Previsioni riunione Fed, cosa aspettarsi il 17 giugno? Rischio rialzi tassi da Warsh, gli effetti sul portafoglio

Laura Naka Antonelli

16 Giugno 2026 - 15:14

In dirittura d’arrivo la prima riunione della Fed sotto la guida di Kevin Warsh. Money.it ha intervistato gli esperti, che hanno menzionato anche l’asset a rischio.

Previsioni riunione Fed, cosa aspettarsi il 17 giugno? Rischio rialzi tassi da Warsh, gli effetti sul portafoglio

Mercati con il fiato sospeso in vista del Fed Day di domani, mercoledì 17 giugno 2026, quando la Banca centrale USA farà il suo primo annuncio sui tassi sui fed funds sotto l’egida del neo Presidente Kevin Warsh.

La riunione del FOMC - braccio di politica monetaria della Federal Reserve - prenderà il via oggi, martedì 16 giugno.

L’annuncio sui tassi arriverà come di consueto alle 20 ora italiana di domani.

Seguirà alle 20.30 la conferenza stampa che vedrà Kevin Warsh rispondere per la prima volta alle domande dei giornalisti nelle vesti di Presidente della Federal Reserve.

Fed, tassi fermi al 3,5%-3,75% nella ’prima’ di Kevin Warsh. Ma la colomba di Trump ha ormai le mani legate

Per domani, le previsioni sono di tassi invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, come è avvenuto nell’ultima riunione della banca centrale presieduta da Powell, lo scorso 29 aprile. Una riunione da cui è emersa un’alta tensione, va detto, sul da farsi in seguito.

Chiamato da Donald Trump a prendere il posto del predecessore Jerome Powell per inaugurare una nuova fase di politica monetaria incentrata sui tagli dei tassi, difficilmente, alle condizioni attuali, Warsh riuscirà a esaudire il desiderio del Presidente americano.

Piuttosto, il rischio è che anche lui finisca per essere aspramente criticato da Trump per non abbassare i tassi.

Il punto, infatti, è che non ci sono al momento ragioni che possano avallare l’annuncio di sforbiciate sui tassi.

Tutt’altro: con il tasso di inflazione USA ormai quasi doppio rispetto al target della Fed, economisti e analisti hanno già iniziato a elaborare stime, piuttosto, su quando la Fed alzerà i tassi.

Il parere dell’esperto a Money.it su rischio rialzi tassi. La soglia pericolo per l’inflazione USA che spaventa Warsh

Money.it ha raccolto i pareri degli analisti sul futuro della politica monetaria degli Stati Uniti.

Le chance dei tagli sembrano ormai azzerate, se si considera che, nel mese di maggio, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è balzata negli Stati Uniti del 4,2% su base annua. A far scattare al rialzo i prezzi, la componente energetica, per effetto della guerra USA-Iran.

Altro segnale di allarme è arrivato dall’indice PCE core, quello che la Fed tende a seguire con maggiore attenzione per capire quale direzione dare ai tassi. Questo indice è balzato ad aprile del 3,3%. I numeri dimostrano come il contesto macro sia ormai decisamente hawkish.

Ne sono convinti anche gli esperti interpellati da Money, tra i quali Paul Ferrara, Senior Wealth Counsellor e Client Relationship Manager di Avenue Investment Management, che ha riferito che “il concetto stesso di taglio dei tassi non gode più della stessa credibilità”, sottolineando che ormai “il 70% circa del mercato sembra aver preso atto di questa realtà”, anche se “ciò non si è ancora tradotto in un cambiamento della politica monetaria”.

C’è tra l’altro un fattore che, secondo Ferrara, “potrebbe impedire a Kevin Warsh di attendere (e dunque di continuare a confermare i tassi): un’inflazione core superiore al 3% per tre mesi consecutivi ”.

A quel punto, Warsh si troverebbe costretto ad alzare i tassi.

La nuova Fed elemento più cruciale per portafogli di investimento. Attenti ai Treasury e alla duration

Ferrara ha fatto poi notare che l’evoluzione dell’approccio della Federal Reserve rappresenta uno dei temi più importanti da monitorare per il posizionamento dei portafogli: motivo per cui Avenue Investment Management si è già attivata, “seguendo con molta attenzione questa fase di transizione della Fed e le sue implicazioni per le strategie d’investimento”.

Tra le decisioni di Avenue, quella di adottare un approccio più prudente già nella prima metà del 2026.

“Abbiamo progressivamente ridotto la duration dei portafogli e aumentato l’esposizione a strumenti obbligazionari a breve scadenza. Questa scelta, da sola, ha consentito a un cliente con circa 400 mila dollari investiti in obbligazioni a lunga scadenza di evitare perdite non realizzate stimate in circa 18 mila dollari”.

Non è mancato un avvertimento agli investitori e ai risparmiatori. Ferrara ha fatto notare che, con “una Fed meno orientata a fornire indicazioni preventive al mercato, i rendimenti dei Treasury decennali stanno ricalibrando le aspettative in modo più rapido e aggressivo”, aggiungendo che “un rendimento del 5% non rappresenta più soltanto uno degli scenari possibili: sta diventando uno scenario da considerare seriamente”.

Sell scatenati dunque sui Treasury dopo l’annuncio sui tassi USA di domani e le prime dichiarazioni alla stampa che saranno rilasciate da Kevin Warsh?

Ferrara paventa che, “per gli investitori con un’esposizione significativa alla duration, gli effetti potrebbero essere immediati, e molti non ne sono ancora pienamente consapevoli”.

In generale, apportare modifiche ai portafogli di investimento ora “è ancora più cruciale visto che il Dot Plot potrebbe essere eliminato”.

Basta Fed a riferimenti tagli Fed. I dati macro non avallano più questa ipotesi. Fine del dot plot?

In evidenza anche il commento a Money.it di Steve Case, consulente attivo nel comparto finanziario e assicurativo del mercato del Regno Unito, che ha sottolineato che, a suo avviso, Kevin Warsh rimuoverà ogni riferimento incluso nel comunicato del FOMC che possa far pensare a una Fed propensa a tagliare i tassi: “Si tratta di un linguaggio che non può più esistere con questi numeri relativi al mercato del lavoro”, ha detto l’esperto, ricordando le ultime cifre emerse dal grande market mover del report occupazionale USA, ovvero dei Non Farm Payrolls.

Guardando in avanti, anche Case ha menzionato un numero che, a suo avviso, “fa davvero la differenza”, ovvero la soglia del 3% dell’indice PCE core. Soglia che, per l’appunto, è stata già superata: “La Fed reagisce solo se l’indice PCE core acccelererà di nuovo al di sopra della soglia del 3%, e non perchè darà ascolto alle pressioni dei mercati o al frastuono della politica”.

Per quanto riguarda cosa accadrà invece ai mercati senza il Dot Plot, Case ha anticipato che, “a seguito della rimozione del Dot Plot, non sarei sorpreso di assistere a un balzo dei rendimenti dei Treasury a 10 anni di 20-30 punti base”.

D’altronde, “storicamente, ogni volta che la Fed modifica il proprio approccio alla comunicazione, il mercato tende a ricalibrare rapidamente le aspettative sui tassi”.

In sostanza, l’eliminazione del dot plot porterà “la volatilità a salire nel breve termine”. La situazione si assesterà tuttavia nel “lungo periodo”, secondo il cconsulente finanziario, in quanto “una comunicazione più chiara e coerente contribuirà a rafforzare la credibilità della Federal Reserve”.

Che posizione prenderà Kevin Warsh nel dot plot?

Sulla questione del dot plot hanno parlato anche gli economisti di TD Securities interpellati dalla Reuters, facendo notare che Warsh potrebbe decidere di non includere la sua previsione personale nel famoso grafico a punti (che comunque sarà pubblicato nella giornata di domani), per “minimizzare qualsiasi messaggio hawkish (dunque di rialzo dei tassi) che potrebbe emergere dal dot plot di giugno”. Dunque, per non rendere ulteriormente amara la pillola che i mercati dovranno già mandare giù.

Altri analisti hanno detto invece che Warsh potrebbe decidere di contribuire alla stesura del dot plot, con uno scopo però ben preciso: lanciare una revisione sulla comunicazione della Fed che potrebbe decretare la fine del documento stesso, che il FOMC pubblica ogni trimestre dal 2012 e che finora è stato considerato una indicazione utile, in quanto contenente le previsioni dei 19 esponenti della Banca centrale USA sulla direzione dei tassi.

Crediamo che Warsh presenterà le sue proprie previsioni”, ha detto Michael Feroli, capo economista di JPMorgan, in quanto “non farlo darebbe l’impressione di un dispetto nei confronti della sua stessa commissione”.

Interpellato da Money.it anche Rami Sneineh, intermediario assicurativo e proprietario della società brokeraggio USA Insurance Navy Brokers, ha detto di ritenere che ormai la presenza di un bias accomodante sia ormai fuori luogo, nel contesto macro attuale, sottolineando che “l’eliminazione del bias accomodante non sarebbe una mossa restrittiva, ma una scelta coerente con i dati: mantenere un linguaggio orientato ai tagli dei tassi sarebbe ormai in contraddizione con l’evoluzione dell’economia”.

In merito alla possibilità che i tassi USA tornino a essere alzati - come è accaduto d’altronde nel caso della BCE di Christine Lagarde, che ha appena annunciato la prima stretta monetaria dal settembre del 2023 - Sneineh si è allineato a quanto affermato da altri analisti, affermando da un lato che “non esiste un singolo evento in grado di innescare un rialzo dei tassi nel 2026” e facendo notare dall’altro lato che “lo scenario da monitorare sarebbe piuttosto una riaccelerazione dell’indice core PCE al 3% per due mesi consecutivi”.

Tra l’altro, ha fatto notare Sneineh, “i ritardi nei pagamenti dei prestiti auto da parte dei debitori più rischiosi in Texas e Illinois stanno già aumentando, e spesso questi segnali emergono prima che il deterioramento compaia nei dati macroeconomici più osservati”.

Attenti al conto salato per i consumatori USA. Le previsioni su imposte di successione più alte

Ancora, sulla soglia pericolo per l’inflazione che potrebbe far scattare sull’attenti Kevin Warsh, nel caso in cui continuasse a essere superata, si è espresso anche Chad Silver, fondatore e CEO di Silver Tax Group, società legale attiva negli USA che fornisce servizi di consulenza agli investitori. Anche Silver l’ha identificata in un valore dell’indice PCE core superiore al 3%.

Se poi a questa situazione si aggiungesse l’eliminazione del dot plot, ha avvertito Silver, le conseguenze potrebbero essere più significative, e colpire soprattutto il mercato dei Treasury a 10 anni, come ha segnalato anche Steve Case, a discapito dei consumatori americani, che andrebbero a pagare imposte sulla successione decisamente più elevate:

“In passato ho visto i rendimenti dei Treasury decennali muoversi di circa 40 punti base in seguito a cambiamenti di questo tipo nella comunicazione della Fed. Per le famiglie che stanno già attuando strategie di trasferimento patrimoniale, una variazione del genere può tradursi in un aumento dell’imposta di successione pari a centinaia di migliaia di dollari”.

Tempi duri dunque per i consumatori e le imprese USA, destinati a pagare ancora sulla propria pelle il peso di una inflazione più alta, il rischio di una Fed hawkish sui tassi, rate sui mutui e costi di finanziamento più elevati e anche un forte incremento delle imposte di successione.

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