Trasparenza busta paga, cosa cambia dal 7 giugno

Patrizia Del Pidio

3 Giugno 2026 - 13:36

Trasparenza salariale 2026, entra in vigore il Dlgs di recepimento della Direttiva UE 2023/970. Ecco i nuovi obblighi, i divieti nei colloqui e le scadenze.

Trasparenza busta paga, cosa cambia dal 7 giugno

Il decreto legislativo numero 96 del 7 maggio 2026 sulla trasparenza retributiva contro il divario di genere entra in vigore il 7 giugno. Il Dlgs è composto da 17 articoli e si applicherà a tutti i lavoratori subordinati, sia a tempo pieno sia part-time, a tempo determinato e indeterminato. Esclusi dalle novità soltanto i lavoratori domestici e quelli intermittenti.

L’obiettivo del provvedimento è quello di garantire tra uomini e donne parità retributiva quando si svolge lo stesso lavoro e la stessa mansione e per farlo si utilizza la trasparenza salariale.

I criteri utilizzati per la determinazione della retribuzione di ogni dipendente dovranno essere accessibili così come dovranno essere trasparenti i livelli retributivi e gli scatti stipendiali che non dovranno dipendere dal genere del dipendente.

Cosa cambia dal 7 giugno per i dipendenti?

I dipendenti hanno il diritto di conoscere i livelli salariali medi di chi svolge le stesse mansioni o funzioni di pari valore. Potranno, quindi, richiedere per iscritto i parametri medi divisi per genere e le indicazioni dovranno essere fornite per iscritto entro due mesi. Inoltre, i lavoratori ogni anno dovranno essere informati dell’esistenza di questo diritto e delle istruzioni per poterlo esercitare.

Altre novità riguardano, poi, il processo di assunzione. In fase di selezione del personale, ai candidati non potrà essere chiesta la retribuzione percepita in precedenza. Con il decreto, inoltre, viene posto il divieto di inserire nei contratti delle apposite clausole che limitino la possibilità di rendere nota la propria retribuzione.

Direttiva Ue trasparenza salariale

il giro di vite contro il gender pay gap recepisce quanto previsto dalla direttiva UE 970 del 2023. Con essa si vuole superare la diversa retribuzione riconosciuta a uomini e donne per raggiungere la parità salariale per lo stesso lavoro. Il testo della direttiva è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 maggio 2023 e gli Stati membri avevano tempo fino a giugno 2026 per applicare quanto previsto nella normativa nazionale.

Anche se da molti queste novità sono state interpretate come la fine del segreto sulle retribuzioni tra colleghi, sia la direttiva sia il decreto legislativo contengono molto altro. E tra l’altro non consentono di conoscere esattamente la retribuzione degli altri dipendenti, ma dei dati aggregati (medie aziendali).

Nel 2020 la differenza retributiva tra uomini e donne era del 13% all’interno dell’Unione europea. Le donne guadagnano circa il 13% in meno rispetto a colleghi uomini che svolgono lo stesso lavoro all’interno della stessa azienda. Se nell’immediato la cosa comporta stipendi più bassi, nel lungo periodo i salari inferiori determinano anche pensioni meno elevate.

La direttiva prevede che in fase di assunzione al futuro lavoratore venga comunicato il livello retributivo iniziale e quello che spetterà in futuro, senza informarsi sulle retribuzioni precedentemente percepite. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori come sono state definite le retribuzioni e gli avanzamenti di carriera.

Per recepire le novità gli Stati membri hanno avuto 3 anni, ora le aziende avranno scadenze differenziate, in base al numero di dipendenti, per adeguarsi all’obbligo di raccogliere e comunicare i dati e nello specifico:

  • entro il 7 giugno 2027 e successivamente ogni anno le imprese con almeno 250 dipendenti;
  • entro il 7 giugno 2027 e successivamente ogni tre anni le imprese con dipendenti tra 150 e 249;
  • entro il 7 giugno 2031 e successivamente ogni tre anni le imprese con dipendenti tra 100 e 149;
  • nessun obbligo di reporting per le imprese con meno di 100 dipendenti.

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