Flat tax partita IVA 2020, dentro o fuori? È tempo di verifiche

Flat tax, tempo di verifiche per i titolari di partita IVA sulla permanenza o fuoriuscita nel regime fiscale agevolato dal 1° gennaio 2020. Ecco tutti i parametri da considerare, dai ricavi, alle prestazioni svolte, fino al possesso di quote di controllo in SRL.

Flat tax partita IVA 2020, dentro o fuori? È tempo di verifiche

Flat tax 2020, è tempo di verifiche per i titolari di partita IVA. Arrivati ormai alla fine dell’anno, l’occhio di imprese e professionisti è sui ricavi conseguiti, ma non solo.

L’eliminazione dei vincoli d’accesso alla tassazione agevolata per le partite IVA operata dalla Legge di Bilancio 2019 ha portato alla parallela introduzione di due nuove cause ostative.

Per valutare la possibilità di permanenza nel regime forfettario o la fuoriuscita, con il conseguente ritorno alla tassazione Irpef, bisognerà considerare in primo luogo la natura delle prestazioni effettuate.

Per beneficiare anche nel 2020 della flat tax, il regime forfettario per le partite IVA, bisognerà verificare di non aver prestato attività in misura prevalente verso l’ex o attuale datore di lavoro, nonché soggetti ad esso riconducibili.

Da valutare anche il possesso di quote di controllo diretto o indiretto in società che esercitano la stessa attività di quella svolta dal titolare di partita IVA.

È un percorso ad ostacoli quello che vede impegnati in queste ultime settimane dell’anno i titolari di partita IVA, intenti a capire chi è dentro e chi è fuori dalla flat tax del 15%.

Se la valutazione dovrebbe esser di per sé semplice, sono i nuovi limiti al regime forfettario previsti dalla Legge di Bilancio 2020 a creare maggiori difficoltà: si applicheranno già nel 2020, oppure le nuove cause d’esclusione dovranno esser sottoposte a verifica nel 2021?

Flat tax partita IVA 2020, dentro o fuori? Gli elementi da valutare, dai ricavi alle cause ostative

Prima di guardare ai nuovi limiti previsti dalla Legge di Bilancio 2020, bisognerà fare i conti con le cause ostative previste dalla precedente Manovra.

Nell’estendere il limite di ricavi o compensi fino a 65.000 euro, dal 1° gennaio 2019 sono operative le due cause d’esclusione che dovranno essere sottoposte a verifica a partire dal 1° gennaio 2020.

Nello specifico, per capire chi può restare nella flat tax del 15% (5% per le start up) e chi dovrà invece rinunciare alla tassazione agevolata per tornare all’Irpef, bisognerà verificare:

  • partecipazioni a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • possesso di quote di controllo diretto o indiretto a SRL o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente;
  • prestazioni svolte nel 2019 per verificare di non aver esercitato attività prevalentemente nei confronti dell’ex o attuale datore di lavoro o a soggetti ad esso direttamente o indirettamente riconducibili.

Ovviamente, sarà automaticamente fuori dal regime forfettario il titolare di partita IVA che ha superato il limite economico di 65.000 euro.

Flat tax, valutazione a fine anno per le prestazioni verso l’ex datore di lavoro

Uno degli aspetti paradossali della flat tax del 15% è che ha contribuito a complicare in misura rilevante le regole del regime di tassazione agevolato per le partite IVA.

Il forfettario, nato come regime semplificato, comporta la necessità di valutare caso per caso tutte le possibili cause d’esclusione.

Uno dei punti che merita di essere evidenziato, tra i diversi chiarimenti forniti nel corso dell’anno dall’Agenzia delle Entrate, riguarda la valutazione del limite relativo alle prestazioni prevalenti verso l’attuale o ex datore di lavoro.

Nella risposta all’interpello n. 137/2019, è stato fissato un punto fondamentale: la verifica del requisito della prevalenza deve essere effettuata solo al termine del periodo d’imposta.

Pertanto:

  • chi nel 2019 ha fatturato in misura prevalente verso l’attuale, ex datore di lavoro, o soggetti ad esso direttamente o indirettamente riconducibili, fuoriesce dalla flat tax del 15% dal 1° gennaio 2020;
  • chi nel 2019 ha percepito ricavi in misura inferiore al 50% rispetto al fatturato complessivo da parte dell’ex datore di lavoro (o soggetti riconducibili), non decade dal forfettario;
  • chi nel 2020 presume di fatturare in misura prevalente verso l’ex datore di lavoro, dovrà sottoporre a verifica la causa ostativa soltanto nel 2021, quando si avrà certezza delle prestazioni effettivamente fatturate.

Flat tax 2020, per le quote in SRL doppio vincolo: controllo e tipologia di attività

Arriva al momento della verifica anche il possesso di quote di controllo diretto o indiretto in SRL, nuova causa ostativa introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 ma operativa soltanto dal 2020.

In tal caso, per capire se si rispettano o meno i requisiti per poter applicare la flat tax del 15% anche nel 2020, bisognerà sottoporre a verifica due diversi parametri:

  • il controllo diretto o indiretto della società o dell’associazione;
  • la riconducibilità dell’attività esercitata dalla SRL e dal titolare di partita IVA.

Anche per chiarire l’ambito applicativo di questa causa ostativa sono stati pubblicati numerosi interpelli e, tra i punti da tenere a mente, è utile ricordare che:

  • la causa ostativa si attiva in presenza di ambedue i parametri;
  • per individuare se le attività svolte siano o meno riconducibili non basta considerare i due codici ATECO;
  • la valutazione dovrà prendere come riferimento l’effettiva attività svolta dall’impresa, e quella che caratterizza la società.

Flat tax partita IVA, dubbi sull’applicazione dei nuovi limiti già dal 2020

Come se non bastassero i dubbi sulle nuove cause ostative introdotte nel 2019, un nuovo carico di interrogativi deriva dalle modifiche previste dalla Manovra 2020.

È ormai noto che, pur lasciando inalterato il limite di 65.000 euro relativo a ricavi o compensi percepiti, dal 1° gennaio 2020 la possibilità di applicare la flat tax sarà vincolata al rispetto dei seguenti vincoli:

  • il limite dei compensi ai collaboratori, che verrà fissato a 20.000 euro;
  • il limite dei redditi da lavoro o pensione percepiti dal titolare di partita IVA, pari a 30.000 euro.

Uno dei dubbi frequenti tra gli addetti ai lavori riguarda la data di decorrenza delle nuove cause d’esclusione, anche considerando quanto disposto dall’Agenzia delle Entrate lo scorso anno, considerando la pubblicazione della Legge di Bilancio in Gazzetta Ufficiale soltanto il 31 dicembre 2018.

Era stata la circolare n. 9 del 10 aprile 2019 a chiarire (in merito alle quote di controllo in SRL):

“In considerazione della pubblicazione della legge di bilancio del 2019 nella Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 302 del 31 dicembre 2018 e in ossequio a quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, della Legge n. 212 del 2000 (Statuto dei diritti del contribuente), qualora alla predetta data il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare l’applicazione della causa ostativa in esame già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell’anno 2019 il regime forfetario, ma dovrà rimuovere la causa ostativa entro la fine del 2019, a pena di fuoriuscita dal regime forfetario dal 2020.”

Nel rispetto dello Statuto del Contribuente, infatti, non possono essere previsti nuovi obblighi o adempimenti con decorrenza anteriore ai 60 giorni dalla loro entrata in vigore. Sarà così anche per l’applicazione della flat tax nel 2020?

A fare la differenza sarà la chiave di lettura che adotterà l’Amministrazione Finanziaria. L’unica cosa certa è che le continue modifiche ai requisiti per l’accesso al forfettario conferma l’impossibilità di una reale pianificazione fiscale per imprese e professionisti italiani.

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