Eni scopre il gas in Libia. Ecco cosa guadagnerà l’Italia

Alessandro Nuzzo

17 Marzo 2026 - 19:26

Importante scoperta che avviene in un contesto storico molto particolare a causa delle guerre. Ecco cosa cambia per l’Italia.

Eni scopre il gas in Libia. Ecco cosa guadagnerà l’Italia

In un contesto storico particolarmente delicato, segnato dallo scoppio della guerra in Iran e dal conseguente ridotto approvvigionamento di gas e petrolio dai Paesi del Golfo verso l’Occidente, Eni mette a segno un risultato importante, scoprendo in Libia due nuovi giacimenti di gas e condensati che dovrebbero contenere complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas. La buona notizia è che questi giacimenti si trovano a breve distanza dal più grande impianto offshore del Paese, quello di Bahr Essalam, e questo consentirà uno sfruttamento relativamente rapido, stimato in circa due anni.

I due nuovi giacimenti sono stati denominati Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3) e si trovano a circa 16 km a sud rispetto al giacimento di Bahr Essalam e a circa 85 km dalla costa. Negli ultimi mesi Eni, principale operatore internazionale in Libia, ha avviato un’intensa campagna esplorativa che ha dato risultati concreti.

Dai primi dati provenienti dai pozzi emerge che le riserve sono di eccellente qualità: la roccia porosa e permeabile in cui si accumulano gli idrocarburi, la cosiddetta roccia serbatoio, presenta caratteristiche molto favorevoli, con una produttività già confermata dai test eseguiti sul primo pozzo.

Cosa ci guadagna l’Italia

Il gas estratto sarà destinato in primo luogo al mercato interno libico, in base alle richieste giornaliere formulate dal governo. La quota eccedente potrà poi essere esportata verso l’Italia sfruttando il gasdotto Greenstream, che collega direttamente i due Paesi. Quindi il nostro paese potrà contare su un maggiore approvvigionamento di gas libico riducendo la parte importata da altri paesi.

Eni rappresenta il principale partner energetico della Libia, con una produzione pari a circa 162mila barili equivalenti di petrolio al giorno nel 2025. Da mesi ha avviato una campagna di esplorazioni alla ricerca di nuovi giacimenti e, nel corso del 2026, tre progetti risultano già in fase esecutiva.

Si tratta di una notizia positiva per il mercato energetico, messo a dura prova nelle ultime settimane dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz, che sta impedendo a migliaia di navi di attraversarlo per trasportare petrolio e gas verso l’Occidente. La riduzione dell’offerta ha messo sotto pressione i mercati e i prezzi sono già saliti a livelli che non si registravano da almeno due anni.

Le difficoltà negli approvvigionamenti stanno inoltre facendo calare progressivamente i livelli di stoccaggio in Europa, attualmente intorno al 29%. Solo Italia, Portogallo e Spagna restano nella fascia di sicurezza. Per questo motivo il Consiglio europeo fissato per il prossimo 19 marzo sarà cruciale per comprendere quali misure i Paesi adotteranno per fronteggiare sia il problema delle forniture sia l’aumento dei prezzi, che sta iniziando a pesare su cittadini e imprese.

Eni, dal canto suo, sta intensificando gli sforzi nei Paesi in cui opera per diversificare le fonti di approvvigionamento e individuare nuovi giacimenti. Gli ultimi successi sono arrivati in Venezuela, Argentina, ma anche in Nigeria, Congo, Mozambico e Cipro.

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