Come funzionano i controlli del Fisco sui conti correnti tra limiti ai prelievi e redditometro

Patrizia Del Pidio

15 Luglio 2026 - 19:58

Dal redditometro ai limiti sui prelievi in contanti ecco come funzionano i controlli automatici dell’Agenzia delle Entrate sui nostri conti correnti.

Come funzionano i controlli del Fisco sui conti correnti tra limiti ai prelievi e redditometro

Il rapporto del Fisco con i contribuenti sta subendo una profonda trasformazione per la normativa in evoluzione, ma anche a causa dell’avvento delle nuove tecnologie. Se fino a qualche anno fa i controlli fiscali venivano effettuati secondo la vecchia logica delle ispezioni a tappeto, oggi stanno diventando più mirati e selettivi.

Anche il vecchio redditometro sta cedendo il passo a una metodologia diversa perché attualmente il Fisco non guarda più soltanto a cosa possiede il contribuente, ma a come muove il proprio denaro. E proprio per questo motivo i controlli bancari sui conti correnti e sui contanti si stanno facendo sempre più serrati. Vediamo come cambiano i controlli fiscali tra redditometro e soglie di prelievo nelle indagini bancarie.

Dal vecchio al nuovo redditometro

Il vecchio redditometro ha permesso per decenni all’amministrazione tributaria di ricostruire induttivamente il reddito dei contribuenti. Il tutto si basava sugli indici di spesa e sul possesso di beni considerati come indice di ricchezza come auto di grossa cilindrata, imbarcazioni, seconde case e cavalli.

Il Decreto legislativo numero 108 del 2024 ha ridisegnato i confini del redditometro trasformando l’accertamento sintetico in uno strumento che non colpisce indistintamente. Oggi per l’attivazione dei controlli i paletti sono molto più rigidi e se in passato già uno scostamento minimo metteva a rischio di subire un accertamento fiscale, oggi è necessario che si presentino due condizioni specifiche.

Per scattare l’accertamento fiscale dai dati raccolti con il redditometro è necessario soddisfare una doppia soglia:

  • lo scostamento percentuale del reddito determinato sinteticamente sulla base delle spese effettuate deve superare del 20% quello dichiarato effettivamente dal contribuente;
  • lo scostamento tra reddito stimato e reddito dichiarato deve essere anche significativo in termini assoluti, ovvero deve essere una cifra pari ad almeno 10 volte l’ammontare dell’assegno sociale annuo, ovvero circa 70.000 euro.

Queste due condizioni, che devono essere raggiunti entrambi, sono stati posti a garanzia per i piccoli risparmiatori. Discrepanze minori o errori piccoli di calcolo, come un tenore di vita leggermente superiore alle proprie possibilità, non sono più i requisiti che fanno partire un controllo del Fisco. In questo modo i controlli si concentrano su sproporzioni macroscopiche e sull’alto rischio di evasione fiscale.

Controlli sul conto corrente

L’attenzione del Fisco si è spostata sui conti correnti bancari grazie al principio della presunzione legale prevista dall’articolo 32 del Dpr 600 del 1973. Il conto corrente è lo specchio della vita finanziaria di un contribuente secondo il Fisco. Se sul conto corrente transitano somme di denaro che non compaiono nella dichiarazione dei redditi il contribuente deve dimostrare che non si tratta di reddito imponibile. Grazie alla presunzione bancaria l’onere della prova si sposta sul contribuente che deve dimostrare che si tratta di somme già tassate o esenti da imposta.

Quando si attivano i controlli fiscali?

Per far attivare i controlli fiscali è necessario che si verifichino comportamenti ricorrenti e specifici che vengono definiti come indici di anomalie. Quali sono le anomalie che fanno scattare controlli più approfonditi?

  • versamenti di contanti frequenti: se il contribuente deposita con regolarità sul proprio conto corrente soldi in contanti è molto probabile che il Fisco chiederà di documentare la provenienza del denaro;
  • prelievi continui o frazionati: anche se prelevare dal proprio conto corrente è perfettamente legale, farlo ripetutamente con importo fisso che si colloca sotto le soglie del monitoraggio antiriciclaggio potrebbe far scattare qualche sospetto al Fisco che le somme vengano utilizzate per pagare lavoro in nero o attività non dichiarate;
  • nessuna movimentazione sul conto corrente: anche un conto corrente troppo fermo insospettisce il Fisco. Se si dichiarano redditi molto bassi e sul conto corrente non si registrano spese, pagamenti con il bancomat o prelievi per la sopravvivenza della famiglia è normale che possa essere ipotizzato che esistano fonti di reddito alternative che permettano di pagare utenze, spesa, alimenti, affitto e carburante;
  • bonifici da e verso l’estero: superare determinate soglie nei trasferimenti transfrontalieri attiva protocolli antiriciclaggio;
  • giroconti e trasferimenti familiari non giustificati: il passaggio di denaro tra parenti sono leciti e anche frequenti, ma se diventano sistematici potrebbero nascondere comportamenti illeciti. Soprattutto se le somme spostate sono prive di una chiara causale e sono di importo rilevante potrebbero nascondere donazioni indirette o prestazioni lavorative simulate.