Guerra in Libia: cosa succede? Tutti gli attori in campo

La guerra in Libia è lontana da una soluzione. Cosa succede in campo? I combattimenti continuano e i diversi attori coinvolti faticano a trovare la strada della pace.

Guerra in Libia: cosa succede? Tutti gli attori in campo

Si aggrava la guerra in Libia e le soluzioni appaiono sempre più complesse. Cosa succede sul campo e nei vertici internazionali?

Le potenze coinvolte nella crisi dello Stato africano appaiono disorientate e lontane dal condividere una strategia comune davvero efficace contro i bombardamenti e a favore della pace.

Anche l’ONU sembra piuttosto inconcludente, nonostante risoluzioni, anche dell’ultima ora, a favore dell’embargo e del dialogo tra le parti. In questo scenario di grande fragilità diplomatica, sul campo le due fazioni avversarie continuano a combattere e a minacciare la popolazione civile, incuranti del cessate il fuoco.

L’Italia, tra le nazioni maggiormente coinvolte a livello politico, geografico, economico e umanitario, resta un interlocutore impegnato, ma poco incisivo.

La guerra in Libia, quindi, resta un pericolo ancora allarmante. Ecco cosa sta succedendo e come si stanno muovendo i diversi attori in campo.

Guerra in Libia: cosa succede sul campo di battaglia?

I primi protagonisti del conflitto e dell’escalation di violenza pronta ad esplodere in modo grave sono i diversi eserciti in lotta: le truppe del generale Haftar e i militari di al-Serraj, alla guida di un debolissimo Governo riconosciuto dalle potenze internazionali.

Il cessate il fuoco stabilito a Berlino il 19 gennaio durante la Conferenza di Pace che ha visto colloqui separati anche con i due protagonisti libici, è durato pochissimo. Come ha dichiarato l’inviato speciale dell’ONU, sul campo la situazione è pessima.

Il generale della Cirenaica, di fatto, non ha mai davvero fermato l’avanzata verso Tripoli, causando scontri intorno alla città e prendendo di mira anche i dintorni di Misurata con lanci di missili fino a un paio di giorni fa.

Nella giornata di martedì 18 febbraio, l’esercito di Haftar ha colpito il porto della capitale libica con una pioggia di razzi. Il bilancio è stato di tre civili uccisi e almeno altri cinque feriti. L’attacco ha mancato di poco una petroliera che fornisce gas Gpl a Tripoli.

Al Serraj ha risposto a questa ennesima prova di forza della fazione rivale, annunciando l’abbandono dai colloqui di Ginevra stabiliti nella Conferenza di Berlino per riattivare un canale di dialogo.

La popolazione civile, in questo scenario, si trova in una costante situazione di allerta e grave pericolo, soprattutto intorno alla capitale libica, continuamente presa di mira dalle forze di Haftar.

Da ricordare, inoltre, che l’esercito di al-Serraj può contare sul sostegno della Turchia, mentre il suo rivale è appoggiato, tra gli altri, dalla Russia.

L’ONU e l’Unione Europea sulla Libia

L’ONU ha rinnovato il suo grido d’allarme ancora oggi, lunedì 17 febbraio. Il cessate il fuoco violato e il mancato rispetto dell’embargo della armi - battezzato amaramente dalle Nazioni Unite una barzelletta - spingono la comunità internazionale ad agire con maggiore serietà e determinazione.

Il monito inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé è chiaro:

La situazione sul campo in Libia è fragile e preoccupante. Il taglio sul petrolio sta indebolendo l’economia del Paese che perde circa 60 milioni di dollari al giorno. Nonostante alcuni segnali positivi la popolazione continua a soffrire e la situazione economica continua a deteriorarsi, esacerbata dal blocco del petrolio.”

In questo scenario, il Consiglio di Sicurezza ha adottato una risoluzione che proroga l’embargo sulle armi fino ad aprile 2021 e stabilisce altre misure su import ed export di greggio illegale, sul trasferimento di persone, merci e sul congelamento di beni. I funzionari ONU saranno, inoltre, incaricati di controllare il rispetto di queste decisioni.

Per quanto riguarda l’attore europeo, l’Alto rappresentante UE Joseph Borrel, a margine del Consiglio europeo degli Esteri, ha affermato:

“In Libia il cessate il fuoco non c’è ancora, la tregua e l’embargo sulle armi sono state violate, il conflitto prosegue. Il processo politico di Berlino è ancora in corso, ma la situazione sul terreno è molto brutta.”

Fumata grigia, per ora, sulla possibilità di riattivare l’operazione Sophia, non per il controllo dei migranti, ma per monitorare l’embargo sulle armi. I Paesi UE si sono accordati sulla creazione di una nuova missione navale e area per pattugliare l’arrivo di navi con armi destinate alla Libia. Verrà posto sotto controllo il Mediterraneo orientale.

Occorrerà attendere il prossimo Consiglio europeo del 23 marzo per prendere una decisione sullo specifico mandato dell’operazione, sostenuta in primis dall’Italia.

Al momento, però, le dichiarazioni giunte dal Governo libico non sono entusiaste sullo spiegamento di questa operazione di controllo marittimo sull’embargo. Il ministro degli Esteri libico ha ricordato che il vero traffico di armi arriva dai confini terrestri con l’Egitto. L’impegno europeo, quindi, dovrebbe concentrarsi sulle frontiere via terra, non marittime.

Quale ruolo sta giocando l’Italia in Libia?

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio continua a ripetere che:

“Dobbiamo tenere il punto sull’embargo della armi. Ci vuole una missione dell’Unione Europea che sia in grado di bloccare l’ingresso delle armi in Libia. Noi crediamo che oltre al cessate il fuoco serva una missione di monitoraggio.”

L’obiettivo italiano è tirare in ballo le istituzioni internazionali, ONU e UE in primis, per favorire il rispetto delle condizioni stabilite a Berlino. La posizione del nostro Paese, però, continua a non essere proprio incisiva.

L’Italia appoggia ufficialmente al-Serraj, ma continua ad intrattenere rapporti anche con Haftar, nella speranza di poter trovare una soluzione condivisa, assolutamente necessaria per gli interessi geopolitici ed energetici nazionali.

Il dossier libico è strategico per l’Italia, soprattutto a causa della questione immigrazione, per la quale il Governo sta cercando soluzioni, anche attraverso il criticato rinnovo del Memorandum di intesa.

Al momento, però, la guerra in Libia è ancora un vero rebus e l’Italia appare un attore debole per offrire una strada concreta per la soluzione negoziata.

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