Coronavirus: l’epicentro adesso è in America Latina: la situazione

La tragedia era attesa, purtroppo, in America Latina. Adesso, l’OMS ha ammesso che proprio in questa parte del mondo si può parlare di nuovo epicentro dell’epidemia. La situazione è drammatica in Brasile. Cosa sta accadendo?

Coronavirus: l'epicentro adesso è in America Latina: la situazione

L’America Latina era sotto osservazione già da alcuni giorni per l’aumento drammatico dei contagiati.

Ora l’OMS ha di fatto ufficializzato la nuova e triste realtà: il Sud America può considerarsi epicentro dell’epidemia. Con il Brasile a guidare questa corsa inarrestabile dei positivi, quasi 300.000 nel grande Paese, tutta l’area è nel pieno della crisi sanitaria.

L’emergenza, in questa parte del mondo così vulnerabile a causa della povertà e delle difficoltà finanziarie, è destinata a peggiorare.

Il coronavirus, quindi, è ancora lontano dall’abbandonare il mondo. Ora tutti i riflettori sono puntati sull’America Latina: cosa sta accadendo?

Perché l’America Latina è epicentro dell’epidemia

“In un certo senso, il Sud America è diventato un nuovo epicentro per la malattia”: con queste parole Mike Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze dell’OMS, ha lanciato il nuovo allarme coronavirus.

I numeri di contagiati e deceduti nei Paesi latinoamericani raccontano di una situazione che sta precipitando nella catastrofe. Come già più volte sottolineato anche da Money.it, il Brasile versa in condizioni pessime.

La nazione di Bolsonaro ha più casi di qualsiasi altro Paese del Sud America, con positivi ormai prossimi ai 300.000 e circa 19.000 persone morte.

A preoccupare l’OMS è anche la notizia che il Governo brasiliano ha approvato un ampio uso dell’idrossiclorochina a base di farmaci anti-malaria, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di assumere per difendersi dalle infezioni da COVID-19.

Diversi studi hanno messo in dubbio l’efficacia del farmaco come trattamento per la malattia. Un report pubblicato venerdì scorso ha mostrato che i pazienti trattati con il farmaco avevano un rischio di morte più elevato rispetto a quelli che non lo assumevano.

Un dettaglio poco rassicurante, quindi, che si aggiunge alla già terribile emergenza brasiliana. Nello Stato dell’Amazzonia, per esempio, si registra il tasso di infezione più alto, 490 positivi su 100.000 abitanti, tanto che si è parlato anche di pericolo genocidio.

In tutta l’area, comunque, l’epidemia si sta espandendo a grande velocità. Il Perù ha riportato il 12° numero più alto di casi al mondo con oltre 100.000 confermati, che è più della Cina.

E il Cile riporta quotidianamente migliaia di nuovi casi di coronavirus, con oltre 500 morti. Qui, inoltre, stanno ricominciando le proteste contro l’estrema povertà.

L’Ecuador ha visto il maggior numero di morti pro capite nella regione - con circa 17 per 100.000 persone.

Soffermandosi proprio sulle vittime, è da evidenziare che il numero di decessi in Brasile, Messico e Perù raddoppia ogni due settimane, rispetto a circa ogni due mesi nel Regno Unito, quattro mesi in Francia e cinque mesi in Italia.

L’America Latina aspetta il picco

Nonostante i numeri sull’epidemia siano già gravi per l’America Latina, secondo gli esperti qui il picco non è ancora arrivato e potrebbe giungere tra qualche settimane.

Intanto, l’80% dei letti di terapia intensiva nella capitale del Perù, Lima, sono occupati. Nella capitale del Cile, Santiago, è circa il 90%. Poiché i casi quotidiani continuano a salire, si teme che i sistemi sanitari possano essere travolti, come è già avvenuto in Ecuador.

Pilar Mazzetti, che guida la risposta del coronavirus del Governo peruviano, ha dichiarato: “Siamo in cattive condizioni. Questa è la guerra.”

La povertà, inoltre, si sta scontrando in modo drammatico con le esigenze delle misure restrittive. Il lockdown, in molte aree del Sud America, significa non potersi sfamare.

Una battaglia complessa, quindi, quella del coronavirus in America Latina. Ora più che mai, considerando che è diventata l’epicentro della pandemia.

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