Evasione fiscale: triplicati i controlli sui conti correnti. Ecco come funziona l’algoritmo del Fisco, chi rischia di più e cosa rileva la Corte dei conti.
Dopo un periodo in cui l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione fiscale ha privilegiato la compliance, la strategia torna a essere la linea dura delle ispezioni tradizionali. Si sceglie, quindi, di non privilegiare soltanto gli inviti bonari rivolti ai contribuenti per correggere errori e omissioni, ma di aumentare la frequenza dei controlli fiscali.
L’inversione di tendenza è evidenziata dall’ultima relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato in cui i dati sono chiari: nel corso dell’ultimo anno sono state 223.647 le verifiche mirate a scovare i redditi non dichiarati con un +18% rispetto all’anno precedente. Sono stati portati alla luce 16,46 miliardi di euro di imposta evasa.
Quello che spaventa i contribuenti, però, è un altro dato emerso sempre dal report della magistratura contabile: le indagini finanziarie sui conti correnti sono triplicate.
leggi anche
In arrivo i controlli sui rimborsi del 730/2026, chi rischia di non ricevere subito i soldi?
Il boom dei controlli sui conti correnti
Gli accertamenti sui conti correnti diventano sempre più mirati e sono arrivati, nell’ultimo anno, a 6.566 (si tratta di una cifra che è superiore di tre volte quella dell’anno precedente). Dai controlli bancari sono emersi recuperi di 256 milioni di euro di tasse evase.
Non si tratta di un controllo indiscriminato su tutti i contribuenti; tuttavia l’amministrazione tributaria si affida sempre con più frequenza alle indagini sui conti correnti grazie ai dati presenti nell’Anagrafe dei rapporti finanziari. Si tratta di un immenso database in cui confluiscono i dati che ogni istituto di credito comunica su ogni conto corrente, sulle movimentazioni bancarie e sugli accessi alle cassette di sicurezza.
Quando l’algoritmo incrocia i dati presenti nel database con il reddito dichiarato dal contribuente, possono emergere anomalie e incongruenze e in questo caso il Fisco è spinto a indagare più a fondo.
Per capire il funzionamento dell’algoritmo, facciamo un esempio concreto. Se un contribuente dichiara un reddito da lavoro dipendente pari a 18.000 euro lordi l’anno e se sul suo conto corrente transitano bonifici ricorrenti, versamenti di denaro contante e altre movimentazioni per un valore di 40.000 euro l’anno, senza una giustificazione tracciabile (la vendita di un bene, una donazione o un’eredità) l’alert scatta in automatico. A questo punto il Fisco chiederà al contribuente di spiegare da dove arriva il denaro che ha movimentato che non risulta dalla dichiarazione dei redditi.
Controlli sui lavoratori autonomi
I controlli fiscali, naturalmente, non risparmiano i lavoratori autonomi e le imprese. Le verifiche effettuate sono state 103.449 (oltre l’11% in più), ma c’è da considerare che il Fisco si concentra maggiormente su quelli che sono i profili che presentano un più alto rischio di evasione fiscale come:
- edilizia: a causa delle irregolarità legate ai bonus edilizi si ha una percentuale di aziende controllate superiore alla media;
- commercio: in questo caso i controlli si concentrano sull’abbinamento tra registratori di cassa e POS e in pochissimi mesi sono emersi 5 miliardi di euro di scontrini in più. Ovviamente il Fisco tiene sotto controllo chi disconnette il POS o le realtà in cui emergono anomalie tra gli incassi elettronici e il fatturato cartaceo.
I settori che dal punto di vista del rischio di evasione fiscale sono considerati più sicuri sono quelli a basso rischio di omessa dichiarazione come gli studi medici (le persone chiedono la fattura o la ricevuta per poter portare la spesa in detrazione) o gli studi di consulenza specialistica per le grandi società. In questi casi si registrano i tassi più bassi di controlli fiscali.