Così questa società sta conquistando Internet, in Cina e non solo

P. F.

5 Maggio 2026 - 15:20

ByteDance vale 550 miliardi di dollari ed è terza tra le società private al mondo dopo OpenAI e SpaceX. Tra ambizioni AI ed espansione globale, arrivano però ostacoli dai rapporti tesi con Pechino.

Così questa società sta conquistando Internet, in Cina e non solo

ByteDance si conferma uno dei colossi tecnologici globali più dinamici del momento. La società cinese, fondata nel 2012 e oggi nota soprattutto come la casa madre di TikTok e della sua versione domestica Douyin, raggiunge complessivamente quasi 3 miliardi di utenti mensili nel mondo. Il suo portafoglio si è progressivamente esteso ben oltre i social e opera ora in numerosi campi, come editing video, e-commerce, cloud e intelligenza artificiale.

A gennaio 2026 è stato chiuso uno dei capitoli più delicati della sua storia recente, con la vendita dell’80% della divisione statunitense di TikTok a Oracle e ad altri investitori vicini al presidente Donald Trump. L’accordo, ritenuto sorprendentemente favorevole per ByteDance, prevede la concessione dell’algoritmo al nuovo soggetto in cambio del 20% dei ricavi e mantiene in capo alla società cinese la gestione di TikTok Shop, la piattaforma di commercio elettronico associata, sul mercato americano.

Cosa c’è dietro il successo di ByteDance

L’epilogo della vicenda americana ha alimentato l’ottimismo degli investitori. Lo scorso novembre la società è stata valutata 480 miliardi di dollari, pari a circa 410 miliardi di euro, in una transazione secondaria, mentre a febbraio la valutazione è salita a 550 miliardi di dollari, equivalenti a circa 469 miliardi di euro. Tra le società private al mondo solo OpenAI e SpaceX oggi superano questo livello. ByteDance è ormai il secondo gruppo di social media a livello globale dopo Meta, oltre a posizionarsi tra i protagonisti dell’e-commerce e dell’intelligenza artificiale cinese.

Le attività in Cina rappresentano circa tre quarti dei 155 miliardi di dollari di ricavi previsti per il 2024, equivalenti a circa 132 miliardi di euro. Il modello content-to-cart, che integra intrattenimento e shopping, ha portato il gruppo al terzo posto nel commercio elettronico cinese, con 4.000 miliardi di yuan di merce venduta lo scorso anno attraverso le sue piattaforme, pari a circa 495 miliardi di euro. Su Douyin i contenuti commerciali si mescolano alle clip di intrattenimento, mentre influencer promuovono prodotti durante le sessioni di shopping in diretta. Anche Hongguo, l’app di microfiction da due minuti per episodio, è stata trasformata in un canale di vendita: gli utenti possono acquistare gli oggetti che compaiono nelle scene direttamente dall’app.

La spinta sull’intelligenza artificiale e le novità smartphone

L’intelligenza artificiale rappresenta il principale motore di crescita prospettica del gruppo. Il chatbot Doubao è oggi il più popolare in Cina con 315 milioni di utenti mensili a febbraio. L’apertura dei modelli sottostanti ha contribuito ad attrarre nuove imprese sulla piattaforma cloud della società, che cresce a ritmi sostenuti. L’obiettivo dichiarato è trasformare Doubao in una super-app intelligente capace di completare ogni tipo di transazione digitale a partire da un comando vocale dell’utente, traguardo verso cui si stanno muovendo anche concorrenti come Alibaba.

A dicembre ByteDance ha poi siglato una partnership con il produttore di dispositivi ZTE per lanciare uno smartphone con assistente AI preinstallato, in grado di leggere i contenuti dello schermo e di eseguire operazioni per conto dell’utente, inclusi gli acquisti. Il dispositivo sperimentale, prodotto (per ora) in soli 30.000 esemplari, è andato esaurito in pochi giorni. L’iniziativa ha però evidenziato i limiti dell’ecosistema: l’assistente è stato bloccato quando ha tentato di interagire con applicazioni sviluppate dai concorrenti, mentre la gestione dei pagamenti si è rivelata complessa. ByteDance dispone di un proprio sistema di pagamento che, tuttavia, resta ancora poco diffuso, e le sue app sono quindi “costrette” a dipendere dalle infrastrutture di Alipay di Alibaba e di WeChat Pay di Tencent.

I rapporti (complicati) con Pechino e gli ostacoli all’espansione

I rapporti con il governo cinese costituiscono il principale fattore di rischio per la traiettoria del gruppo. Il fondatore Zhang Yiming si è dimesso da CEO e successivamente da presidente nel 2021, sullo sfondo della stretta delle autorità contro l’eccessiva influenza dei magnati tecnologici. Secondo fonti interne riportate dall’analisi originale, l’esecutivo non si sente ancora a proprio agio con il peso della società. Un segnale è stato il vertice dello scorso anno tra il presidente Xi Jinping e un gruppo di imprenditori del settore, percepito come un riavvicinamento con l’industria tecnologica: ha partecipato il fondatore di Alibaba Jack Ma, anch’egli colpito dalla stretta del 2021, ma non Zhang. Le autorità cinesi appaiono più rilassate verso le grandi aziende dell’e-commerce, mentre restano caute nei confronti dei colossi dei social media, custodi del controllo sull’opinione pubblica.

Le tensioni interne complicano anche l’espansione internazionale. ByteDance, che dichiara di non avere una sede centrale, ha costruito divisioni estere ampie, con TikTok in larga parte basato a Singapore. Pechino guarda però con preoccupazione al trasferimento di attività all’estero da parte delle aziende tecnologiche cinesi: i due cofondatori di Manus, società di AI trasferita lo scorso anno proprio a Singapore, hanno ricevuto il divieto di lasciare la Cina continentale durante l’esame della proposta di acquisizione da parte di Meta. Questa sensibilità rischia di ostacolare anche i piani di quotazione in Borsa del gruppo: l’unica piazza in grado di soddisfare insieme governo cinese e investitori internazionali sarebbe Hong Kong, ma i regolatori cinesi iniziano a richiedere alle società locali quotate in città di essere registrate lì o nella Cina continentale.

La struttura di holding di ByteDance, registrata alle Isole Cayman per attrarre capitali globali, rende l’operazione complessa. A frenare ulteriormente è la crescente difficoltà nella condivisione delle tecnologie tra divisioni cinesi ed estere, aggravata dalle differenze regolatorie sull’AI: il lancio internazionale di Seedance 2.0, app di editing video diffusasi rapidamente in Cina a febbraio, sarebbe stato rinviato dopo le contestazioni di Disney e Paramount per presunte violazioni del copyright.

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