Memorandum Italia-Libia: cos’è l’intesa e come cambiarla

Memorandum Italia-Libia: l’intesa è di nuovo operativa in modo automatico. L’accordo per la gestione dei migranti, però, richiede alcune importanti modifiche sui diritti umani. Ecco cos’è il Memorandum e come cambiarlo.

Memorandum Italia-Libia: cos'è l'intesa e come cambiarla

Memorandum Italia-Libia:il rinnovo del patto che l’Italia ha firmato con Tripoli nel 2017 è scattato in modo automatico il 2 febbraio scorso.

L’obiettivo di migliorare alcuni punti considerati critici soprattutto a livello umanitario, quindi, non è stato ancora centrato. L’Italia ha avviato tavoli di lavoro per apportare le necessarie modifiche riguardanti la delicata questione dei diritti umani all’interno dei centri di detenzione.

Intanto, però, il patto è tornato operativo alle stesse condizioni di prima, molto discutibili. In più, la Libia è tornata a fare pressioni sulla collaborazione nella gestione dei migranti. Quali prospettive si aprono sul Memorandum Italia-Libia?

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Memorandum Italia-Libia: cos’è e a cosa serve l’intesa

Il Memorandum con la Libia è stato siglato nel 2017, quando il nostro Paese stava affrontando il momento più acuto della crisi dei migranti provenienti soprattutto dalle coste libiche.

Per favorire una collaborazione con la Guardia Costiera di Tripoli, affinché ricominciasse a pattugliare coste e la zona Sar di competenza, l’Italia propose ad Al Serraj un accordo. Sostanzialmente, il governo Gentiloni garantì, secondo dati Oxfam, 150 milioni di euro in tre anni per addestrare le forze della Libia addette al controllo dei barconi in mare.

A livello concreto, gli obiettivi dell’Italia sono stati raggiunti. L’attuazione del memorandum, infatti, ha portato ad un drastico calo degli sbarchi.

Per questo il ministro dell’Interno ha difeso il patto, ricordando che:

“Nel confronto con il 2017 si sono contratti i flussi dalla Libia e si è registrata una forte riduzione delle vittime in mare. Il Memorandum ha contribuito a questi risultati, ma esso è anche importante per evitare l’isolamento delle autorità libiche”.

Perché serve un miglioramento? Innanzitutto per la questione umanitaria. I centri di detenzione libica nella quale sono tenuti i migranti e dove sono stati riportati migliaia di richiedenti asilo intercettati dalla guardia costiera della Libia si sono rivelati veri e propri lager.

La grave violazione dei diritti umani ha suscitato perplessità e forti critiche nei confronti dell’accordo voluto dall’Italia. La Libia, non essendo considerata un porto sicuro, non può essere la terra dove ricollocare migranti fermati in mare.

Come e perché cambiare il Memorandum Italia-Libia

Il tema è scottante e molto delicato: quello delle migrazioni e dei diritti umani. Per questo l’Italia si era impegnata a cambiare alcuni punti chiave riguardanti il trattamento dei migranti in Libia.

La promessa, però, non è stata mantenuta e ora il Governo italiano dovrà rimettersi a lavorare per trovare miglioramenti considerati necessari per il rispetto dei diritti basilari.

Tale orientamento è stato presentato anche al ministro dell’Interno libico in visita a Roma ieri, 3 febbraio. L’incontro con Di Maio e Lamorgese è servito anche a chiarire l’urgenza di tali adattamenti sul rispetto dei diritti umani. La Libia non nega questa possibilità, ma chiede un maggiore coinvolgimento nell’assistenza materiale e nel sostegno contro Haftar.

Come cambiare il memorandum? Le originali proposte di una riformulazione sono almeno cinque:

  • chiudere gradualmente i centri di detenzione, luoghi di torture e violenze
  • aprire nuove strutture di accoglienza di migranti in Libia controllate da Unchr e Oim
  • intensificare l’utilizzo dei corridoi umanitari per evacuare il numero più alto possibile di migranti nei centri di detenzione, attraverso accordi bilaterali
  • rafforzare i confini di terra al sud della Libia
  • intensificare i progetti di sostegno alla Libia per attrezzature mediche, ambulanze, materiali scolastici

Il cammino del rinnovo del patto tra i due Paesi non è privo di ostacoli, soprattutto in vista di un aumento degli sbarchi in questo inizio 2020 e dello scoppio della guerra in Libia.

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