Perché la più grande azienda alimentare del mondo non vuole più produrre gelato

Andrea Fabbri

19 Febbraio 2026 - 16:08

Nestlé ha deciso di abbandonare la produzione di gelato e di cederla a Froneri. L’obiettivo è quello di rendere l’azienda più snella ed efficiente

Perché la più grande azienda alimentare del mondo non vuole più produrre gelato

Notizia incredibile nel mondo della produzione alimentare. Il colosso mondiale Nestlé ha deciso di abbandonare il settore del gelato per velocizzare una profonda ristrutturazione aziendale. Una scelta che non stupisce gli addetti ai lavori, ma che potrebbe avere conseguenze importanti nel settore della ristorazione e in quello del lavoro.

Nestlé abbandona il gelato

Poche ore fa i vertici della multinazionale Nestlé hanno dichiarato di essere in fase di “trattativa avanzata” per cedere la produzione nel settore dei gelati.

La divisione gelati include marchi come Häagen-Dazs e Drumstick, ha un valore di circa 1,20 miliardi di euro e dovrebbe finire sotto il controllo del partner di joint venture Froneri, azienda che ha sede nel Regno Unito. L’affare dovrebbe concludersi entro il prossimo anno, con Nestlé che rimarrà comunque partner finanziario.

Ai giornalisti i vertici dell’azienda hanno dichiarato che i sei marchi di gelato prodotti da Nestlé erano arrivati a rappresentare una “distrazione” dal vero core business aziendale che comprende caffè, cura degli animali domestici, snack e alimenti e nutrizione.

Un nuovo piano aziendale

La cessione della divisione gelati è una delle prime mosse del nuovo CEO Philipp Navratil subentrato a settembre a Laurent Freixe, licenziato per non aver rivelato una relazione sentimentale con una collega.

Obiettivo del nuovo CEO quello di aumentare le vendite semplificando il numero di attività. Ecco perché, oltre all’uscita dal settore del gelato, l’azienda dovrebbe presto lasciare anche la produzione di acqua e bevande premium.

Una vera e propria ristrutturazione aziendale che porterà alla fusione delle divisioni nutrizione e scienze della salute in un nuovo dipartimento e che, purtroppo, potrebbe portare all’eliminazione di 16.000 posti di lavoro. Lavoratori che non verranno rimpiazzati e i cui compiti verranno sostituiti puntando sull’automazione e sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Nestlé non è la prima grande azienda a liberarsi del gelato

Nestlé non è la prima grande multinazionale ad abbandonare il gelato. Prima del colosso svizzero era stata la rivale Unilever a scorporare la propria divisione, dando vita alla più grande azienda di gelati al mondo, The Magnum Ice Cream Company.

Anche in questo caso la scelta fu dettata dalla decisioni di concentrarsi su una gamma di prodotti più ridotta e di tagliare i rami aziendali meno remunerativi.

Il richiamo per il latte artificiale per neonati

Mentre Navratil lavora per ottimizzare la struttura di Nestlé riducendo il portafoglio prodotti, arriva un nuovo problema: il richiamo ufficiale di alcuni lotti di latte artificiale per neonati.

Il caso è stato denunciato il mese scorso quando Nestlé è stata costretta a richiamare i lotti di latte da decine di Paesi, tra cui Regno Unito e Francia, dopo che erano state trovate tracce della tossina cereulide (il cui consumo può provocare sintomi come vomito e diarrea nei bambini) nella produzione di dicembre.

Un ritiro che ha fatto scalpore e che ha portato l’Unione Europea a fissare limiti più severi sui livelli di cereulide considerati sicuri per il consumo contenuti nei prodotti per neonati.

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