Perché potrebbero essere i bond a far scoppiare la bolla AI

Laura Naka Antonelli

19 Agosto 2026 - 16:01

Cosa c’entrano i bond, nello specifico i rendimenti, con il rischio di una esplosione della bolla AI. A parlare è anche la storia.

Perché potrebbero essere i bond a far scoppiare la bolla AI

E se far scoppiare la bolla AI di cui tutti parlano, in primis Mr. Big Short Michael Burry, così come anche gli economisti della BCE, fossero i bond sovrani?

L’interrogativo fa seguito alle forti vendite che, nella giornata di ieri, martedì 18 agosto 2026, hanno mandato al tappeto diversi Titoli di Stato, scatenando di conseguenza un’impennata significativa dei rendimenti. Quelli dei BTP a 10 anni sono tornati a superare la soglia del 4%, mentre gli yield degli OAT e dei Bund hanno toccato i massimi rispettivamente dal 2008 e dal 2011. Osservati speciali, ancora di più a Wall Street, i rendimenti dei Treasury a 30 anni, che sono schizzati al massimo degli ultimi 19 anni, superando il 5,33%.

Perché una fiammata dei rendimenti dei bond potrebbe fare scoppiare la bolla AI

Ma cosa c’entra la possibilità che i rendimenti dei bond si infiammino con la presunta bolla AI?

Secondo alcuni analisti, c’entra eccome, visto che sono molte le aziende attive nel mercato dell’intelligenza artificiale che si sono indebitate, e che lo stanno facendo tuttora, per finanziare le spese per gli investimenti che hanno sostenuto e che stanno sostenendo per costruire data center, o per acquistare l’hardware necessario ad alimentare l’AI.

Tutto, a fronte di azioni che sono salite in modo vertiginoso sulla scia delle promesse delle stesse società di generare utili, in futuro, molto elevati.

Ma quei miliardi di dollari che sono stati spesi per scommettere sull’intelligenza artificiale, è la domanda che già circola a Wall Street e nei mercati di tutto il mondo, pagheranno davvero un giorno, consentendo alle aziende di riportare profitti almeno proporzionati a costi impiegati?

Se a questo dubbio si aggiunge il fatto che molte stesse Big Tech siano ricorse all’indebitamento per finanziare la loro grande scommessa, si comprende bene come l’aumento dei rendimenti rappresenti un pericolo per l’intero mercato AI.

Quando i tassi di interesse salgono, ricorda infatti l’articolo della CNBC che ha posto la questione, il valore degli utili futuri diminuisce.

“Rialzo rendimenti bond aumenta tasso sconto a cui viene valutata oggi la crescita futura”

Tassi più alti implicano infatti e inevitabilmente che il costo degli investimenti delle aziende sarà destinato a salire, visto che il costo di servizio del debito aumenterà.

Lo ha spiegato in modo chiaro alla CNBC Matthew Bartolini, responsabile globale degli strategist della divisione di ricerca di State Street Investment Management, sottolineando che “l’aumento dei rendimenti obbligazionari incrementa il tasso di sconto al quale oggi viene valutata la crescita futura”.

Se poi i tassi aumentassero “in modo significativo rimanendo elevati, potrebbero finire per penalizzare i titoli growth con una duration più lunga, le cui previsioni di forte crescita si concentrano prevalentemente su un orizzonte temporale più lontano”.

Tra l’altro, anche Bartolini ha rimarcato che, se nella prima fase dell’impennata degli investimenti in conto capitale nell’AI, i grandi hyperscaler e i giganti tecnologici hanno utilizzato il capitale già disponibile per finanziare i progetti, successivamente, gli stessi hanno fatto maggiore ricorso ai mercati del debito per raccogliere le risorse necessarie a finanziare l’espansione delle infrastrutture, mettendosi dunque in una posizione che li espone alle fluttuazioni dei rendimenti dei bond.

Non è un mistero infatti che, quando i rendimenti salgono, chi ha preso soldi in prestito rischia di ritrovarsi con costi di servizio del debito in aumento, a danno dei propri flussi di cassa.

I nomi delle società AI più a rischio con aumento dei rendimenti dei bond

Lo stesso pericolo è stato presentato da Gil Luria, responsabile della divisione di ricerca di tecnologia presso D.A. Davidson, che ha fatto anche i nomi di quelle pedine del domino più a rischio caduta.

A suo avviso, in generale tutte le aziende che stanno facendo affidamento sui debiti per finanziare le loro spese nell’AI sono a rischio, in un contesto di aumento dei costi di finanziamento.

Alcune di loro mostrano tuttavia caratteristiche che le rendono più vulnerabili al rialzo degli yield dei bond, mentre altre si trovano in una posizione di maggiore forza.

Luria ha fatto a tal proposito i nomi dei due giganti delle Magnifiche 7 Microsoft e Amazon, che potrebbero scampare alla minaccia dei rendimenti obbligazionari, grazie ai loro business molto diversificati a una storia di forti ritorni sugli investimenti effettuati.

Al contrario, società più periferiche nella filiera dell’AI, come CoreWeave o Oracle, che fanno maggiore affidamento sul debito, potrebbero finire sotto la lente degli investitori.

Per loro la questione è più esistenziale, perché non stanno ottenendo ritorni particolarmente elevati e il costo del debito è molto alto”, ha detto Luria. “Di conseguenza, ogni piccolo cambiamento nei tassi di interesse potrebbe avere un impatto sulla loro capacità e sui loro piani di costruire ulteriori data center”.

A parlare il trend del Nasdaq e di alcuni ETF, sotto pressione a causa del balzo degli yield

Non è certo una coincidenza il fatto che nella sessione di ieri, proprio la notizia del forte scatto dei rendimenti dei Treasury e di altri Titoli di Stato del mondo abbia scatenato pesanti smobilizzi sul Nasdaq Composite, l’indice che ha registrato la performance peggiore tra i tre principali di Wall Street.

Molto male soprattutto le azioni AI, come hanno dimostrato alcuni ETF, come il VanEck Semiconductor ETF (SMH), scivolato di oltre il 4% sulla scia dei sell che si sono abbattuti soprattutto sui titoli delle società produttrici di chip.

Ancora peggio il Roundhill Generative AI & Technology ETF (CHAT), capitolato del 5,7%.

L’analisi: tutte le 5 principali bolle dell’ultimo secolo sono state accompagnate dall’aumento dei rendimenti

A parlare del rischio che sia lo scatto dei rendimenti dei bond a scrivere la parola fine alla bolla AI è stata anche un’analisi condotta da Joe Kalish, chief macro strategist di Ned Davis Research, società i cui clienti si chiedono da un po’ se l’intelligenza artificiale sia una bolla e se, in caso affermativo, un aumento dei tassi possa finire per farla per esplodere.

L’analisi di Kalish ha confermato la grande paura, ricordando che tutte le cinque principali bolle speculative di mercato dell’ultimo secolo sono state accompagnate da rendimenti e tassi ufficiali che sono aumentati poco prima del loro picco e, dunque, della loro esplosione.

In un contesto in cui i trader sui futures sui fed funds stanno scommettendo su un rialzo dei tassi USA da parte della Fed per la prima volta dal 2023, lo strategist ha tuttavia fornito una rassicurazione: a suo avviso, anche se i costi di finanziamento dovessero aumentare, probabilmente il loro valore rimarrebbe inferiore ai livelli registrati durante la crisi finanziaria globale o alla bolla delle dot-com.

Per questo motivo, il rialzo dei tassi potrebbe non essere tale da spingere le società a ridurre significativamente la spesa: “Un aumento di 25 punti base probabilmente non sarà sufficiente a mandare fuori strada lo sforzo di finanziamento in corso”, ha detto Kalish.

Dal canto suo, Bartolini di State Street ha avvertito che le azioni delle società la cui crescita degli utili è attesa in un futuro lontano potrebbero comunque soffrire, in un contesto di rendimenti più elevati.

Detto questo, ha precisato, ciò non significa che l’intero trade sull’AI sia a rischio di crollo: “La domanda più importante è se la crescita degli utili riuscirà alla fine a giustificare l’enorme ondata di investimenti nell’AI”, ha detto ancora Bartolini, che ha poi così concluso:“Finché gli utili continueranno a crescere rapidamente, fondamentali solidi potranno compensare in parte i venti contrari derivanti da tassi più elevati”.

Il problema tuttavia è proprio questo: quali utili cresceranno, di quali società, al punto da far rientrare il timore di una bolla, e quali invece non riusciranno ad aumentare in modo sostenibile, anche a causa dell’eventuale problema dei tassi più alti.

In quest’ultimo caso, se scoppierà, la bolla sarà seguita da una sorta di selezione naturale, che farà rimanere sul campo le vere vincitrici della scommessa AI, mettendo fuori gioco altre aziende, il cui business evidentemente non era destinato ad andare avanti.