Che succede se non voto?

Se non vai a votare alle elezioni e al referendum non perdi il diritto di voto e non ci sono conseguenze giuridiche, tuttavia c’è il rischio che gli altri decidano al posto tuo. Perché perdere questa occasione?

Che succede se non voto?

Votare è sia un diritto che un dovere di ogni cittadino che abbia compiuto la maggiore età ed è l’unico modo per partecipare concretamente alla vita politica e istituzionale del Paese. Per questo è importante combattere l’astensionismo e spingere quante più persone possibile ad andare a votare alle prossime elezioni amministrative e regionali e al referendum sul taglio dei parlamentari, il 20 e 21 settembre 2020.

Nessuno però può essere costretto a votare, questo infatti è un diritto costituzionalmente garantito e non un obbligo. Chi decide di non votare, per pigrizia, per protesta o perché non ci sono rappresentanti che lo soddisfino, non perde il diritto di voto e non dovrà subire nessuna conseguenza giuridica; per questo sfatiamo il luogo comune secondo cui chi non vota non può partecipare ai concorsi o ricoprire incarichi pubblici.

Tuttavia chi non si reca alle urne “accetta” che siano gli altri a decidere per lui: rinunciando ad esprimere il proprio parere è impossibile far valere le idee di ciascuno e sperare che qualcosa cambi.

Il diritto di voto secondo la Costituzione

I cittadini italiani dopo il compimento del 18° anno di età possono votare alle elezioni amministrative, politiche e ai referendum muniti di tessera elettorale e documento di identità valido. Il diritto di voto è previsto dall’articolo 48 della Costituzione:

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.”

Questo diritto non si perde anche dopo anni ed anni di astensionismo. Infatti la Costituzione prevede anche che:

“Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.”

Al momento l’età per votare in Senato è 25 anni mentre quella per votare alla Camera dei deputati è 18, anche se è al vaglio del Parlamento la riforma costituzionale che abbassa l’età per votare in Senato al compimento della maggiore età, come avviene per tutti gli altri appuntamenti elettorali.

Chi non vota: significato e conseguenze politiche dell’astensionismo

Dunque non c’è alcuna conseguenza giuridica per chi non vota, non ci sono multe o sanzioni e non si perde il diritto che si acquisisce automaticamente al compimento dei 18 anni, a meno che non si commettano alcuni reati gravi o gravissimi (qui i casi in cui si perde il diritto al voto).

Tuttavia se un gran numero di persone rinuncia al voto vi possono essere delle conseguenze sul piano politico-istituzionale. Innanzitutto rinunciare a votare significa in molti casi disaffezione e disinteresse nei confronti della politica e della vita del Paese. Spesso chi non vota lo fa per protestare contro la corruzione o l’immobilità della classe politica oppure nella convinzione - errata - che andare a votare non cambia le cose.

Invece esprimere il voto oggi, ieri e domani, ha fatto e farà sempre la differenza, specialmente nelle consultazioni referendarie che prevedono il raggiungimento di un determinato quorum (50% +1) ovvero di aventi diritto che si recano alle urne. Se il quorum non viene raggiunto il referendum non è valido, qualunque sia il risultato ottenuto.

Il diritto di voto nel passato

Le cose non sono andate sempre così, in passato chi non votava rischiava diverse conseguenze, talvolta anche gravi. Ad esempio nel 1957 votare era un obbligo a cui nessun cittadino poteva sottrarsi secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni. Per spiegare meglio la situazione basti sapere che l’ART.115 recitava:

“L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco. L’elenco di coloro che si astengono dal voto senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale. Per il periodo di cinque anni la menzione ’non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta”.

La norma è stata abrogata nel 1993; da più di 20 anni la situazione è cambiata radicalmente dal momento che per chi non vota non sono previste sanzioni o conseguenze. Spetta all’elettore decidere se e cosa votare e nessuna Istituzione può interferire con il libero arbitrio.

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