Il mercato energetico globale cambia rotta: l’Europa resta indietro e si scopre senza strategia energetica.
L’Unione Europea ha avuto anni per prepararsi a una crisi energetica dopo lo shock del 2022. Grazie a un inverno mite e all’abbondante fornitura dagli Stati Uniti, la crisi del gas europea è stata significativamente meno grave del previsto. Il continente ha evitato blackout e un collasso economico grazie alla combinazione di condizioni meteorologiche favorevoli e di un eccesso di capacità produttiva negli Stati Uniti.
Invece di riconoscere il fattore fortuna, l’Unione Europea ha continuato a non fare nulla di serio per la sicurezza energetica, mentre alcuni Paesi hanno mantenuto la chiusura delle centrali nucleari, rendendosi vulnerabili a future carenze energetiche. Invece di elaborare un piano per eliminare i divieti sullo sviluppo delle risorse, le chiusure nucleari e i limiti agli investimenti, l’Europa ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia, aspettandosi che non accadesse nulla.
L’Europa sta camminando verso il precipizio di un’altra crisi energetica, potenzialmente peggiore di quella del 2022. La guerra in Medio Oriente, una nuova crisi diplomatica tra Spagna e Stati Uniti, il conflitto con l’Algeria e la dipendenza irrisolta dall’approvvigionamento di gas russo hanno contribuito a far salire alle stelle i prezzi del petrolio e del gas, rappresentando una minaccia per la già fragile economia europea. [...]
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