Nestlé ha annunciato 185 esuberi in Italia. Lavoratori a rischio in questa sede

Redazione Imprese

24 Aprile 2026 - 11:01

Il piano rientra in una strategia globale da 16.000 tagli entro il 2027: Assago la sede più colpita. Forte opposizione dei sindacati e timori anche per il comparto acque.

Nestlé ha annunciato 185 esuberi in Italia. Lavoratori a rischio in questa sede

Nestlé ha confermato 185 esuberi in Italia nell’ambito di un più ampio piano di riorganizzazione globale che prevede la riduzione di circa 16.000 posti di lavoro entro il 2027.

La decisione, comunicata nel corso del Comitato aziendale europeo, ha immediatamente sollevato la protesta delle organizzazioni sindacali, che parlano di una scelta penalizzante per i lavoratori e dettata principalmente da esigenze di natura finanziaria.

Le sedi Nestlé italiane coinvolte negli esuberi

Il ridimensionamento annunciato da Nestlé Italia interessa principalmente il personale amministrativo e impiegatizio, con un impatto significativo sul quartier generale di Assago, alle porte di Milano. Si tratta di una delle principali sedi operative del gruppo nel Paese, motivo per cui la decisione rischia di avere ripercussioni rilevanti sul tessuto occupazionale locale.

Come accennato, l’intervento si inserisce in una strategia più ampia già delineata dalla multinazionale svizzera nell’autunno del 2025, quando è stato annunciato un piano di efficientamento volto a ridurre i costi e rafforzare la competitività sui mercati internazionali. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è quello di completare il processo entro il 2027, attraverso una razionalizzazione della forza lavoro a livello globale.

Non si tratta di un caso isolato: analoghi provvedimenti sono stati avviati anche in altri Paesi europei. In Spagna, ad esempio, è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge fino a 301 dipendenti, pari a circa il 7,5% dell’organico nazionale.

La reazione dei sindacati

La risposta dei sindacati italiani è stata immediata e compatta. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, insieme al Coordinamento nazionale delle Rsu, hanno espresso “forte contrarietà” nei confronti del piano, definendolo una scelta che scarica sui lavoratori le conseguenze di strategie aziendali orientate al contenimento dei costi.

Secondo le sigle, si tratta di una decisione “dettata da logiche finanziarie e che ricade sulle lavoratrici e sui lavoratori”. Per questo motivo è stata annunciata una fase di mobilitazione, con assemblee nei luoghi di lavoro e iniziative volte a tutelare gli occupati coinvolti.

Le organizzazioni sindacali chiedono un confronto più approfondito con l’azienda per valutare soluzioni alternative che possano limitare l’impatto sociale della riorganizzazione. L’obiettivo è evitare licenziamenti o, quantomeno, ridurne il numero attraverso strumenti come ricollocazioni interne o uscite volontarie incentivate.

I timori per il settore delle acque

Oltre agli esuberi già annunciati, cresce la preoccupazione anche per il futuro del comparto Waters, ovvero la divisione dedicata alle acque minerali. Pur non essendo direttamente coinvolta nei tagli, questa area potrebbe essere interessata da una riorganizzazione societaria.

In particolare, si ipotizza il trasferimento di circa 60-70 lavoratori verso la società Sanpellegrino, pur continuando a svolgere attività legate al business delle acque. Un’operazione che, secondo i sindacati, potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di incertezza per i dipendenti coinvolti.

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