Lo scorso 6 febbraio, l’OCSE ha pubblicato il consueto rapporto Pension Markets in Focus che contiene indicazioni sulle evoluzioni in atto a livello globale nel settore del risparmio pensionistico privato. Il rapporto, riferito al 2021, copre tutti i piani pensionistici a capitalizzazione, a prescindere dalla forma giuridica in cui sono organizzati (fondi pensione, contratti assicurativi, riserve nei bilanci dei datori di lavoro, altri veicoli) e dal soggetto incaricato della gestione.
A livello globale la partecipazione ai piani pensionistici si presenta a macchia di leopardo, con la modalità di adesione, obbligatoria (mandatory-quasi mandatory), automatica (automatic enrolment) o volontaria (voluntary) a influenzare in modo significativo i tassi di adesione. La modalità di adesione è ovviamente connessa al ruolo della previdenza pubblica. In stati come i Paesi Bassi, dove la pensione pubblica assicura un reddito minimo in funzione anti-povertà, sono presenti meccanismi di adesione obbligatoria che consentono di massimizzare i tassi di partecipazione. Al contrario laddove vigono meccanismi di volontarietà sussistono ampie fasce di lavoratori non coperti dai fondi pensione, come ad esempio in Italia.
Successi significativi in termini di nuove adesioni sono stati raggiunti negli ultimi anni laddove si è percorsa con decisione la strada dell’automaticità, come nel Regno Unito e in Nuova Zelanda (in Irlanda il debutto è previsto dal 2024). Purtroppo, non si può dire altrettanto dell’esperienza italiana introdotta dal 2007 attraverso il “silenzio-assenso” relativamente alla destinazione del Tfr.
Figura 1
Tassi di partecipazione* alla previdenza privata per modalità di adesione
Fonte: Oecd Pension Markets in Focus 2022
*In percentuale della forza lavoro
Gli attivi gestiti dalle forme pensionistiche private hanno raggiunto la soglia di 58 trilioni di US$, per gran parte afferenti a soggetti operanti negli USA (68%). Altri mercati rilevanti sono rappresentati dal Regno Unito (6% delle attività totali), dal Canada (5% delle attività totali) e dai Paesi Bassi (4% delle attività totali).
Rapportando gli attivi al PIL degli stati, i Paesi Bassi rappresentano la realtà più significativa: gli asset stimati a fine 2021, pari a 2 trilioni di US$, rappresentavano il 213% del PIL nazionale. Per il nostro paese, pur in crescita costante, questi dati sono stati pari, rispettivamente, a 250 miliardi di US$ e al 12,7% del PIL.
Quanto alla composizione dei portafogli, nella maggior parte dei paesi i titoli di debito e di capitale rappresentano le principali classi di attività in cui si trovavano allocati gli investimenti. Essi costituiscono più della metà degli attivi in 35 dei 38 paesi OCSE; ne consegue che le dinamiche dei mercati azionari e obbligazionari influenzano in modo significativo la redditività. Nell’esaminare la composizione dei portafogli bisogna valutare l’eventuale presenza di limiti regolamentari alle varie classi di attivo (come ad esempio in Italia).
Le politiche di quantitative easing degli ultimi anni hanno avuto un effetto significativo sulla composizione dei portafogli. Il rapporto Ocse evidenzia come, negli ultimi 10 anni, tra il 2011 e il 2021, ci sia stato uno spostamento significativo degli investimenti dalla componente obbligazionaria a quella dei titoli di capitale, motivata dalla necessità di ricercare profili di redditività coerenti con le passività (sia esplicite, come nel caso degli schemi a prestazione definita, sia implicite, intese come complemento a un tasso di sostituzione obiettivo complessivo di primo e secondo pilastro, per i piani a contribuzione definita).
Figura 2
Variazioni percentuali negli investimenti azionari e obbligazionari (2011-2021)
Fonte: Oecd Pension Markets in Focus 2022