BTP, Bund e bond euro, cosa fare. Occhio al rischio di un attacco short contro questi Titoli di Stato

Laura Naka Antonelli

27/05/2026

Come muoversi sul mercato dei bond dell’area euro in attesa di un rialzo dei tassi da parte della BCE che viene dato ormai per certo? Analisi su BTP, Bund & Co.

BTP, Bund e bond euro, cosa fare. Occhio al rischio di un attacco short contro questi Titoli di Stato

A pochi giorni da un rialzo dei tassi dell’area euro da parte della BCE dato ormai per certo, gli analisti e gli investitori continuano a seguire con attenzione i movimenti dei Titoli di Stato del blocco. L’alta tensione sui BTP dei giorni precedenti sembra essersi smorzata.

A dispetto della stretta imminente sui tassi di interesse, i rendimenti decennali dei BTP italiani, che nel mese di marzo, erano volati a un livello ben superiore alla soglia pericolo, sono tornati di fatto a scendere, fino al 3,67% di oggi (-16 punti base nell’ultimo mese, anche se +15 pb nell’ultimo anno).

Passo indietro anche per i rendimenti dei Bund a 10 anni, che avevano sfondato la soglia del 3,10%, e che ora viaggiano al 2,95% (-7 pb in un mese a fronte di un balzo pari a +43 pb in un anno). Dietrofront perfino per i Gilt, ovvero per i bond UK, che hanno bucato la soglia del 5%, scendendo fino al 4,82% (-15 pb in un mese, +16 pb in un anno). Ma si può parlare davvero di fine del bagno di sangue che ha travolto il mercato del reddito fisso? Cosa dicono gli analisti in attesa dell’imminente mossa sui tassi della BCE?

Candriam, view costruttiva sui Bund. Più selettivi verso BTP e non esclusa posizione short su OAT francesi

In evidenza il commento “ Costruttivi sui Bund a 10 anni, più selettivi su Spagna, Francia e Italia ” stilato da Nicolas Jullien, responsabile globale della divisione di reddito fisso di Candriam.

Jilien ha scritto che, in generale, “nell’universo obbligazionario europeo, manteniamo una view moderatamente positiva sulla duration in euro attraverso il segmento a 10 anni”, aggiungendo che “il quadro resta leggermente favorevole, con il fair value, il sentiment, i flussi e i fattori tecnici che puntano tutti nella stessa direzione, anche se nessuno di essi giustifica una posizione aggressiva ”.

View positiva per i Bund, in ogni caso, con l’esperto che ha fatto notare che, dalla metà di marzo “il rendimento dei Bund si è mosso in un ampio intervallo compreso tra il 2,90% e il 3,10% ”, aggiungendo che “l’estremità superiore di tale range continua a offrire un valore più elevato rispetto al rischio di spread nei mercati periferici”.

Guardando all’intero mercato dei bond sovrani dell’area euro, l’approccio rimane in ogni caso selettivo.

Così infatti Jilien, che ha avvertito tra l’altro di non escludere la possibilità di una nuova posizione short contro il debito francese, dunque contro gli OAT, rendendo noto che, se la view sui BTP e i Bund è neutrale, i bond sovrani emessi dal Belgio sono invece sottopesati:

Siamo neutrali su Spagna e Italia, abbiamo una posizione di sottopeso sul Belgio mentre pur essendo neutrali sulla Francia continuiamo a monitorarla da vicino per una potenziale nuova posizione short, eventualmente rispetto all’Italia o alla Germania”.

Detto questo, ha continuato l’esperto di Candriam, “ai livelli attuali, preferiamo un’esposizione sulla duration del Bund piuttosto che sullo spread BTP-Bund” mentre, “tra i mercati più piccoli dell’Eurozona, manteniamo una visione positiva su Slovacchia e Slovenia, favorite dagli effetti dell’inclusione negli indici, e sulla Bulgaria in quanto nuovo membro dell’Eurozona”.

Bond euro ostaggio dei prezzi del petrolio e dell’inflazione

Nicolas Jullien ha ricordato che, in questa fase, il fattore che condizionerà in modo più determinante il trend dei bond sovrani dell’Eurozona sarà il prezzo del petrolio, in una situazione in cui lo shock energetico “ha eclissato il tradizionale riflesso ’fly to quality’ determinando una maggiore correlazione della duration ai mercati azionari rispetto a quanto ci si aspetterebbe normalmente in presenza di uno shock geopolitico”.

Di fatto, stavolta gli investitori non si sono rifugiati nei bond. Anzi, il rialzo dei prezzi energetici e dunque delle aspettative su un aumento dell’inflazione e di conseguenza sui rialzi dei tassi da parte delle banche centrali hanno finito per penalizzarli.

L’inflazione rende “più vulnerabile il tratto a breve termine della curva”, ”, ha poi avvertito Jullien, aggiungendo che “i rialzi dei tassi considerati ormai inevitabili”, almeno nel caso della BCE, dovrebberro “offrire un fattore di supporto alle obbligazioni a scadenza più lunga ”.

Un consiglio su come muoversi nel mercato dei Titoli di Stato dell’area euro è arrivato anche da Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, che, nel menzionare “il rischio che la BCE sia costretta a effettuare più rialzi di quanto scontato dal mercato”, ha definito invece “ prematuro assumere una visione costruttiva sulla duration ”.

La raccomandazione di Valle “è quindi di mantenere una posizione neutrale sui Bund ”, a causa dei “rischi legati all’inflazione, all’aumento dei deficit e alle maggiori emissioni di debito, pur riconoscendo che livelli di rendimento sopra al 3% potrebbero rappresentare una soglia da monitorare per valutare un’esposizione più costruttiva”.

Per quanto riguarda i BTP, il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali Asset Management si è mostrato cauto, segnalando che, anche se “gli spread italiani restano relativamente compressi, l’Italia – come Francia e Germania – non è immune a pressioni fiscali crescenti legate ai sussidi energetici e al rallentamento della crescita economica”.

In generale, nessun rischio significativo viene individuato per quanto riguarda il trend dello spread dei BTP, “che potrebbe continuare a muoversi nel range osservato nelle ultime settimane”.

Tuttavia, Valle non esclude il pericolo che “un rallentamento macroeconomico possa penalizzare i Titoli italiani ”.

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