Alert FMI al mondo sulla guerra, “Non avete visto ancora niente. E non gettate benzina sul fuoco”

Laura Naka Antonelli

6 Maggio 2026 - 15:40

Il mondo intero sta scherzando con il fuoco, convinto che la guerra USA-Iran non durerà alla fine più di tanto? Le parole di Georgieva (FMI).

Alert FMI al mondo sulla guerra, “Non avete visto ancora niente. E non gettate benzina sul fuoco”

Ma il mondo intero ha davvero capito e sta davvero capendo le conseguenze della guerra USA-Iran? La risposta, almeno secondo la direttrice dell’FMI Kristalina Georgieva, è un chiaro no.

Parlando da Washington, sede del Fondo Monetario Internazionale, Georgieva ha lanciato una serie di avvertimenti ai cittadini, ma prima di tutto ai governi del pianeta, facendo notare che l’inflazione si sta già infiammando, per effetto dello shock petrolifero e in generale energetico scatenato dal conflitto in Medio Oriente e che, se la guerra proseguisse nel 2027, e in caso di prezzi del petrolio a $125 al barile, l’economia globale potrebbe far fronte a “un esito decisamente peggiore” rispetto a quello contemplato nei vari scenari di base che l’FMI ha presentato.

Kristalina Georgieva ha spiegato che una eventuale prosecuzione del conflitto manderebbe in soffitta lo “scenario di riferimento” che è stato stilato dal Fondo, che prevede un rallentamento della crescita del PIL mondiale al ritmo del 3,1% e un aumento del tasso di inflazione al 4,4%. “Questo scenario, ogni giorno che passa, si allontana per finire sempre di più nello specchietto retrovisore ”, ha sentenziato la responsabile dell’FMI, sottolineando che “lo scenario avverso” elaborato sempre dall’istituzione potrebbe essere già in atto.

D’altronde, come già dimostrato dai dati - occhio a quello che ha scosso i nervi della BCE di Christine Lagarde - le pressioni inflazionistiche si sono intensificate, sulla scia di prezzi del petrolio che hanno già superato (e da parecchio) la soglia psicologica di 100 dollari al barile.

Vero che oggi le quotazioni del greggio crollano fino a -10% (con il Brent a $99,57 e il WTI a $91,93 al barile), complici le indiscrezioni di Axios, secondo le quali gli Stati Uniti e l’Iran sarebbero vicini a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra.

Ma l’FMI, così come diversi economisti e analisti, sono abituati agli annunci in pompa magna del Presidente USA Donald Trump.

FMI, Georgieva non esclude il peggio per PIL e inflazione

Di conseguenza, Georgieva preferisce optare per la cautela e non escludere il peggio:

“Se questa (guerra) dovesse andare avanti nel 2027 e se ci trovassimo alle prese con prezzi del petrolio più o meno di $125, allora dovremmo prevedere uno scenario decisamente peggiore (rispetto a quello di base). Vedremmo l’inflazione salire e allora, inevitabilmente, le aspettative sull’inflazione inizierebbero a disancorarsi”.

Va ricordato che lo scenario avverso presentato dall’FMI prevede un rallentamento del PIL globale al 2,5% e una inflazione headline in crescita del 5,4%, nel corso del 2026, mentre lo scenario più grave indica una situazione ancora più drammatica, caratterizzata da un rialzo del PIL di appena il 2% e di un’inflazione headline in rialzo del 5,8%.

Georgieva non si è limitata ad avvertire che le cose potrebbero andare molto peggio di quanto previsto nello scenario di base dell’FMI (occhio alle stime sul PIL dell’Italia, e non solo)

FMI come BCE su rischio inflazione. Il monito “Non gettate benzina sul fuoco”

Oltre a sollevare il dubbio che il mondo intero non abbia compreso la gravità della situazione, la direttrice dell’istituzione si è allineata al monito lanciato di recente dalla Presidente della BCE Christine Lagarde, che ha consigliato ai governi europei di non iniziare a varare stimoli fiscali troppo generosi ai rispettivi cittadini, laddove ha lanciato l’appello “ a non gettare benzina sul fuoco ”.

Il motivo, più che comprensibile, è che eventuali aiuti da parte dei governi sotto forma di sussidi e tagli delle tasse, finirebbero per sostenere ulteriormente l’inflazione che, invece, deve rientrare nei ranghi.

Un chiaro riferimento è stato fatto al trend di alcuni prezzi, come quelli dei fertilizzanti che, per effetto dello shock che ha già iniziato da un po’ a colpire le catene di approviggionamento, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, sono schizzati del 30-40%, aumentando il rischio, ha sottolineato l’FMI, che i prezzi dei beni alimentari balzino tra il 3% e il 6%.

Insomma, Kristalina Georgieva ha tagliato corto: “Quello che voglio sottolineare è che (la situazione) è davvero grave”, ha sottolineato, non facendo mistero di temere che molte autorità si stiano comportando come se la crisi fosse destinata a concludersi nell’arco di appena due mesi, tanto da avere già iniziato a valutare misure di stimoli fiscali volte a lenire l’impatto del caro energia a cittadini e aziende e, così facendo, mantenendo elevata la domanda di petrolio.

Niente di più errato, a suo avviso: “ Non gettate benzina sul fuoco. Tutti in questa stanza sanno che, se l’offerta scende, a scendere deve essere poi la domanda”. Tradotto: non aiutate in modo eccessivo i cittadini e le aziende in quanto, prima di tutto, misure di supporto eccessive finirebbero per distorcere i prezzi, rinfocolando un’inflazione che ha già iniziato a scaldarsi.

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