’upgrade è stato spiegat con il calo più contenuto atteso per l’inflazione dei servizi che, di fatto, come emerge dal dato di oggi, rimane la componente che pesa di più sul trend dell’inflazione dell’Eurozona.

Le nuove previsioni sul trend del PIL e dell’inflazione dell’Eurozona sono state rese note dopo le dichiarazioni hawkish arrivate dal super falco della BCE, ovvero della tedesca Isabel Schnabel, che hanno portato alcuni economisti a ritenere che, ormai, la fase dei tagli dei tassi da parte della Banca centrale europea sia arrivata al capolinea, e che esista anche il rischio che, nel 2026, i tassi dell’area euro tornino a essere alzati. O che, come minimo, i tassi dell’area euro rimangano ai livelli attuali.

Cosa è successo all’inflazione in Italia. I numeri dell’Istat

Oltre all’inflazione dell’Eurozona, oggi è stato reso noto anche il dato relativo all’inflazione dell’Italia.

Ad annunciarlo l’Istat, che poco prima aveva comunicato il rapporto “Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società - III trimestre 2025”, frutto della fotografia scattata sui conti pubbici, in particolare sul deficit-PI e sul saldo primario, sulla propensione al risparmio delle famiglie, e sulla pressione fiscale dell’Italia.

L’Istat ha annunciato oggi anche che, secondo le stime preliminari, nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente), a conferma della riaccelerazione delle pressioni inflazionistiche, che rimangono tuttavia in Italia decisamente contenute, in quanto ben inferiori al target del 2% della BCE.

Sempre a dicembre, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, ha accelerato il passo (da +1,7% a +1,8%), come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,7% a +1,9%).

Così l’Istat, riferendosi all’intero anno 2025:

“In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024). L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’inflazione di fondo) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2,0% (+2,1% nel 2024). La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%)”.

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