Crisi migranti in Grecia: tutti i problemi dell’Europa

La crisi dei migranti in Grecia è diventata un’emergenza. Per l’Unione Europea si tratta di una situazione difficile, ma da affrontare subito. Come? I problemi per l’Europa non sono pochi.

La crisi dei migranti in Grecia, varcato il confine con la Turchia è già emergenza. I numeri sono eloquenti: secondo l’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) sono 130.000 le persone che si sono ammassate nella terra di nessuno, né turca, né greca.

Oggi le istituzioni europee, con i loro rappresentanti, si sono recate proprio in Grecia, per supportare il Governo e per verificare la situazione - tragica - sul campo.

In un solo giorno, Atene ha fatto indietreggiare circa 10.000 migranti che volevano raggiungere il suolo europeo illegalmente. Altri 2.000 profughi sarebbero arrivati a Pazarkule, e centinaia di donne, uomini e bambini si sarebbe imbarcato su improvvisati gommoni per sbarcare sull’isola greca di Lesbo, dove è già emergenza.

Erdogan è senza dubbio il fautore di questa ennesima tragedia umanitaria legata ai migranti che si sta consumando ai confini con l’UE. L’Europa, però, è chiamata in causa in prima persona per risolvere questa grande crisi. Affrontando, almeno 3 questioni, che si traducono in veri nodi da sciogliere.

Crisi migranti in Grecia: dialogo UE- Turchia? Il nodo è l’accordo

Che la crisi dei migranti di queste ore sia un ricatto di Erdogan contro l’Europa è ormai abbastanza chiaro. Il Presidente turco, stretto nella guerra in Siria che non sembra trovare una facile via d’uscita, almeno fino a quando Putin appoggerà Assad, ha spinto i rifugiati già presenti sul suo territorio a inondare l’Europa.

Il primo problema per l’UE è, quindi, il dialogo con Erdogan. Come approcciarsi, e, soprattutto, con quali strumenti tornare al tavolo e rinegoziare l’accordo sui migranti?

Ursula Von der Leyen non ha affatto chiuso la porta alla Turchia, facendo capire quanto sia vitale per il continente un’intesa con Ankara. La dichiarazione UE-Turchia del 2016 stabiliva, in termini monetari, che la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE finanziassero progetti per aiutare l’integrazione di quasi 4 milioni di rifugiati in Turchia.

Invece di prevedere pagamenti diretti al Governo di Ankara, venivano sostenuti economicamente circa 100 progetti. Dei 6 miliardi di euro promessi, la Commissione afferma che 4,7 miliardi di euro sono stati stanziati per iniziative e 2,3 miliardi di euro sono stati pagati dal 2016.

Ora, le minacce di Erdogan e i fatti che si sono susseguiti alle frontiere con la crisi migranti hanno avvelenato le relazioni tra Turchia e Stati membri UE. Un funzionario greco ha affermato che l’accordo è ormai quasi “morto”.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha dichiarato che Bruxelles è pronta ad intensificare i suoi colloqui con Ankara e discutere “dove potrebbe essere necessario il sostegno e quali sono le basi giuste per avviare un dialogo”.

La Commissione si è anche astenuta dall’accusare Erdogan di infrangere formalmente i termini dell’accordo. L’intesa sui migranti, quindi, appare necessaria. Bisognerà capire come verrà affrontata, soprattutto dall’Europa.

L’Europa darà più soldi a Erdogan?

L’Unione Europa è in agitazione non solo per l’emergenza che si sta palesando ai suoi confini. Il come affrontare la crisi dei migranti, a breve e a lungo termine, sta alzando più di un interrogativo.

Innanzitutto economico. Gli Stati UE, infatti, sarebbero profondamente divisi sull’estensione di ulteriori finanziamenti alla Turchia. C’è già una stretta sui bilanci post-Brexit che probabilmente taglierà denaro per progetti di spesa come pattuglie di frontiera condotte da Frontex, l’agenzia di gestione delle frontiere dell’UE.

Erdogan potrebbe addirittura avanzare la pretesa di ottenere più soldi diretti al suo Governo, piuttosto che indirizzati in progetti terzi. Intanto, gli effetti di tipo economico sono già evidenti: oggi la Commissione Europea ha promesso 700 milioni di euro per offrire nuove attrezzature a Frontex per la gestione dei confini greci.

Politica migratoria UE: svolta dopo crisi migranti Grecia-Turchia?

Nonostante la confusione di tutte le parti, l’Europa non può permettersi di lasciar perdere l’accordo.

Questa è la convinzione che serpeggia a Bruxelles, come dice un funzionario UE:

“le conseguenze umanitarie di una nuova crisi migratoria - specialmente per la Turchia - sono enormi. Faremo un accordo, ma non in un punto in cui sembra che veniamo ricattati.”

Ciò che emerge realmente dinanzi a questa emergenza greca-turca è che la politica sull’immigrazione targata UE finora non ha dato i frutti sperati. Forse, anche perché una vera e propria riforma è mancata a causa del crescente sentimento populista e nazionalista anti-immigrazione di molti partiti degli Stati.

Von der Leyen, che è in carica da dicembre, ha promesso di presentare un “nuovo patto sulla migrazione” per affrontare questioni controverse, tra cui le quote obbligatorie di ricollocazione che hanno scatenato l’indignazione in tutta l’Europa orientale già nel 2015.

Michael Roth, ministro tedesco della Germania, lunedì ha dichiarato che:

“è giunto il momento che noi dell’UE finalmente ci svegliassimo e sviluppassimo un concetto di migrazione sostenibile.”

La crisi dei migranti in Grecia, infatti, ci racconta anche che la strategia UE di delegare a Paesi terzi la gestione profughi - Turchia come Libia - può essere pericolosa e controproducente.

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1 commento

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daniele • 3 mesi fa

Ma la frontiera turco-greca è il confine dell’Europa o solo della Grecia?! Se è il confine dell’Europa il problema deve essere totalmente europeo, se è solo quello greco, il Ministro degli Interni greco dovrebbe portare i profughi in massa al confine greco-bulgaro, o macedone o albanese, dato che in realtà i profughi vogliono proseguire per la Germania e i Paesi ricchi..

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