Busta paga bassa? Ecco quanti soldi puoi recuperare con il 730/2026

Simone Micocci

3 Aprile 2026 - 18:00

Si avvicina il momento di inviare la dichiarazione dei redditi 2026 (da maggio). Buone notizie per i lavoratori, si possono recuperare dei compensi non percepiti in busta paga.

Busta paga bassa? Ecco quanti soldi puoi recuperare con il 730/2026

Sai che potrebbero esserci voci stipendiali a cui hai diritto ma che non sono applicate in busta paga? Se pensi che il tuo stipendio sia molto basso, potrebbe dipendere proprio dall’assenza di alcuni elementi che incidono sulla retribuzione netta, a parità di lordo.

In qualità di sostituto d’imposta, infatti, il datore di lavoro dovrebbe applicare in busta paga le regole vigenti in materia di Irpef, comprese quelle che consentono il riconoscimento di trattamenti integrativi o di specifiche detrazioni per chi ne ha diritto.

Tuttavia, può accadere che, su richiesta del lavoratore oppure per un’errata gestione da parte del datore di lavoro (ad esempio quando non si vogliono anticipare determinate somme), alcuni di questi emolumenti non vengano riconosciuti, contribuendo così a uno stipendio più basso rispetto a quello spettante.

Una possibilità per recuperare quanto non percepito, però, esiste ed è legata all’avvio della campagna di dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2025. Presentando il modello 730/2026 - oppure il modello Redditi PF - è infatti possibile chiedere il ricalcolo dei compensi percepiti e della tassazione applicata, con la possibilità di ottenere il rimborso di quanto dovuto.

Nel dettaglio, sono tre le voci che rientrano in queste fattispecie: il trattamento integrativo (ex bonus Renzi), il taglio del cuneo fiscale e le detrazioni per coniuge o familiari a carico. Andiamo con ordine.

Come recuperare 1.200 euro

Come anticipato, tra le voci che più spesso mancano in busta paga, contribuendo così a uno stipendio più basso del dovuto, c’è il trattamento integrativo, ancora oggi conosciuto come bonus Renzi. Si tratta di un importo pari a 100 euro netti al mese, riconosciuto ai lavoratori con redditi medio-bassi e pensato proprio per aumentare la retribuzione netta, fino a 1.200 euro l’anno. Eppure, non sempre questi soldi arrivano effettivamente in busta paga: può accadere, infatti, che il lavoratore scelga di rinunciarvi per evitare conguagli negativi a fine anno, oppure che il datore di lavoro non lo applichi correttamente.

Ed è proprio qui che entra in gioco la dichiarazione dei redditi, con la quale viene effettuato il ricalcolo complessivo delle imposte e delle agevolazioni spettanti: se il trattamento integrativo non è stato erogato ma ne sussistono i requisiti, viene riconosciuto sotto forma di rimborso.

Ricordiamo che attualmente il bonus spetta in misura piena ai lavoratori con reddito annuo fino a 15.000 euro (e superiore a 8.174 euro), mentre per chi ha redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro può essere riconosciuto in misura ridotta, a determinate condizioni legate alle detrazioni fiscali.

È proprio per questo che molti lavoratori preferiscono non riceverlo in anticipo: temono di superare le soglie e di dover restituire le somme. Tuttavia, se a fine anno il reddito rientra nei limiti previsti, nulla è perso: il bonus può essere recuperato integralmente tramite dichiarazione. Lo stesso vale per chi non ha un sostituto d’imposta, come nel caso di colf e badanti: per queste categorie, il 730 rappresenta l’unico modo per ottenere il trattamento integrativo.

Come recuperare 1.000 euro

C’è poi il nuovo taglio del cuneo fiscale introdotto con la legge di Bilancio 2025, che in molti casi può valere fino a 1.000 euro l’anno ma che, sommato ad altre voci come il trattamento integrativo, può portare a recuperi complessivi ancora più elevati.

Questo beneficio, a differenza di quanto avveniva in passato, non viene più sempre riconosciuto mese per mese in busta paga. È infatti calcolato su un reddito annuo presunto, con il rischio che durante l’anno si creino differenze tra quanto stimato e quanto effettivamente percepito. Proprio per evitare conguagli negativi, molti lavoratori hanno scelto di non ricevere il beneficio in anticipo.

Una scelta che oggi può essersi rivelata vantaggiosa, in quanto con la dichiarazione dei redditi sarà comunque possibile effettuare il ricalcolo definitivo e recuperare quanto non percepito durante il 2025.

Ricordiamo che di questo bonus possono beneficiarne tutti i lavoratori dipendenti che rientrano nelle soglie previste ma che non hanno ricevuto il bonus, oppure lo hanno percepito solo in parte.

In particolare:

  • fino a 20.000 euro di reddito è previsto un trattamento integrativo variabile in percentuale;
  • tra 20.000 e 32.000 euro spetta il bonus pieno da 1.000 euro annui;
  • tra 32.000 e 40.000 euro l’importo si riduce progressivamente fino ad azzerarsi.

Come recuperare le detrazioni per coniuge o familiari a carico

Un’altra voce che può incidere, e non poco, su una busta paga più bassa del dovuto è quella delle detrazioni per familiari a carico. Anche in questo caso, se non sono state applicate correttamente mese per mese, è possibile recuperarle con il modello 730/2026.

Ricordiamo che dopo le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025 le regole sono cambiate e in alcuni casi il beneficio si è ridotto. Le detrazioni, infatti, spettano oggi solo per figli (purché di età superiore a 21 anni), coniuge e ascendenti conviventi, mentre sono state escluse altre figure come fratelli, sorelle o affini.

Il meccanismo resta comunque lo stesso: si tratta di uno sconto sull’Irpef dovuta che aumenta lo stipendio netto. A differenza delle detrazioni da lavoro dipendente, però, queste non vengono riconosciute automaticamente, ma devono essere richieste dal lavoratore al datore di lavoro.

Se ciò non avviene la conseguenza è una trattenuta Irpef più alta del dovuto. Ed è proprio qui che entra di nuovo in gioco la dichiarazione dei redditi: con il 730/2026 è possibile ricalcolare l’imposta e recuperare quanto non riconosciuto durante l’anno.

Nel dettaglio, nel 2026 le detrazioni spettano:

  • per i figli a carico con età tra 21 e 30 anni (salvo disabilità, per cui non c’è limite);
  • per il coniuge a carico;
  • per gli ascendenti conviventi.

Gli importi variano in base al reddito e al familiare. Ad esempio, per un figlio a carico la detrazione teorica parte da 950 euro annui e si riduce all’aumentare del reddito: con 30.000 euro di reddito può valere circa 650 euro l’anno. Per il coniuge a carico, invece, l’importo massimo è pari a 800 euro, ma nella maggior parte dei casi si attesta intorno ai 690 euro annui per redditi fino a 40.000 euro, riducendosi poi progressivamente. Infine, per gli ascendenti conviventi resta una detrazione massima di 750 euro, anch’essa ridotta in base al reddito complessivo.

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