Busta paga, a marzo entrano in vigore le novità della legge di Bilancio 2026. Ma il pagamento può slittare.
Ci sono buone e cattive notizie per il prossimo stipendio, quello di marzo. Da una parte, infatti, le ultime novità fiscali confermate dall’Agenzia delle Entrate comporteranno un aumento della retribuzione netta, a parità di lordo, per alcuni lavoratori dipendenti, con l’arrivo anche degli arretrati.
Dall’altra, la concomitanza con la Pasqua ci saranno ripercussioni sulle operazioni bancarie che invece potrebbero determinare un ritardo nel pagamento dello stipendio di marzo che nella maggior parte dei lavoratori viene pagato nei primi giorni di aprile.
Vediamo quindi quali sono le ultime notizie lato busta paga, dagli aumenti alle tempistiche di pagamento, così da essere aggiornati in vista dell’arrivo del prossimo stipendio.
Perché e per chi la busta paga di marzo sarà più ricca
Come anticipato, l’aumento previsto dalle misure introdotte con l’ultima legge di Bilancio si vedrà nello stipendio di marzo, quello che viene accreditato nei primi giorni di aprile. È proprio in questo cedolino che si concentrano gli effetti delle nuove misure fiscali, insieme agli arretrati di gennaio e febbraio, dopo i chiarimenti operativi forniti dall’Agenzia delle Entrate.
Ma di quanto cresce la busta paga? L’importo non è uguale per tutti, perché dipende da diversi fattori, come dal reddito complessivo, dalla presenza di aumenti contrattuali e dall’eventuale svolgimento di lavoro festivo o notturno. È però possibile spiegare nel dettaglio cosa incide sul calcolo della retribuzione netta.
Partendo dal taglio dell’Irpef, la riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro si applica esclusivamente alla quota di reddito che rientra in questo scaglione. Questo significa che il beneficio varia in base alla retribuzione: ad esempio, per una Ral di 35.000 euro la riduzione si applica su 7.000 euro, con un risparmio pari a 140 euro annui. Su base mensile si tratta di poco più di 10 euro netti, ma nello stipendio di marzo l’importo può risultare più alto grazie al riconoscimento degli arretrati dei mesi precedenti. Complessivamente, comunque, grazie al taglio Irpef può risultare un aumento di 440 euro.
A questo si aggiunge la detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali. La normativa prevede infatti un’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi derivanti da contratti collettivi sottoscritti nel triennio 2024-2026, per i lavoratori con redditi entro i limiti previsti. In questo modo, una parte maggiore dell’aumento resta in busta paga, evitando che venga assorbita dalle aliquote Irpef ordinarie.
Un ulteriore effetto riguarda poi il lavoro festivo, notturno o su turni. In questi casi, le maggiorazioni riconosciute dal contratto sono assoggettate a un’imposta sostitutiva del 15%, entro il limite di 1.500 euro annui e per i lavoratori con reddito complessivo entro i 40.000 euro. Anche qui il beneficio dipende dalle ore effettivamente lavorate, ma la riduzione della tassazione consente di aumentare il netto percepito rispetto al passato.
Infine, tra le misure introdotte dalla legge di Bilancio, va ricordato anche l’innalzamento a 10 euro della soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici: entro questo limite il valore del ticket non concorre alla formazione del reddito e resta quindi escluso da Irpef e contributi.
Perché lo stipendio di marzo può arrivare in ritardo
Alla base dei possibili ritardi nel pagamento dello stipendio di marzo - accreditato nei primi giorni di aprile - c’è un fattore tecnico che riguarda l’intero sistema bancario europeo.
Nella settimana di Pasqua, infatti, è previsto uno stop programmato del sistema Target2 (Trans-European automated real-time gross settlement express transfer), la piattaforma utilizzata dalla maggior parte delle banche per regolare i pagamenti tra istituti diversi nell’area euro.
Il blocco partirà nel pomeriggio di giovedì 2 aprile e proseguirà fino a lunedì 6 aprile compreso. Durante questo periodo, i bonifici ordinari tra banche diverse non verranno elaborati: qualsiasi operazione disposta in quei giorni sarà quindi eseguita solo a partire da martedì 7 aprile, quando il sistema tornerà pienamente operativo.
Si tratta di una sospensione programmata che avviene ogni anno in concomitanza con le principali festività, come Natale e Pasqua, quando l’attività bancaria rallenta. Tuttavia, l’effetto pratico per i lavoratori è che gli accrediti - compresi stipendi e pensioni - possono subire uno slittamento rispetto alle tempistiche abituali.
Questo significa che, anche se il datore di lavoro dispone il pagamento nei tempi previsti, l’accredito potrebbe arrivare con qualche giorno di ritardo se il bonifico passa attraverso circuiti interbancari europei.
Va però precisato che non tutti i pagamenti sono coinvolti. I bonifici tra conti della stessa banca continuano a funzionare regolarmente, così come i bonifici istantanei, che vengono gestiti tramite un sistema diverso e restano operativi 24 ore su 24, anche nei giorni festivi.
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