Coronavirus Cina: alcuni numeri della crisi economica

Coronavirus: sono sempre più evidenti gli effetti economici dell’epidemia cinese sul resto del mondo. Quale impatto sta avendo il virus su settori chiave quali auto, trasporto aereo, vendite al dettaglio? Alcuni numeri.

Coronavirus Cina: alcuni numeri della crisi economica

Il coronavirus sta già costando caro alla Cina e all’economia globale. Se, infatti, i focolai sono ormai diffusi in diverse località fuori dalla nazione cinese e i decessi totali ammontano a 2.360, i numeri sull’impatto economico risultano altrettanto allarmanti.

La Banca centrale cinese è già intervenuta sui tassi di interesse ed altre misure di politica monetaria e fiscale verranno presto intraprese, come annunciato dal Politburo, per stimolare la produttività e la crescita delle imprese.

I rischi che sta correndo il dragone, infatti, sono importanti: in gioco ci sono le prospettive economiche a breve e lungo periodo per una nazione, quale quella asiatica, che sta affrontando un rallentamento evidente rispetto agli ultimi 30 anni.

Tutto il mondo è coinvolto nella rete commerciale e di business che parte dalla Cina. Per questo, il declino significativo di queste settimane sta trascinando diversi settori a livello globale.

Con quale impatto? Le stime sulla nazione sono già allarmanti. Alcuni numeri su determinati settori economici aiutano a capire cosa significa l’epidemia del coronavirus partita dalla Cina.

Coronavirus Cina: i numeri della crisi aerea

L’interruzione della rete produttiva cinese e il rallentamento della sua economia si sono propagati in diversi settori e Paesi del mondo, quali i comparti delle compagnie aeree, dell’automotive, delle società tecnologiche e altro ancora.

Per quanto riguarda il settore aereo, la perdita stimate nelle entrate è di 29 miliardi di dollari. La International Air Transport Association questa settimana ha avvertito di una profonda flessione degli utili tra i vettori globali legati al crollo dei viaggi in Asia a causa del virus.

Praticamente tutte le perdite dovrebbero colpire le compagnie aeree della regione Asia-Pacifico, che stanno affrontando un calo del 13% della domanda di passeggeri nel corso dell’anno.

Alcune aziende hanno dichiarato gli effetti dell’epidemia sul proprio business. I gruppi Air France-KLM e Qantas in Australia hanno avvertito di un potenziale colpo finanziario.

Qantas ha affermato che il coronavirus potrebbe ridurre i profitti per l’anno fiscale che termina il 30 giugno a 66 milioni di dollari, con perdite intorno ai 30 milioni di dollari. Air France-KLM ha stimato una riduzione degli utili di 216 milioni di dollari tra febbraio e aprile di quest’anno.

Più di 20 compagnie aeree internazionali hanno sospeso o limitato rotte che terminano a Wuhan, il centro dell’epidemia e in altre grandi città cinesi. E società in Asia stanno tagliando voli altrove.

Singapore Airlines ha dichiarato che avrebbe temporaneamente ridotto i servizi con le principali destinazioni come New York, Parigi, Londra, Tokyo, Seul e Sydney. Cathay Pacific, la compagnia aerea di Hong Kong, ha cancellato quasi tutti i suoi voli verso la Cina continentale e sta riducendo il servizio verso altre destinazioni.

Settore auto e coronavirus: quale impatto?

Le vendite di auto in Cina sono diminuite del 92% nella prima metà di febbraio rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

La Cina è il più grande mercato automobilistico del mondo e un impatto così gravoso sulle vendite ha ripercussioni evidenti sull’industria di settore a livello globale.

Il gigante automobilistico di lusso tedesco Daimler ha ammonito nel suo rapporto annuale che il virus potrebbe portare a un calo significativo della crescita economica cinese.

Il rapporto afferma che il virus:

“può non solo influenzare lo sviluppo delle vendite unitarie, ma può anche portare a significativi effetti negativi sulla produzione, sul mercato degli approvvigionamenti e su tutta la catena.”

Jaguar Land Rover ha avvertito che il coronavirus potrebbe presto iniziare a creare problemi di produzione nei suoi impianti di assemblaggio in Gran Bretagna, considerando l’utilizzo di parti fabbricate in Cina.

Con le fabbriche asiatiche chiuse o funzionanti a capacità ridotta, si prevede nel resto del mondo mancheranno i componenti essenziali del comparto automotive.

Crisi nel settore vendite al dettaglio: il caso Adidas

Adidas, il produttore tedesco di abbigliamento sportivo, ha dichiarato che il suo business nella Cina continentale è stato decimato dal coronavirus.

Le vendite del marchio sono diminuite di circa l’85% dal Capodanno cinese del 25 gennaio rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Anche un numero minore di acquirenti in Corea del Sud e in Giappone ha contribuito al calo della domanda, causata anche dalla riduzione del turismo cinese che ha interessato i settori della vendita al dettaglio di articoli di moda.

Adidas vende i suoi prodotti in circa 12.000 negozi in Cina, circa 500 dei quali sono i suoi shop e gli altri franchising.

Il coronavirus, quindi, sta condizionando in modo rilevante il normale andamento economico e commerciale del mondo.

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