Dopo il Pentagono, OpenAI (ChatGPT) si prepara a un accordo con la NATO. Quali rischi?

P. F.

4 Marzo 2026 - 15:43

OpenAI si prepara a un accordo con la NATO dopo gli accordi con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Ma quali sono i rischi che comporterebbe questa alleanza strategica?

Dopo il Pentagono, OpenAI (ChatGPT) si prepara a un accordo con la NATO. Quali rischi?

Dopo aver raggiunto un accordo con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti - ora rinominato “Dipartimento della Guerra” da Donald Trump - OpenAI starebbe valutando un’ulteriore collaborazione con la NATO.

L’intesa con il Pentagono è arrivata dopo la rottura delle trattative tra il governo statunitense e Anthropic, la casa madre del modello Claude. Il confronto si è interrotto sulle condizioni di utilizzo dei sistemi, poiché il CEO dell’azienda, Dario Amodei, si era opposto all’utilizzo di Claude nei programmi di sorveglianza di massa e nello sviluppo di armi completamente autonome.

L’accordo con il governo statunitense, tuttavia, ha scatenato un polverone mediatico per l’azienda guidata da Sam Altman. Secondo i dati della società di analisi Sensor Tower, nei giorni successivi alla notizia il numero medio giornaliero di disinstallazioni di ChatGPT è aumentato di circa il 200%. Nello stesso periodo, invece, l’app Claude è salita ai vertici delle classifiche dell’App Store di Apple.

Di fronte alle polemiche, Altman ha annunciato alcune modifiche al contratto, tra cui il divieto esplicito di utilizzare i sistemi dell’azienda per attività di sorveglianza domestica nei confronti dei cittadini statunitensi. Anche agenzie di intelligence come la National Security Agency non potranno usare direttamente la tecnologia OpenAI senza una modifica specifica dell’intesa.

L’ipotesi di collaborazione con la NATO

Nel frattempo, mentre il dibattito sull’accordo con il Pentagono è ancora in corso, OpenAI starebbe già valutando una nuova collaborazione con la NATO. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, la società sta considerando un contratto per distribuire la propria tecnologia nelle reti informatiche non classificate dell’alleanza atlantica.

Durante una riunione interna Sam Altman avrebbe accennato anche alla possibilità di estendere l’utilizzo alle reti classificate della NATO. Una portavoce dell’azienda ha poi chiarito che si è trattato di un’imprecisione: l’eventuale progetto riguarderebbe soltanto le infrastrutture non classificate.

Se l’intesa dovesse concretizzarsi, l’intelligenza artificiale sviluppata dall’azienda di San Francisco entrerebbe nelle infrastrutture digitali di un’organizzazione militare composta da 32 Paesi, ampliando ulteriormente il ruolo delle piattaforme tecnologiche private nella sicurezza occidentale.

Quali sono i potenziali rischi di un alleanza tra NATO e OpenAI

Lo scontro tra Anthropic e il Pentagono si è concentrato su un fattore principale: i limiti dell’intelligenza artificiale in ambito militare. Una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità che sistemi di AI vengano utilizzati per programmi di sorveglianza su larga scala.

Il Dipartimento della Difesa statunitense ha dichiarato in passato di non avere interesse a sviluppare strumenti di controllo dei cittadini statunitensi né armi completamente autonome, ma ha anche sottolineato che l’intelligenza artificiale dovrebbe poter essere utilizzata per tutte le applicazioni consentite dalla legge. La NATO, teoricamente, potrebbe adottare una posizione analoga, lasciando aperto il problema di come definire in modo concreto i confini tra impiego militare legittimo e utilizzi potenzialmente invasivi.

Oltre alle questioni politiche ed etiche, restano anche i limiti tecnologici dei sistemi di intelligenza artificiale. I modelli linguistici e altri strumenti basati su AI possono commettere errori o generare informazioni inesatte, un fenomeno spesso definito come “allucinazione”. In ambito militare queste imprecisioni assumono un peso particolare (e preoccupante), poiché gli algoritmi vengono utilizzati per analizzare immagini satellitari, rapporti di intelligence e grandi quantità di dati operativi.

La NATO impiega, ad esempio, piattaforme di analisi sviluppate da aziende come Palantir. Il sistema Maven integra informazioni provenienti da diverse fonti e le analizza con strumenti di intelligenza artificiale per supportare le valutazioni operative. Secondo Amanda Gustave, Chief Data Officer della Task Force Maven della NATO, i sistemi prevedono sempre la supervisione di operatori umani. L’intelligenza artificiale accelera l’analisi delle informazioni, ma le decisioni operative restano affidate alle persone.

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