Cosa succede se non voto? Nessun rischio, ma saranno gli altri a decidere per te

Chi si astiene dalle elezioni non rischia alcuna conseguenza sul piano normativo: ma sul piano politico il “non voto” è comunque rilevante ai fini del risultato finale.

Cosa succede se non voto? Nessun rischio, ma saranno gli altri a decidere per te

Cosa rischia chi non vota alle elezioni?

Come noto il 4 marzo 2018 gli italiani - ma solo gli aventi diritto - dovranno recarsi alle urne per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica Italiana.

Scegliere tra chi votare non è semplice vista la quantità delle forze politiche in campo e la varietà dei loro programmi politici; inoltre non si può nascondere che quanto fatto dai Governi negli ultimi anni abbia fatto perdere la fiducia degli italiani nei confronti della politica. Ecco perché ad oggi i sondaggi politici rilevano un’alta percentuale di indecisi (il 12,6%) e di astenuti (31,8%). Il 2% degli aventi diritto invece ha dichiarato che si recherà alle urne domenica 4 marzo 2018, ma solo per presentare scheda bianca.

Mentre agli indecisi consigliamo di leggere il nostro articolo di approfondimento su “chi votare alle elezioni” - dove troveranno tutte le informazioni utili per scegliere a chi dare il proprio voto, qui vogliamo fare chiarezza su cosa succede agli astenuti.

L’obiettivo è smentire le credenze popolari secondo le quali chi non vota per più di un’occasione rischia di perdere il proprio diritto al voto. In questi giorni, infatti, in molti si stanno chiedendo “cosa succede se non si vota”, interrogandosi anche sulle possibili conseguenze per la partecipazione ai concorsi pubblici.

Ebbene, come vedremo di seguito, sul piano normativo non c’è alcuna conseguenza per chi non vota. Questo perché il voto è un diritto e non un obbligo, e di conseguenza il cittadino può rinunciarvi ogni volta che lo ritiene opportuno.

Discorso differente sul piano politico: il non voto, infatti, potrebbe far sì che un referendum venga considerato nullo, oppure potrebbe essere determinante ai fini del risultato delle elezioni politiche.

Il diritto di voto nel passato

Come anticipato, non ci sono conseguenze per chi decide di non presentarsi alle urne per esprimere il proprio diritto di voto. Non dovete credere quindi a tutte quelle fake news che circolano sull’argomento, come quella che parla della perdita del diritto di voto se non si vota per tre volte consecutive.

Queste credenze popolari probabilmente si basano su quanto succedeva nel passato, quando per chi non andava a votare erano previste conseguenze e sanzioni anche gravi.

Ad esempio, nel 1957 votare era un obbligo a cui nessun cittadino poteva sottrarsi secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni.

Per spiegare meglio la situazione basti sapere che l’ART.115 recitava:

“L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco. L’elenco di coloro che si astengono dal voto senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale. Per il periodo di cinque anni la menzione ’non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta”.

La norma è stata abrogata nel 1993, ma in effetti si era esposti alla gogna pubblica e si veniva marchiati a lungo per non aver votato.

Da più di 20 anni invece la situazione è cambiata radicalmente, dal momento che per chi non vota non sono previste sanzioni o conseguenze.

Cosa rischio se non voto?

In Italia non esiste alcuna legge che obbliga il cittadino a votare o che punisce l’astensionismo.

Secondo la Costituzione Italiana, il diritto al voto permane fin quando si è cittadini italiani.

Quando si perde diritto al voto? Alcuni credono che dopo tre volte che non si va a votare si perda il diritto al voto, ma in realtà ciò avviene solo per motivazioni gravi, come per incapacità civile, per effetto di una sentenza penale irrevocabile o per particolari casi di indegnità morale. Parliamo ovviamente di casi limite che si verificano di rado.

Chi non vota può partecipare ai concorsi pubblici?

Inoltre, c’è chi è convinto che se non si vota si viene schedati e non si ha accesso ai concorsi pubblici, che dovrebbero - ancora non è chiaro per quale logica - preferire candidati che hanno votato regolarmente.

Anche questa è una notizia distante dalla realtà dei fatti. È difficile immaginare un controllo così capillare per concorsi pubblici che notoriamente prevedono un’affluenza molto ampia; inoltre sarebbe poco corretto scremare i candidati in base ad una scelta personale per di più consultando dati sensibili (chi, cosa o quando si è votato per intenderci).

Conseguenze dell’astensione sul piano politico

Chi non vota ad un referendum può essere comunque determinante ai fini del risultato finale. Infatti, affinché un referendum abrogativo sia valido è necessario che vada a votare la maggioranza degli aventi diritto (50%+1). In caso contrario il quorum non viene raggiunto e di conseguenza il referendum non è valido, qualunque sia il risultato ottenuto.

Il quorum invece non è richiesto per il referendum costituzionale, valido indipendentemente dal numero dei votanti.

Neppure per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 c’è un quorum da raggiungere. Tuttavia se avete una piccola preferenza vi consigliamo comunque di esprimerla, perché non andando a votare rischiate che siano gli altri a decidere per voi.

Il non voto, infatti, influisce in parte sul risultato finale, dal momento che per calcolare la maggioranza si considerano solo i voti validamente espressi, e non il totale degli aventi diritto.

Facciamo un esempio: su un totale di 10 persone tutte quante decidono di andare a votare esprimendo la propria preferenza nella maniera corretta. Il risultato è il seguente:

  • Tizio: 3 voti;
  • Caio: 3 voti;
  • Sempronio: 2 voti;
  • Mevio: 1 voto;
  • Alfa: 1 voto.

In tal caso la percentuale di voto ci dice che Tizio e Caio sono in parità al 30%, seguono Sempronio con il 20%, Mevio e Alfa con il 10%. Se questa situazione si verificasse alle elezioni politiche del 2018 nessuna delle forze in campo avrebbe una maggioranza tale per governare, visto che secondo le stime servirà raggiungere almeno il 40% dei voti.

Mettiamo invece che voi - pur avendo una piccola preferenza per Caio - decidiate di non andare a votare, così come gli elettori di Sempronio. In questo caso i 3 voti ottenuti da Tizio sarebbero sufficienti per governare.

Le percentuali di voto, infatti, sarebbero:

  • Tizio: 3 voti, 42,8%;
  • Caio: 2 voti: 28,5%;
  • Mevio: 1 voto, 14,2%;
  • Alfa: 1 voto, 14,2%.

Il non aver espresso la vostra preferenza, quindi, ha decretato la sconfitta di Caio e la salita al Governo di Tizio che probabilmente era il vostro candidato peggiore. Ecco perché andare a votare alle prossime elezioni è molto importante sul piano politico.

Lo stesso discorso vale per chi va a votare ma lascia la scheda bianca; in questo caso, infatti, il voto non si considera valido, quindi tanto valeva restare a casa e risparmiarsi un inutile viaggio.

Condividi questo post:

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Elezioni politiche 2018

Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Dlgs 196/03.

Commenti:

Potrebbero interessarti

Luca Secondino

Luca Secondino

6 ore fa

Auto elettriche in Italia, cosa cambia con le elezioni?

Auto elettriche in Italia, cosa cambia con le elezioni?

Commenta

Condividi

Alessandro Cipolla -

Elezioni 2018: il programma elettorale CasaPound presentato da Di Stefano

Elezioni 2018: il programma elettorale CasaPound presentato da Di Stefano

Commenta

Condividi

Simone Micocci

Simone Micocci

7 ore fa

Programma Forze Armate del Centrodestra per le elezioni 2018

Programma Forze Armate del Centrodestra per le elezioni 2018

Commenta

Condividi