Le nuove previsioni sulla crescita dell’economia mondiale e dell’Italia. Il PIL italiano fa decisamente peggio dei PIL di Germania, Francia, Spagna.
Nuova stangata per il PIL dell’Italia: nella giornata di oggi l’FMI, Fondo Monetario Internazionale, ha annunciato di avere rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’economia italiana, nell’ambito di un downgrade che ha colpito il prodotto interno lordo di tutto il mondo.
Nel presentare l’ultima edizione del World Economic Outlook, l’istituzione di Washington ha fatto notare che l’economia mondiale è alle prese con “uno shock energetico” simile a quello che si manifestò nel 1974.
Di conseguenza l’FMI ha sforbiciato le stime sul PIL di tutto il mondo atteso per il 2026 di 0,2 punti percentuali, rispetto al precedente outlook diffuso a gennaio, prevedendo ora un aumento del prodotto interno lordo pari a +3,1%.
Per il 2027, l’outlook è stato confermato a un ritmo di crescira pari a +3,2%.
Nel caso specifico dell’Italia, le nuove previsioni annunciate dall’FMI indicano ora una crescita del PIL pari a +0,5% per quest’anno e l’anno prossimo, sulla scia di un downgrade di 0,2 punti percentuali che ha colpito entrambi gli anni.
Downgrade colpiscono anche PIL Germania, Francia e Spagna, che fanno tuttavia meglio
I downgrade non hanno risparmiato le altre economie europee, per cui il Fondo Monetario Internazionale stima tuttavia performance migliori rispetto a quella dell’economia italiana.
Il PIL della Germania, per esempio, le cui stime sono state sforbiciate di 0,3 punti percentuali, anche in questo caso per il 2026 e il 2027, salirà secondo l’FMI dello 0,8%, per poi segnare un +1,2% nel 2027.
Meglio dell’Italia anche il PIL della Francia, che salirà dello 0,9% sia quest’anno che il prossimo (dopo downgrade pari a -0,1 e -0,3 punti percentuali, rispettivamente per il 2026 e per il 2027).
Si conferma il miracolo della Spagna, con il prodotto interno lordo che è previsto balzare del 2,1% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, sebbene anche in questo caso la revisione al ribasso non sia mancata: pari a -0,2 punti percentuali nel 2026 e a -0,1 punti percentuali nel 2027.
IMF Growth Forecast 2026:
🇺🇸 US: 2.3%
🇩🇪 Germany: 0.8%
🇫🇷 France: 0.9%
🇮🇹 Italy: 0.5%
🇪🇸 Spain: 2.1%
🇬🇧 UK: 0.8%
🇯🇵 Japan:0.7%
🇨🇦 Canada: 1.5%
🇨🇳 China: 4.4%
🇮🇳 India: 6.5%
🇷🇺 Russia: 1.1%
🇧🇷 Brazil: 1.9%
🇲🇽 Mexico: 1.6%
🇸🇦 Saudi Arabia: 3.1%
🇳🇬 Nigeria: 4.1%
🇿🇦… pic.twitter.com/hs7T3ebF1v— IMF (@IMFNews) April 14, 2026
FMI prevede più inflazione. E occhio ai mercati
Nuove previsioni anche per quanto riguarda l’inflazione di tutto il mondo.
Il World Economic Outlook dell’FMI, appena aggiornato, prevede un’inflazione in rialzo di ben il 4,4% nel 2026 sulla scia di un upgrade che, rispetto alle previsioni di ottobre, è stato di ben 0,7 punti percentuali.
Per il 2027 l’inflazione è attesa avanzare del 3,7%.
L’FMI oggi ha lanciato anche un attenti sul trend degli asset finanziari, facendo notare che “la guerra in Medio Oriente ha testato la resilienza dei mercati, che per ora è stata ampiamente ordinata. Ma i rischi che incombono sulla stabilità finanziaria sono elevati e non dovrebbero essere sottovalutati”.
Il verdetto del World Economic Outlook è tutto scritto nel titolo del nuovo rapporto: “The global economy faces renewed tests as the war in the Middle East threatens to disrupt growth and disinflation”, ovvero “L’economia globale fa fronte a test rinnovati, con la guerra in Medio Oriente che minaccia di interrompere la crescita e il processo di disinflazione ”.
Così il Fondo Monetario Internazionale riassume la situazione del mondo alle prese con la guerra USA-Iran, non esimendosi al contempo di mettere in evidenza anche la possibilità che il futuro si confermi meno disperato di quanto appaia in questo momento:
“I rischi al ribasso dominano le prospettive. Un conflitto più lungo o più esteso, un peggioramento della frammentazione geopolitica, una revisione delle aspettative riguardo alla produttività trainata dall’intelligenza artificiale, oppure un rinnovarsi delle tensioni commerciali potrebbero indebolire significativamente la crescita e destabilizzare i mercati finanziari. L’elevato debito pubblico e l’erosione della credibilità istituzionale aumentano ulteriormente le vulnerabilità. Allo stesso tempo, l’attività economica potrebbe essere sostenuta se i guadagni di produttività derivanti dall’intelligenza artificiale si concretizzassero più rapidamente o se le tensioni commerciali si attenuassero in modo duraturo”.
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