Il presidente Donald Trump ne ha combinata un’altra delle sue. Ha minacciato un dazio del 50% sulle merci provenienti dall’Unione Europea a partire dal 1° giugno, affermando che “le nostre discussioni con loro non stanno andando da nessuna parte”. La notizia è stata pubblicata da lui stesso sul suo account di Truth.
Abbiamo subito visto gli effetti sui mercati. I future sull’indice S&P 500 sono scesi dell’1,80% mentre i future del Nasdaq 100 sono calati dell’1,95% alle ore 15 dopo la minaccia di Trump, giunta pochi minuti dopo che il presidente aveva anche dichiarato che avrebbe colpito il colosso tecnologico americano Apple Inc. con dazi di almeno il 25% sui suoi prodotti se non fabbricherà i suoi popolari iPhone negli Stati Uniti.
L’ultimo “posizionamento commerciale” - per usare un eufemismo - di Trump arriva dopo che l’UE, all’inizio di questa settimana, aveva condiviso una nuova proposta commerciale con gli Stati Uniti nel tentativo di rilanciare i negoziati USA-UE.
Il nuovo quadro includeva proposte che tengono conto degli interessi statunitensi, inclusa la graduale riduzione a zero dei dazi da entrambe le parti per i prodotti agricoli non sensibili e per i beni industriali. La proposta delineava anche aree in cui Stati Uniti e UE potrebbero cooperare, come investimenti reciproci e appalti strategici nei settori dell’energia, dell’intelligenza artificiale e della connettività digitale.
Ma c’erano già segnali che gli Stati Uniti non fossero soddisfatti dell’offerta. Quel “gran simpaticone” del Segretario al Commercio Howard Lutnick mercoledì ha dichiarato durante un evento di Axios che alcuni negoziati commerciali si erano rivelati impossibili tra UE ed USA.
Ovviamente aspettiamoci le ritorsioni da parte UE.
Anche l’UE infatti sta procedendo con la preparazione di contromisure nel caso in cui i negoziati non dovessero produrre un risultato soddisfacente. Il blocco commerciale dell’eurozona ha elaborato piani per colpire 95 miliardi di euro di esportazioni statunitensi in area euro (107 miliardi di dollari) con dazi aggiuntivi in risposta ai dazi reciproci di Trump e ai dazi del 25% su automobili e alcuni componenti.
Eppure, sembrava che si potesse trovare un accordo fino a ieri. L’UE aveva concordato all’inizio di questo mese di ritardare di 90 giorni l’attuazione di un diverso pacchetto di dazi ritorsivi contro gli Stati Uniti per i dazi del 25% imposti da Trump sulle esportazioni di acciaio e alluminio del blocco. Questa mossa aveva seguito la decisione di Trump di abbassare la sua cosiddetta aliquota reciproca sulla maggior parte delle esportazioni dell’UE dal 20% al 10% per lo stesso periodo di tempo.
Trump ha attaccato anche Apple, minacciando di imporre un dazio di almeno il 25% su la società se non produrrà localmente i suoi iPhone venduti negli Stati Uniti. Le azioni Apple sono crollate del 4% nelle contrattazioni pre-mercato.
Oltre agli scossoni sul mercato azionario europeo (Dax -2.9% e Stoxx 50 -3% alle 15.30) si registrano anche crolli dei rendimenti sui bond governativi area euro, con il decennale tedesco che è sceso repentinamente a 2,55% e il Btp decennale al 3,55%, circa -7 bps rispetto a ieri.
È evidente che gli investitori obbligazionari “sentono” l’arrivo della recessione in area euro in seguito a questa nuova iniziativa di Trump.
Ma anche i rendimenti dei Treasury sono scesi lungo tutta la curva, con il decennale USA sceso al 4,58 % (-5bps rispetto a ieri). Anche Il dollaro si è indebolito a 1,1326 contro euro.
L’improvviso cambiamento di venerdì pomeriggio sottolinea il rischio persistente che i mutamenti nella politica statunitense possano sconvolgere bruscamente le dinamiche di mercato con breve preavviso. La prospettiva di altri 4 anni in preda alle farneticazioni del presidente americano non giova certamente ai mercati. Il risultato sarà che l’America, progressivamente, si isolerà sempre più dal resto del mondo.
Insomma, “Sell the USA” potrebbe ritornare in vigore nelle prossime settimane, come già accaduto nella terribile settimana dal 5 all’11 aprile 2025.
All’inizio di questa settimana, i mercati obbligazionari riflettevano con molta volatilità sui prezzi le preoccupazioni degli investitori per l’aumento vertiginoso del debito e dei deficit statunitensi, preoccupazioni amplificate dopo che Moody’s ha declassato il massimo rating creditizio della nazione. L’aumento dei rendimenti, in particolare sugli strumenti a più lunga scadenza, aveva intensificato le preoccupazioni degli investitori sulle prospettive economiche di sostenibilità del debito pubblico USA a medio-lungo termine, in un contesto di elevati costi di finanziamento e di incertezza indotta dai dazi.
Trump sembra non accorgersi che sta causando molti più problemi all’economia americana di quelli che vorrebbe risolvere con la guerra sui dazi.
Non mancano però alcuni opportunisti fra i trader. L’ondata di vendite di questa settimana sui Treasury a lunga scadenza rappresenta un «ottimo punto d’ingresso» per gli acquirenti, con il rendimento del trentennale sopra il 5%, secondo Michael Hartnett, stratega di Bank of America Corp, in un recente report pubblicato ieri sera.
Nella incertezza che regna sovrana, sul fronte delle materie prime l’oro si avviava al maggior rialzo settimanale da oltre un mese. Il rally può quindi continuare.
D’altronde, come ripeto, Trump aveva già fatto vacillare i mercati all’inizio di aprile dopo aver imposto dazi su quasi ogni località abitata del mondo, inclusa un’enorme imposta di circa il 145% sulle merci importate dalla Cina. Gli investitori avevano risposto vendendo furiosamente asset statunitensi, poiché i dazi li hanno portati a mettere in discussione lo status di bene rifugio di cui l’America ha goduto a lungo. Poi però, sebbene i mercati si siano ripresi, la fiducia delle imprese e dei consumatori è crollata negli Stati Uniti. La reazione di shock dei mercati azionari, dei mercati obbligazionari e del dollaro avevano costretto la Casa Bianca a sospendere la maggior parte dei dazi fino all’inizio di luglio, lasciando in vigore un’imposta del 10% sulla maggior parte delle importazioni da altre nazioni e del 30% sulla maggior parte delle merci cinesi. Ma Trump aveva lasciato aperta la possibilità di ripristinare alcuni dazi. Il clima sui mercati finanziari era insomma cambiato in meglio. Ora invece tutto viene rimesso in discussione con i dazi al 50% sui beni importati dalla UE.
Quel che mi impressiona è che tutto l’ottimismo sugli accordi commerciali viene spazzato via in pochi minuti e rimette in discussione la teoria della imminente fine della guerra sui dazi che io stesso avevo sposato.
Quale sarà la strategia da seguire per queste prossime settimane?
Probabilmente Trump sta facendo la voce grossa e ha iniziato la sua partita a poker con la UE dopo quella con la Cina.
Fra una o due settimane rivedrà la sua posizione, aspetterà le contromosse dell’UE e cercherà di ammorbidire la questione.
Ma la fiducia nei confronti di Trump si sta incrinando.
Per i mercati finanziari è come vivere in una continua situazione di “agguato” dentro l’ufficio ovale della Casa Bianca, similmente all’agguato subito da Zelensky il 28 febbraio o all’agguato subito dal presidente sudafricano Ramaphosa ieri 22 maggio.
Le mosse più intelligenti ora sembrano quelle destinate ad aumentare la quota di oro nei vostri portafogli. Lo sto raccomandando dal lontano 2023 sulle di Money.it. Il primo ETC che mi viene in mente è quello che più volte negli ultimi due anni ho consigliato di acquistare: iShares Physical Gold ETC ISIN IE00B4ND3602 Ticker PPFB (dimensioni del fondo: 19,2 mld di euro).
Ma vi consiglio anche questo altro ETC che è ugualmente molto liquido: Invesco Physical Gold A ISIN IE00B579F325 Ticker SGLD (dimensione del fondo: 18,5 mld di euro).
Per il resto, non consiglio di vendere la vostra quota azionaria. Potrete però accedere a delle coperture dai ribassi attraverso un acquisto temporanea e strategico di ETF “short” sui mercati azionari europei, quali ad esempio Xtrackers EURO STOXX 50 Short Daily Swap UCITS ETF ISIN LU0292106753 Ticker XSSX. Replica l’indice EURO STOXX® 50 Short, che a sua volta replica le 50 più grandi società dell’eurozona. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,40% annuo. L’ETF effettua la replica sintetica della performance dell’indice sottostante con uno swap.
Oppure il WisdomTree EURO STOXX 50® 3x Daily Short ISIN IE00B8JF9153 ticker 3EUS, che replica replica su base giornaliera la performance inversa a tripla leva dell’indice EURO STOXX® 50. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,80% annuo. L’ETN effettua la replica sintetica della performance dell’indice sottostante con uno swap.
Quanto investire in queste coperture dipende ovviamente dal tipo di copertura e quasi sempre deve essere parziale, considerando che se all’improvviso Trump diventa riconciliante e il mercato sale violentemente in una seduta, voi avrete pesanti ripercussioni negative sulla posizione in ETF short.
Quindi state attenti. Quando si investe in un ETF di tipo short, è importante ricordare che:
- La performance dell’ETF è inversamente correlata alla performance dell’indice. Se l’indice Euro Stoxx 50 sale, il valore dell’ETF scende, e viceversa.
- L’ETF può essere influenzato da fattori esterni, come la liquidità del mercato: In caso di liquidità scarsa, il prezzo dell’ETF può essere soggetto a variazioni significative rispetto alla performance dell’indice. Questi due ETF per esempio hanno un patrimonio sottostante di 30mil. Di euro E di 15 milioni di euro rispettivamente.
- L’ETF non è un investimento a lungo termine. Gli ETF short sono più adatti a investimenti a breve termine, poiché la performance inversa su base giornaliera può portare a differenze significative rispetto alla performance dell’indice nel tempo.
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