Evasione fiscale colf e badanti: così il Fisco controlla e scopre chi non paga le tasse

Simone Micocci

20 Luglio 2022 - 15:38

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I lavoratori domestici, colf e badanti compresi, ogni anno devono dichiarare il reddito percepito così da versare le imposte dovute. Non tutti lo fanno, ma per il Fisco non ci sono segreti.

Evasione fiscale colf e badanti: così il Fisco controlla e scopre chi non paga le tasse

Come noto ai più, tra le particolarità del lavoro domestico, come ad esempio per colf e badanti, c’è il fatto che il datore di lavoro non agisce come sostituto d’imposta. Lo stipendio di colf e badanti viene quindi pagato al lordo delle tasse, mentre il datore di lavoro si fa carico del versamento dei contributi, e compete al lavoratore occuparsi del versamento delle imposte presentando ogni anno la dichiarazione dei redditi.

Eppure ci sono ancora colf e badanti che, seppur regolarmente assunti, non pagano le tasse, commettendo così il reato di evasione fiscale.

A tal proposito, le autorità sono alla continua ricerca di colf e badanti che evadono le tasse e, specialmente nel caso dei rapporti di lavoro regolarizzati, non è complicato scoprire chi “dimentica” di versare le imposte dovute sul rapporto di lavoro.

A occuparsi dei controlli è la Guardia di Finanza, così come l’Agenzia delle Entrate e l’Inps. Ma come partono i controlli del Fisco per scovare colf, badanti e lavoratori domestici che non pagano le tasse? I recenti fatti di cronaca - ad esempio nel giugno scorso a Viterbo sono state denunciate 300 persone tra datori di lavoro, colf e badanti - ci aiutano a svelare le tracce seguite per scovare chi evade.

Prima di analizzare come avvengono i controlli del Fisco, ricordiamo che esistono diversi strumenti utilizzati per individuare chi non paga le tasse: in testa c’è il risparmiometro, affiancato da altri strumenti come la super Anagrafe dei Conti.

In tutti i casi, grazie ai dati presenti nell’archivio di Agenzia delle Entrate ed Inps, la Guardia di Finanza riesce a individuare tutti quei lavoratori che, sebbene titolari di redditi da lavoro, non presentano dichiarazione dei redditi, ovvero dichiarano meno di quanto effettivamente percepito.

A volte, a far scattare le indagini è invece l’atteggiamento del contribuente, come avvenuto a Viterbo, con i controlli scaturiti dalle domande di accesso alle prestazioni sociali agevolate da parte di colf e badanti.

Ripercorriamo quindi quali sono gli elementi che insospettiscono il Fisco e che possono portare all’avvio dei controlli finalizzati a contrastare l’evasione fiscale.

Evasione fiscale colf e badanti, come avvengono i controlli del Fisco

Sono diversi fatti e atteggiamenti che possono far scattare i controlli anti evasione da parte della Guardia di Finanza. Alcuni dei casi più eclatanti degli ultimi tempi ci aiutano a individuare come avvengono le verifiche.

Ricordiamo che la Guardia di Finanza non lavora mai in solitaria e, anzi, è avvalendosi dei dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps che è possibile individuare chi non paga le tasse.

La cooperazione è un elemento fondamentale anche per il contrasto all’evasione fiscale di colf e badanti, categorie di lavoratori per i quali, non essendoci specifici obblighi in capo al datore di lavoro, è frequente il fenomeno di sottostima dei redditi percepiti.

In sostanza, come evidenziato anche dal ministero dell’Economia e delle Finanze, sono molti i lavoratori che dichiarano al Fisco redditi più bassi di quelli percepiti, con l’obiettivo di restare nella soglia di esenzione Irpef e di beneficiare di agevolazioni e prestazioni sociali.

Spesso le attività d’indagine effettuate negli anni scorsi sono scaturite dal comportamento degli stessi lavoratori e lavoratrici; nel dettaglio, nel presentare richieste per bonus, agevolazioni e prestazioni sociali agevolate, questi sistematicamente omettono l’indicazione del reddito percepito dall’attività di lavoro.

E in altri casi, come successo recentemente a Viterbo, le autorità si sono semplicemente chieste come fanno a vivere molte persone, note in città ma sconosciute al Fisco. Una “curiosità” che ha indotto la Guardia di Finanza a potenziare i controlli, scovando non solo le famiglie che facevano lavorare colf e badanti in nero, sanzionandoli come previsto dalla normativa, ma anche lavoratori che pur essendo in regola hanno omesso di dichiarare quanto guadagnato.

Evasione fiscale colf e badanti, controlli anche sui soldi mandati all’estero

Il sistema fiscale italiano, negli anni, si è dotato di diversi strumenti volti a controllare chi non paga le tasse. Diversi sono gli obblighi introdotti per le banche, per i professionisti così come per i gestori di servizi per il trasferimento di denaro all’estero.

Sono i Money Transfer una delle vie privilegiate del Fisco, tenuto conto che molte delle somme trasferite all’estero derivano proprio dal lavoro domestico prestato da colf e badanti.

L’invio di denaro all’estero da parte di soggetti che non presentano dichiarazione dei redditi, o che dichiarano meno di quanto percepito in realtà, è una delle spie principali che fa scattare i controlli incrociati da parte di Guardia di Finanza, INPS ed Agenzia delle Entrate.

Se i Money Transfer sono quindi nemici di chi evade e non paga le tasse, non è certo migliore il rapporto con il trasferimento “fisico” di soldi dall’Italia all’estero. A darne prova è l’operazione della Guardia di Finanza di Caselle Torinese, risalente ormai a qualche anno fa, che ha portato all’identificazione di centinaia di colf e badanti percettori di circa 4 milioni di euro non dichiarati, con la conseguente evasione di oltre 800 mila euro di imposta.

Ai valichi dei confini nazionali sono infatti frequenti i controlli effettuati, finalizzati a monitorare il flusso di denaro in entrata ed in uscita dall’Italia, anche considerando le regole ed i limiti relativi all’uso di denaro contante.

Evasione fiscale, controlli anche sullo stile di vita con il Redditometro

Il Redditometro, Evasometro o Risparmiometro, è uno degli strumenti utilizzati dal Fisco - e soprattutto dall’Agenzia delle Entrate, per individuare chi non paga le tasse.

I controlli fiscali partono in tal caso dallo stile di vita del contribuente: se spende più del 20% di quanto guadagnato, l’Agenzia delle Entrate bussa alla porta per chiedere spiegazioni.

A destare più curiosità sono le spese che l’Agenzia delle Entrate controlla con il redditometro. Si tratta di almeno 100 voci, un elenco dettagliato ed analitico che potrebbe essere riassunto in tre macro-categorie: i consumi, gli investimenti e i risparmi.

Nell’elenco delle spese che fanno scattare controlli fiscali rientrano ovviamente quelle relative all’abitazione, come l’acquisto di elettrodomestici, l’aver effettuato lavori di ristrutturazione oppure aver acquistato una seconda casa stipulando un mutuo.

Sono soggette a controlli, inoltre, anche le spese sostenute in salute e servizi, come le assicurazioni o le spese veterinarie ma anche, ad esempio, quelle sostenute per la cura della persona compresi eventuali pernottamenti in hotel.

Ovviamente, l’auto è uno degli elementi privilegiati dei controlli da redditometro, così come i conti correnti, ovvero prelievi, versamenti e investimenti.