Cosa votare ai referendum sulla giustizia: le ragioni del Sì e del No

Stefano Rizzuti

31 Maggio 2022 - 15:49

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Il 12 giugno si voterà per i referendum sulla giustizia: vediamo, per ognuno dei cinque quesiti, quali sono le motivazioni di chi si schiera per il Sì e di chi si schiera per il No.

Cosa votare ai referendum sulla giustizia: le ragioni del Sì e del No

Cosa votare ai referendum sulla giustizia del 12 giugno? Per valutare i fattori sulla base di cui decidere se e cosa votare ai cinque quesiti proviamo a prendere in considerazione le ragioni di chi si esprimerà a favore e di chi si esprimerà contro. Il voto referendario del 12 giugno si terrà contestualmente alle elezioni amministrative in circa mille comuni e chiamerà al voto tutti gli elettori con più di 18 anni.

Money.it ha intervistato, negli scorsi giorni, due esponenti dei partiti che più chiaramente si sono schierati a favore del Sì e del No ai referendum: da una parte Francesco Urraro, senatore della Lega in commissione Giustizia, e dall’altra Angela Salafia, deputata del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia. Ecco quali sono le ragioni del Sì e del No su ogni singolo quesito dei referendum sulla giustizia.

Primo quesito, le ragioni pro e contro la legge Severino

Il primo quesito è quello che chiede di abrogare la legge Severino. Secondo Urraro, l’abrogazione serve per “valorizzare la posizione del giudice che potrà valutare l’applicazione della pena accessoria”. Pena accessoria che sarebbe l’incandidabilità della persona condannata. Così facendo, spiega il fautore del Sì, verrebbe eliminato un automatismo che porta all’ineleggibilità anche in casi in cui la sentenza di primo grado viene ribaltata in secondo grado.

Diversa la posizione di Salafia: chi chiede di votare No a questo quesito spiega che la legge Severino è un “baluardo insostituibile a garanzia della legalità e della trasparenza in politica”. Il problema, per la deputata, è eliminare completamente la Severino: “Non è abrogando l’intera legge che si va incontro alle esigenze del Paese”.

Lo stop alle misure cautelari nel secondo quesito

Nel secondo quesito si punta a eliminare il rischio della reiterazione del reato tra i casi che portano all’applicazione delle misure cautelari. Principio che secondo il senatore leghista deve essere eliminato soprattutto a causa dell’alto numero di innocenti e risarcimenti in Italia. Chi voterà Sì, ricorda Urraro, lo farà sapendo che l’abrogazione varrà solo per “reati non socialmente allarmanti: quelli gravi e con violenza sono esclusi”.

Per Salafia, sostenitrice del No, i dubbi rimangono e se venisse approvato questo quesito “un soggetto accusato di stalking che non abbia usato violenza o armi, in assenza di pericolo di fuga o di inquinamento probatorio, non verrebbe sottoposto ad alcuna misura cautelare”. Con un conseguente “rischio per la sicurezza sociale”.

Separazione delle carriere, le ragioni del Sì e del No sul terzo quesito

Con il terzo quesito i cittadini sono chiamati a esprimersi sulla separazione della carriera dei magistrati. Secondo Urraro approvando il testo referendario si eviterebbe che il giudice indossi “la maglia di una delle due squadre”, con quella che viene definita un’anomalia rispetto agli altri paesi dove “le carriere di chi accusa e chi giudica sono nettamente separate”. Inoltre, spiega il senatore leghista, la separazione delle carriere garantirebbe una maggiore capacità di specializzazione.

Diverso il punto di vista dei 5 Stelle, secondo cui l’attuale sistema “contribuisce a scongiurare il rischio che si venga a creare una sorta di sistema accusatorio puro”. Secondo Salafia, i magistrati “non devono essere posti di fronte a una scelta di base per la loro carriera”.

Referendum, il quarto quesito sulla valutazione dei magistrati

Con il quarto quesito si chiede se estendere la possibilità di valutazione dei magistrati anche ai membri laici, un principio che secondo Urraro, concedendo all’avvocatura e all’accademia il diritto di voto sugli scatti di anzianità, potrebbe “bilanciare ipotetici rischi di una chiusura corporativa dell’ordine”. Al contrario, per Salafia, un Sì al referendum potrebbe aprire a possibili conflitti d’interesse perché gli avvocati potrebbe esercitare pressioni sui togati, anche “in buona fede”.

Quinto quesito, il Sì e il No sulla raccolta firma per il Csm

L’ultimo quesito punta a eliminare la raccolta firma per presentare la candidatura di un magistrato al Csm. Per Urraro bisogna votare sì perché attualmente è “difficile per un magistrato senza corrente raccogliere un numero significativo di firme, così solo le correnti decidono chi debba essere candidato”. E, inoltre, a suo giudizio c’è il “rischio che il candidato sia rappresentante di specifici elettori e non di tutti i magistrati”.

Sul quinto quesito referendario la posizione di Salafia e di chi sostiene il No è comunque meno netta: in particolare la deputata spiega che si tratta di una misura non sufficiente per contrastare l’attuale sistema delle correnti e che quindi sarebbe “inefficace”, rendendo il quesito “sostanzialmente inutile”.

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