Non c’è alcun dubbio sul fatto che Wall Street, in questi ultimi mesi e settimane, abbia messo il turbo, dando una incredibile dimostrazione di forza. Forse anche troppo, iniziano a far notare diversi analisti.
Dopo essere crollati a ritmi che hanno fatto la storia per diverse sedute, a seguito della carrellata di annunci e minacce sui dazi arrivata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel cosiddetto Liberation Day del 2 aprile scorso, gli indici azionari USA hanno messo praticamente la quinta, soprattutto dall’inizio di questa estate, inanellando continui valori record di chiusura: un fenomeno che molti temevano far parte ormai più del passato.
Le valutazioni di diversi titoli sono schizzate invece ai massimi storici, sulla scia di una euforia che si è sostituita al pessimismo di aprile, prendendo letteralmente d’assalto i principali listini azionari americani, in particolare lo S&P 500 e il Nasdaq Composite. E così i soliti sospetti sono tornati a presentarsi a Wall Street: la borsa USA sta entrando in una fase di bolla speculativa? Ci si trova già? Nel migliore dei casi, quanto ancora può durare questo boom di buy?
Wall Street, il punto della situazione con record continui per lo S&P 500
Un articolo del Financial Times ha fatto il punto della situazione facendo notare che, in particolare lo S&P 500, ha continuato a schizzare a nuovi valori record, nel bel mezzo di diversi segnali di bolla.
Non poteva non essere menzionata la corsa delle azioni Nvidia, che è diventata la prima società quotata in Borsa, nel mondo, a vedere la propria capitalizzazione di mercato testare per la prima volta in assoluto la soglia di 4 trilioni di dollari.
Ma il sospetto che Wall Street sia stata presa da una febbre irrazionale è stato avallato da alcuni analisti soprattutto dal grande ritorno del trading sulle cosiddette meme stock, grande fenomeno esploso nell’anno 2021.
I trader e la comunità dei piccoli investitori si sono infatti riversati su molte di queste azioni, tra cui sono spiccate quelle del produttore di videocamere/fotocamere indossabili GoPro e della catena di doughnut Krispy Kreme.
Molti sono stati e sono così gli strategist che hanno iniziato a predicare cautela alla comunità, evidentemente fin troppo su di giri, degli investitori.
Allarme PIMCO, a Wall Street mentalità da biglietti della lotteria
Tra questi Dan Ivascyn, direttore degli investimenti del gigante della gestione degli asset PIMCO, valutato $2,1 trilioni di dollari.
“Credo che stiamo iniziando a vedere forse i paralleli degli inizi di quanto abbiamo visto durante il boom di Internet della fine degli anni ’90, inizi 2000. Siamo in presenza di una mentalità da biglietti della lotteria che tende a presentarsi...è un contesto pericoloso ”.
Ma gli alert non sono stati suonati ’soltanto’ dagli esperti. L’FT ha consigliato agli investitori di dare una occhiata anche ad alcuni numeri relativi ai fondamentali delle aziende.
Dai dati di Bloomberg, per esempio, è emerso che le azioni scambiate sullo S&P 500 sono valutate oggi dagli investitori più di 3,3 volte i ricavi delle rispettive aziende, ovvero al record della storia.
Occhio anche all’altro indicatore stilato da Barclays, noto come indicatore di “ euforia sull’azionario ”, concepito mettendo insieme alcuni parametri finanziari come flussi di contratti derivati, volatilità e sentiment di mercato.
Ebbene, questo indice è schizzato a un valore doppio rispetto al suo valore normale, entrando in un territorio che è stato associato in passato a fenomeni di bolle speculative.
“L’indicatore sta chiaramente mostrando che il mercato è euforico”, ha commentato Stefano Pascale, responsabile della divisione di strategia dei contratti derivati sull’azionario USA di Barclays.
Ma poi Wall Street avrebbe davvero qualcosa a cui brindare?
Quanto sorprende gli esperti, tra le tante cose, è che in realtà Wall Street non avrebbe nulla a cui brindare, visto che gli accordi commerciali sui dazi che gli Stati Uniti hanno siglato prima con il Giappone e poi con l’Unione europea comportano comunque tariffe sulle importazioni USA che si confermeranno più elevate rispetto ai valori precedenti l’inizio del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca: “Questi primi accordi sono negativi, ma gli investitori sembrano essere contenti di qualcosa che non è altro che una totale guerra commerciale ”, ha sottolineato Luca Paolini, responsabile strategist di Pictet Asset Management.
L’altro fattore che lascia di stucco, ha spiegato ancora il Financial Times, è che le azioni continuano a sembrare immuni alle preoccupazioni sulla crescita delle spese per gli interessi che gli Stati Uniti sono destinati a sostenere sul loro debito federale in crescita, così come non sembrano manifestarsi timori particolari per il futuro dell’indipendenza della Federal Reserve, posta continuamente sotto assedio da Trump, che non perde occasione di insultare Jerome Powell.
In realtà, asset finanziari che stanno scontando queste paure ci sono: si tratta del dollaro USA, colpito da una crisi epocale che lo ha fatto affondare di quasi il 10% dall’inizio del 2025 nei confronti di un paniere costituito dalle principali monete di tutto il mondo, e dei Treasury, espressione del debito pubblico americano.
Corsa Big Tech USA motore dei record di Wall Street, Nvidia +100% da minimi aprile
La verità inoltre è che a trainare al rialzo Wall Street sono state in generale soprattutto e di nuovo le azioni delle mega cap, ovvero delle Big Tech USA, le stesse che hanno contribuito ai rally storici che l’azionario USA ha incassato negli ultimi anni. Ovvero le stesse che appartengono al cosiddetto club delle Magnifiche 7, che sono Apple, Tesla, Alphabet-Google, Microsoft, Meta, Nvidia, Amazon.
Dopo essere capitolati all’inizio del 2025, questi titoli hanno di fatto rialzato la testa, consentendo alla borsa americana di toccare nuove vette.
Basti pensare, segnala sempre l’FT, che le quotazioni di Nvidia e di Meta-Facebook sono schizzate rispettivamente del 100% e del 50% dai minimi intraday testati nel terribile mese di aprile.
“Wall Street prezza player AI senza tenere conto della concorrenza”
Decisamente troppo, secondo gli esperti, come Rob Arnott, fondatore e presidente del gruppo di asset managament Research Affiliates, che ha fatto notare come i rapporti “prezzi-utili, prezzi-flussi di cassa, prezzi-libri contabili, prezzi-dividendi, viaggino tutti vicini a livelli record”, mettendo in evidenza anche un fenomeno che vale la pena di considerare: “ Il mercato sta prezzando i player attivi nell’AI (intelligenza artificiale) che dominano il mercato come se in futuro non faranno fronte ad alcuna competizione. Allo stesso tempo”, ha continuato Arnott, “è presente una certa cautela a prendere le distanze da quei nomi popolari e in cui ci sono segnali di bolla, in quanto la paura è che se si esce troppo presto, si finirà nei guai”.
Non è mancato in tutto questo l’avvertimento degli analisti di Deutsche Bank, che hanno paventato l’euforia più forte dalle bolle degli anni 1999 e 2007.
Tutto, mentre c’è chi consiglia di non dimenticare il valore presente anche nelle small cap, spesso snobbate. E che potrebbero riservare invece ghiotte sorprese. Sempre che il castello di carta non finisca per cadere del tutto a Wall Street.
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