Il Fondo Monetario Internazionale non fa sconti e avvisa il governo Meloni. La piaga mai sanata che tormenta l’Italia.
L’FMI, Fondo Monetario Internazionale, ha appena lanciato un avvertimento all’Italia. Praticamente, al governo Meloni, invitandolo a non cercare di risolvere il grave problema dello shock energetico con misure di politica fiscale espansiva troppo ambiziose.
Dunque, a non spendere troppo per rendere meno amara la pillola che gli italiani sono destinati a ingoiare in tempi di guerra: quella che porta i nomi di caro energia, caro benzina, caro carburante, e così via.
Messaggio chiaro dall’FMI: la ferita aperta del debito continua a mettere nei guai l’Italia
Il motivo dell’alert dell’FMI è il solito, e si riassume nelle espressioni ormai martellanti che descrivono bene l’Italia, tra le quali spicca soprattutto quella che circola puntualmente negli autunni caldi in cui il Paese è chiamato a varare l’ennesima legge di bilancio: “ la coperta è corta ”.
Tradotto: di soldi, per finanziare misure più o meno ambiziose, ce ne sono pochi.
Motivo: come sempre, le casse dello Stato che, pur con gli sforzi di risanamento compiuti in questi anni dal governo Meloni e dal guardiano dei conti pubblici Giancarlo Giorgetti, continuano a piangere, a causa della ferita aperta del debito pubblico troppo alto.
Lo sa benissimo l’FMI che, nel Fiscal Monitor appena pubblicato, ha scritto di prevedere per l’Italia un debito-PIL ancora in ascesa: dal 137,1% del 2025 al 138,4% nel 2026, fino al 138,8% nel 2027, con un calo atteso solo a partire dal 2028.
Inevitabile che sia proprio l’FMI a consigliare all’Italia di Meloni a non azzardarsi a considerare manovre di stimolo fiscale troppo costose.
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Shock energia con guerra, il quadro drammatico presentato per l’Europa dall’FMI
L’avvertimento è contenuto nell’analisi “ Reforming Europe Under Pressure ”, che è stata stilata da Alfred Kammer, direttore del dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale.
Nel commentare la grave crisi energetica esplosa con la guerra, Kammer ha consigliato all’Europa di “rispondere agli shock energetici con misure disciplinate, che proteggano i vulnerabili e rafforzino la resilienza”.
Misure dunque atte a proteggere i vulnerabili che, tuttavia, nel caso dell’Italia - così come in quello della Francia - non possono e non devono prescindere dalla consapevolezza dei rispettivi limiti di bilancio.
Il quadro è drammatico. Se non ci fosse stata la guerra, ha scritto Kammer, le previsioni dell’FMI sul PIL sarebbero state migliorate.
Invece, “ora assistiamo a una crescita che sta rallentando”, con i primi dati che “stanno già indicando investimenti e consumi più deboli ”.
Di conseguenza, le previsioni per il PIL dell’Eurozona sono di una crescita pari ad appena +1,1% nel 2026, mentre quelle per il PIL UE di un’espansione dell’1,3%.
Le stime sono soggette inoltre a variazioni, a causa “dell’elevato livello di incertezza”.
Non manca lo scenario più grave, che l’FMI ha descritto nel suo World Economic Outlook, caratterizzato da “uno shock dell’offerta persistente e da condizioni di finanziamento più rigide”.
Non si esclude che l’UE si avvicini a una condizione di recessione, con una inflazione a un passo del 5%.
E “ nessun Paese europeo è risparmiato”.
Più soldi dai governi per tamponare la crisi? Italia e Francia hanno pochi margini di bilancio
Tuttavia, se ci sono economie che possono intervenire, tamponando gli effetti negativi della guerra con l’attivazione di bazooka fiscali, altre, a causa delle casse dello Stato ancora in difficoltà, hanno margini di bilancio decisamente più contenuti.
Menzionate, tra queste, proprio l’Italia e la Francia: “ Alcuni Paesi hanno più spazio per assorbire lo shock e per sostenere le loro economie, sebbene anch’essi facciano fronte all’aumento delle pressioni dovuto alla (spesa per la) difesa, all’invecchiamento e alla transizione energetica ”.
Come la Danimarca e la Svezia che, “caratterizzate da debiti relativamente bassi, hanno lo spazio per lanciare politiche fiscali anticicliche”, dunque per tutelare le loro economie attivando il canale della spesa pubblica.
Questi margini di bilancio, tuttavia, “ la Francia e l’Italia non ce li hanno ”.
FMI cita anche segnale di ansia che arriva dai rendimenti dei bond
L’avvertimento che l’FMI lancia all’Italia di Meloni e alla Francia di Emmanuel Macron è chiaro.
Nel motivare il suo alert, Kammer ha fatto riferimento anche al trend dei rendimenti dei bond dell’area euro (occhio a tal proposito a quello dei BTP e al commento di Carlo Cottarelli):
“Il percorso fiscale ha implicazioni sulla fiducia degli investitori: i rendimenti dei debiti sovrani sono già aumentati in diversi mercati e i Paesi con debiti elevati devono rispettare i loro piani di consolidamento, al fine di mantenere ancorati i costi di finanziamento e per preservare la capacità di risposta, in caso di ulteriore deterioramento delle condizioni”.
Non è mancato il monito: “Quando i prezzi dell’energia aumentano e i cittadini e le aziende ne risentono, le autorità si sentono in dovere di intervenire. La tentazione è quella di impedire semplicemente che i prezzi aumentino, imponendo tetti massimi ai prezzi, varando sconnti, o tagliando le tasse sui carburanti”. Ma “ queste non sono misure sagge ”.
Parola dell’FMI. Meloni è stata avvertita.
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