Il dominio cinese nel settore automotive mette sotto pressione i colossi globali e preoccupa investitori e aziende tra vendite in calo e un vantaggio competitivo tutto nuovo.
La Cina è la fabbrica del mondo, responsabile di oltre il 30% della produzione industriale globale, e il suo dominio in alcuni settori, come quello automobilistico, è motivo di preoccupazione. Tanta preoccupazione.
Ben il 70% di tutti i nuovi veicoli elettrici proviene ora dalla Cina. La cinese BYD supera di gran lunga Tesla e altri competitor in vendite, mentre espande le sue operazioni a livello mondiale. E ciò sta gettando nel panico case automobilistiche come Toyota, Honda e Ford - i dirigenti di quest’ultima avevano già sottolineato tre anni fa come la Cina fosse molto più avanti nel settore. E una recente visita a uno degli stabilimenti di produzione automobilistica del colosso asiatico lo ha dimostrato senza ombra di dubbio, almeno agli occhi del presidente e CEO di Honda, Toshihiro Mibe.
«Non abbiamo alcuna possibilità contro tutto ciò», ha dichiarato Mibe durante una visita a una fabbrica di componenti di Shanghai, commentando la sua perfetta automazione a tutti i livelli della produzione. La logistica, gli approvvigionamenti e tutti gli aspetti del processo erano tanto automatizzati da potersi permettere di fare completamente a meno dei lavoratori umani all’interno dello stabilimento.
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Il vantaggio cinese nel settore automotive
I dirigenti di Ford e Toyota sono preoccupati soprattutto per la velocità dei produttori cinesi, non solo nella produzione in sé di automobili, ma anche nella loro progettazione. Pechino è nota per la sua capacità di sviluppare rapidamente ogni genere di prodotto e lanciare i veicoli dal concept al mercato in metà del tempo rispetto ai concorrenti.
Il basso costo del lavoro in Cina, la mancanza di burocrazia, la catena di approvvigionamento ben armonizzata, gli sgravi fiscali e molti altri fattori hanno contribuito a creare un vantaggio competitivo in termini di costi senza pari, che - comprensibilmente - spaventa gli altri player del settore. E anche gli investitori esposti al comparto hanno tutto il diritto di essere preoccupati.
Le vendite di Honda in Cina, un Paese che un tempo era uno dei mercati locali più prolifici per il produttore, sono crollate da circa 1,6 milioni di auto nuove nel 2020 a sole 640.000 nel 2025. La società ora punta a produrre anche meno di 600.000 veicoli quest’anno nei suoi stabilimenti cinesi, che operano solo al 50% della capacità a causa del calo di interesse da parte dei consumatori. Anche Toyota ha appena riportato un calo delle vendite su base annua in Cina a marzo. E intanto il vantaggio della casa automobilistica BYD nel settore dei veicoli elettrici continua a crescere.
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Quali effetti sul tuo portafoglio investimenti?
I titoli legati al settore automobilistico godono da tempo di una presenza stabile in molti fondi comuni ed ETF diversificati, arrivando in alcuni casi a costituirne una componente fondamentale, con Tesla che si è sempre distinta come una delle scelte più discusse e divisive tra gli investitori. Alcuni analisti hanno deciso di aumentare la propria esposizione sulla società di Elon Musk approfittando del calo dei prezzi, mentre altri invitano alla prudenza e paventano possibili nuovi ribassi. Accanto a Tesla, anche Ford e Toyota continuano a comparire tra i nomi più noti e seguiti del comparto. Il settore, lo sappiamo bene, sta attraversando una fase complessa, segnata sia dalla crescente pressione dei produttori cinesi sia da risultati di vendita inferiori alle aspettative, fattori che contribuiscono ad aumentare il livello di rischio.
Nel frattempo, Honda ha riattivato una divisione di ricerca e sviluppo che aveva precedentemente chiuso, con l’obiettivo di rilanciare l’innovazione. Il CEO Toshihiro Mibe ne è convinto: occorre accelerare con decisione sul fronte della digitalizzazione. Anche alla luce delle forti perdite legate alla revisione della propria strategia sull’elettrificazione, a seguito della cancellazione di diversi progetti di veicoli elettrici, tra cui i modelli 0 SUV, 0 Sedan e Afeela.
Anche il vertice di Toyota teme per il futuro, e non limitatamente alla propria società, ma estesa all’intero settore, e avverte che senza cambiamenti significativi il futuro potrebbe essere a rischio.
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